lunedì 24 luglio 2017

Recensione di "La vincerò mai una pecora?" di Francesca Gioacchini

La vincerò mai una pecora?
Francesca Gioacchini

Formato: Brossura
Genere: Romantico
Pagine: 219


Giudizio sintetico


"non importa il colore della pelle, basta che non sia musulmano [...] Non avrebbe mai potuto immaginare quello che sarebbe successo"

Siamo nel 2003 e Alice vive a Londra dove si divide tra lavoro e vita sociale.
Un’italiana, tra le tante, trasferitasi nella City londinese alla ricerca di un lavoro e di un futuro dignitoso.
Alice, divisa tra il lavoro e la vita sociale, incontra e si innamora di Kahil, ragazzo nato in Francia ma Algerino di origine con cui dovrà convivere tra la lontananza e la difficile accettazione di questa relazione da parte della famiglia, soprattutto di lui.
Un racconto scritto come un diario, dove Alice racconta e si racconta, dove le disavventure sono all'ordine del giorno insieme alla voglia di sopravvivere in un mondo multiculturale forse non ancora maturo.

Alice ci racconta le sue giornate, tra ritardi al lavoro, cene con amici e conoscenti londinesi e non, week-end in giro per l’Europa, viaggi romantici e reunion familiari tra Roma e Londra.
La storia con Kahil è il centro della vita movimentata di Alice che vive la relazione tra la diffidenza della famiglia di lui e la sua personalità tutta da scoprire.
Tra risate, cene, viaggi e situazioni imbarazzanti, una Bridget Jones nostrana, ci porterà alla scoperta di Londra e dei numerosi “emigrati” del belpaese e ci farà conoscere le diverse sfumature delle relazioni multiculturali.

Francesca Gioacchini ci presenta una storia attuale e nella quale è bello tuffarsi e apprezzarne le diverse sfumature.
Un punto di vista interessante narrato in prima persona da una ragazza italiana trasferitasi a Londra.
Proprio il suo racconto in prima persona è un’opportunità di contatto  e conoscenza di una condizione che accomuna molti connazionali emigrati per necessità più che per piacere, che hanno trovato una dimensione e una realtà moderna e variegata.
Alice ci aiuta ad apprezzarne molti risvolti, a confrontarli con la “mentalità” tipica della nostra nazione e, attraverso le sue disavventure, averne una panoramica esaustiva ma soprattutto divertente.
Completa questo ricco quadro di realtà sociale, il rapporto e l’accettazione di una relazione “diversa” per cultura e origine che darà pepe in una vita già speziata e condita.
Una lettura piacevole e divertente, consigliata a chi ama le storie in prima persona, i racconti e che vorrebbe confrontarsi e apprezzare i risvolti delle esperienze di italiani all’estero.
Bellissimi e apprezzati i ricordi legati a pezzi d’infanzia che ho rievocato piacevolmente, sono la ciliegina sulla torta e danno un valore aggiunto alla storia.
Qualche dialogo inserito nella narrazione della storia avrebbe arricchito e dato più sfumature alla storia, riempiendo quelle insaziabili curiosità legate soprattutto all’accettazione di Alice all’interno della famiglia di Kahil.
“La vincerò mai una pecora?” è un libro per curiosi, per giovani e per chi ha voglia di confrontarsi con stili di vita differenti e riflessioni culturali attuali e importanti.
Ultima nota...la copertina stupenda!!!




sabato 22 luglio 2017

Recensione di "A bocca chiusa non si vedono i pensieri" di Benjamin Ludwig

A bocca chiusa non si vedono i pensieri
Benjamin Ludwig

Formato: Brossura
Genere: Romantico
Pagine: 424
Editore: Harper Collins


Giudizio sintetico

Tendiamo a prestare ascolto a chi grida più forte, a chi pretende la nostra attenzione. Con tanto rumore, è facile dimenticare chi non è in grado di comunicare i propri bisogni. Alcuni, in particolare i bambini allontanati dalle loro famiglie e i bambini che sono entrati nel sistema, spesso non credono che a qualcuno possa importare dei loro bisogni. E come potrebbe essere altrimenti, in una società che hanno imparato a conoscere attraverso le loro esperienze?

Sono partita dai ringraziamenti dell'autore, una piccola parte di essi, perchè il "focus" che vorrei dare a questa recensione riguarda proprio chi, con impegno e sacrificio, riempie e colora le vite dei "bambini speciali".
Bambini adottati magari, come in questo caso, caratterizzati da una "diversità", da una condizione delicata che li accompagnerà tutta la vita e che li rende maggiormente bisognosi di attenzione e amore.
L'autore, come il papà di Ginny, ha adottato una bambina autistica e, proprio la sua storia è ispirazione per la scrittura di questo romanzo..

Ginny ha quattordici anni e vive con Maura e Brian, i suoi "genitori per sempre".
Strappata dalla pericolosità e inadeguatezza della sua mamma biologica, Ginny cerca di costruirsi una vita nuova circondata dall'amore dei suoi genitori adottivi.
Purtroppo il passato vive ancora nella sua testa e, la voglia di ricongiungersi con la mamma biologica e con la sua "bambolina", la porteranno a compiere gesti estremi e pericolosi.
Le difficoltà dei genitori adottivi, una gravidanza inaspettata e i "colpi di testa" di Ginny, l'impegno per riparare e la sensazione di inadeguatezza che fluttua nell'aria, non saranno d'aiuto in una situazione altamente precaria.

Questo romanzo è un racconto in prima persona di Ginny dove sentiamo e percepiamo i pensieri, le abitudini, e "tocchiamo" con mano le caratteristiche dell'autismo.
Impariamo a capire le difficoltà di relazionarsi, del contatto con le altre persone, la metodica, il ripetersi di tanti gesti quotidiani, la difficoltà delle novità e delle diversità.
Capiamo, o ci proviamo, le difficoltà e i gesti dei genitori, cercando di immaginare il nostro comportamento in situazioni simili.
Uno spaccato di quattro mesi della vita di Ginny dove, attraverso il suo racconto, viviamo questo intenso periodo e la "ricerca" di se stessa e del suo posto nel mondo.
Ginny è una quattordicenne che vive come tanti ragazzi della sua età, ama Michael Jackson, i film e il basket, ha degli amici e uno spirito ribelle, ma è anche una ragazza che convive con la sua metodica, i nove acini d'uva a colazione, i calzini che vanno sollevati, le mani che si sfregano quando si agita e molto altro.
Una ragazzina che chiude la bocca perchè così non si vedono i pensieri, perchè la verità è importante e le regole valgono più di ogni altra cosa.
Quattro mesi e venti giorni dove Ginny proverà a ritornare dalla sua "bambolina", dove un passato che nessuno dovrebbe affrontare, una madre violenta e assente e il pericolo che rappresenta il mondo esterno, non la fermeranno dalla ricerca di se stessa.
Questa ricerca la porterà ad affrontare diverse difficoltà interiori ed esteriori, scoprendo forse che il bene è ciò da cui, a volte, cerchiamo di scappare.

Un romanzo intenso, commovente, dove si convive con il punto di vista di Ginny e con le azioni  di chi la circonda.
Uno scritto illuminante per chi vuole confrontarsi con un argomento così delicato e attuale come l'autismo.
Una drammaticità che spiazza, pagine che non si riescono a lasciare perchè custodi di una storia talmente importante da non lasciare spazio a pause.
Temi affrontati delicati, autismo e adozione, con una bravura e una visione differente, ben costruita e utile alla comprensione di chi non è mai entrato in contatto con questi bambini speciali.

Si percepisce l'esperienza diretta dell'autore e il riflesso della sua vita nelle pagine che si leggono, lo si capisce dalla bravura di ricreare i dialoghi, le sensazioni, i sentimenti e le difficoltà di Ginny e dei suoi genitori.
Un libro che dovrebbe essere letto da chiunque perchè, quello dell'autismo, è un argomento sulla bocca di tanti ma conosciuto da pochi, dove l'approfondimento risiede nelle vite di chi convive con questa condizione quotidianamente.


Benjamin Ludwig 

Insegnante di letteratura inglese e di scrittura creare, vive con la famiglia nel New Hampshire.
Poco dopo il matrimonio lui e la moglie hanno adottato un'adolescente autustica.
A bocca chiusa non si vedono i pensieri, il suo primo romanzo, è in parte ispirato alle conversazioni con i genitori che ha incontrato portando la figli agli allenamenti di basket di Special Olympics.

giovedì 20 luglio 2017

Recensione "Come in un film" di Régis de Sa Moreira


Come in un film
Régis De Sa Moreira

Formato: Brossura
Genere: Romantico
Pagine: 274
Editore: NNEditore


Giudizio Sintetico



Come in un film...quante volte ci sembra di essere i protagonisti di un film?!
In amore come nelle disavventure, nei momenti felici come in quelli tristi.

Quando diciamo "dai dov'è la telecamera?"


Lei: Siamo arrivati sotto casa mia e l'ho baciato un'ultima volta sulla soglia, come nei film americani. 

Lui: Incomincia sempre così, fai come nei film.. poi ti scordi che era per fare come nei film, pensi di essere nella vita vera e finisci per vivere in un film americano


Quando si fa la conoscenza di Lui e Lei, sembra quasi di vederli, di fronte al lettore, pronti a raccontare la loro vita, o per lo meno la fetta più grande, quella che per quasi vent'anni li ha visti insieme (eccetto qualche separazione).
Raccontare la storia d'amore più importante, dall'incontro ai tira e molla, dalle difficoltà del lavoro alle più intime e sboccate avventure tra le lenzuola.
I tradimenti, gli anniversari, le colonne sonore e i litigi per le abitudini diverse.

Qualcosa di intimo che va oltre i "grandi capitoli", che riesce a dare importanza anche alle cose più piccole, riuscendo a dare tono alle vicende e all'insieme dei dettagli di queste due vite.


Lei: Sono sconvolta
Lui: Che succede?
Lei: Diciannove anni!
Lui: Cosa diciannove anni?
Lei: L'epilogo si svolge diciannove anni dopo
Lui: e allora?
Lei: E allora è uno schifo! Per migliaia di pagine cresco di anno in anno con tutta questa gente... giro una pagina e oplà, sono passati diciannove anni!
Lui: Le dico di calmarsi, che è solo un libro.
Lei Gli chiedo se anche sua madre è solo un libro.
Lui: Le rispondo magari
Lei: Gli dico che non può capire
Lui: Mi spiega che Harry stava per compiere diciott'anni alla fine del suo ultimo anno di scuola, vuol dire che ora ne ha trentasette, cioè che è molto più vecchio di lei
Lei: E anche di lui!
Lui: Torno in cucina
Lei: Ho voglia di piangere
Lui: Ho voglia di prenderla a sberle


Lui e Lei ci raccontano questo, in uno scambio di battute lungo 241 pagine, ironico, divertente, con personaggi anche improbabili che fanno capolino nel racconto a dare la propria opinione.
Di loro sappiamo pochissimo, sappiamo che sono Parigini, che lavoro fanno, ma piano piano la vita si costruisce attraverso i dettagli che ci regalano, come due amici che si raccontano senza veli e censure in una sera di vino e confidenze.
Non spaventatevi se ogni tanto arriva Matt Damon o Harry Potter, a volte solo la receptionist dell'ufficio postale.
Un libro scritto come una sceneggiatura ma che racconta fatti e pensieri dei due protagonisti, indefiniti, come i loro nomi.


Divertente, irriverente, sboccato e coinvolgente, il positivo è concentrato nell'inventiva dell'autore (si sente tutta la mascolinità in certi scambi), nella puntualità dei collegamenti e delle citazioni che si trovano anche a distanza di parecchie pagine.

Quello che, a volte, diventa fastidioso è la semplificazione estrema dell'amore.
Dopo un anno i due protagonisti diventano stanchi e si "lagnano" con la voglia di lasciarsi che perdura per troppo tempo, diventando non facile da gestire nella lettura.

La seconda parte da un senso a questa lentezza con il riprendere del ritmo e l'accelerazione violenta delle vite dei protagonisti che continuano a raccontarci avvenimenti, perversioni, estremi pensieri e i giochi del destino.

Chi decide di leggere questo libro deve essere pronto a sfidare la novità, la lettura dei pensieri più intimi.
Proprio dei pensieri più intimi, spesso si tocca la volgarità, con cui si deve convivere anche se stona con le evoluzioni (poche) romantiche e mielose, diciamo che è una lettura cruda, non adatta a chi ama l'amore nell'unica forma del romanticismo.

Una vita a nudo, che non fa sconti e in cui si attraversa la vita di due persone che si sono incontrate come in un film e che si sono amate, condividendo tutte le fasi e le difficoltà che la vita ci impone.
Una lettura non sempre facile ma scorrevole, situazioni facilmente giudicabili e non condivisibili, alcune parti davvero divertenti e geniali, i "cameo" di personaggi più o meno probabili che spezzano la routine e danno colore.

Un libro che, secondo me, va letto lentamente, gustato, assorbito, ripassato e confrontato anche con la nostra vita.
Leggendolo rimarrete a volte basiti, altre vi troverete a ridere, altre ancora sarete quasi arrabbiati, ma la conclusione sarà il collante perfetto che darà forma e senso a tutto ciò che avrete letto!


In memoria di mio padre, Carlos Alberto de Sà Moreira, che mi ha mostrato che la vita è un cinema.
E come in un film, l'autore chiude il libro con i titoli di coda, i personaggi incontrati, i film e la musica che hanno fatto da sfondo ai tanti avvenimenti, i luoghi e le citazioni.
E un sipario si abbassa, lasciando un sapore che non saprete identificare con certezza... .



RÉGIS DE SÁ MOREIRA

Régis de Sá Moreira è nato nel 1973 in Francia da padre brasiliano e madre francese. Oggi vive a Parigi. Vincitore del premio Le Livre Élu con il suo romanzo d’esordio, Pas de temps à perdre, è autore di sei romanzi, tradotti in diverse lingue e adattati per il cinema e per il teatro. In Italia sono usciti
Il libraio e Marito è moglie (Aìsara).




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martedì 18 luglio 2017

Recensione "La spia di Venezia. Un'indagine di William Shakespeare

La spia di Venezia
Un'indagine di William ShakespeareBenet Brandreth

Formato: Brossura
Genere: Romanzo Storico
Pagine: 470




Giudizio Sintetico


Scrivere un romanzo storico non è una cosa da poco, soprattutto se si decide che il protagonista del nostro scritto debba essere William Shakespeare... .
Potrebbe sembrare una scelta azzardata soprattutto perchè il genere di romanzo scritto da Benet Brandreth non è solo storico, ma anche thriller, un misterioso intreccio di intrighi che parte dall'Inghilterra e raggiunge le coste nostrane nella laguna più famosa del mondo, Venezia.
Potrebbe essere una scelta azzardata, ma non lo è, perchè l'autore non solo è bravo a creare l'atmosfera storica adatta, ma sfrutta un "vuoto" storico relativo a Shakespeare.
I famosi "anni perduti" del drammaturgo più famoso del mondo, vanno dal Febbraio del 1585, dove lo vediamo nella città natale alle prese con il battesimo dei figli, al 1592 dove lo ritroviamo al centro delle cronache teatrali Londinesi.
Dove è stato e cosa ha fatto William Shakespeare in  quegli anni?
Il romanzo è ambientato proprio nel 1585 e potrebbe essere una visione fantasiosa ma possibile di un'avventura pericolosa ma intrigante (ricordando che molte sue opere sono ambientate in Italia), una possibile deviazione di una vita conosciuta e apprezzata da tutti negli ultimi 500 anni... .

Siamo a Stratford upon Avon e William Shakespeare si distingue dai suoi concittadini non per brillanti capacità teatrali, ma per il carattere scaltro e vendicativo, passionale e talentuoso.
Proprio la passione per le donne e il talento nel corteggiarle, sebbene sia sposato e padre di tre figli a vent'anni, lo portano ad avere nemici nelle alte cariche della città e, per salvaguardare la serenità della famiglia, si trasferisce a Londra al seguito di una compagnia di attori in cerca di un punto d'inizio e svolta per la sua stessa vita.
Il carattere e il talento per la scrittura e la dialettica di William non passano inosservati, e la corona inglese, dove la regina Elisabetta difende la corrente protestante dalle minacce di Spagna e Papato, lo ingaggia al seguito dell'ambasciatore inglese diretto a Venezia per provare a stringere nuove alleanze preziose e sfuggire a disastri commerciali.

La nostra Inghilterra è il risultato della storia di molti uomini. Di molti re. Ognuno di essi ha creduto di avere diritto a governare. Lancaster e York in conflitto per il proprio turno a indossare la corona. Ognuno ha scoperto, quando quel turno è arrivato, che le corone rendono scomodo ogni cuscino. Poco e disturbato è il riposo del re. E intanto gli uomini soffrono e muoiono per le loro ambizioni. Perchè? Cosa importa loro? Cosa importa a tutte queste persone chi sarà re? Conosci la storia dell'Inghilterra, mastro Shakespeare? 

L'inghilterra a quel tempo era circondata da pericoli e nemici come Filippo di Spagna, cattolico e alleato del Papa, pronto a tutto per difendere il cattolicesimo dai protestanti d'oltremanica.
Il Papa temeva invece il rafforzarsi di questo nuovo "ramo"cristiano e la priorità trovava domicilio nella stretta di nuove alleanze e nell'eliminazione degli ostacoli e delle alleanze pericolose come quella tra Inghilterra e Venezia.
Venezia, città meravigliosa e culla di civiltà e religioni diverse, ricca e regina dii commerci, poteva tessere la ragnatela economica e fungere da peso decisivo nello scacchiere politico Europeo.

Proprio come in uno scacchiere, la vicenda e il viaggio che l'ambasciata inglese intraprende diretto a Venezia si trasforma in un'oscura lotta alla sopravvivenza dove, con pericoli e astuzia, William deve sopravvivere e far sopravvivere l'onore del suo paese, custode di lettere destinate al doge.
Un pericolo in carne ed ossa segue William e il suo compagno nella vita veneziana, pronto ad attaccare e ad eliminare l'ostacolo.
Ma la famosa furbizia, lo spirito di avventura e l'arguzia che caratterizzano William Shakespeare, renderanno questa caccia all'uomo una lotta ad armi pari dove, attraverso poesia, meraviglie culturali e feste di palazzo, i colpi inferti saranno sleali e dolorosi ma dove amore e coraggio sapranno dare giustizia ad una "caccia" dura e spietata.
Ambasciate, ricchi nobili veneziani, pittori passati alla storia, cortigiane oneste, come l'incantevole Isabella, e travestimenti saranno i dettagli di una storia intrigante, carica di avvenimenti e affascinanti panorami da ammirare attraverso fine scrittura e divertenti dialoghi.

Ascolta quello che dici. Siamo qui, in una strana città. lontani da casa e dagli amici. Nemici tutti intorno, nascosti. La nostra stessa identità una menzogna, e se scoperti rischiamo la morte. La ragione ci dice di fuggire. Eppure tu, tu... tu resti. Giri per le strade, fra i canali, scrivi sonetti per strane bellezze. Come se non camminassimo sul filo del rasoio. Non essere tanto sicuro che non si tratti di un incantesimo, di una magia, di una stregoneria. Non essere tanto sicuro che non ci sia di mezzo una Circe.

Che Benet Brandreth sia un esperto di Shakespeare si percepisce dalla prima delle 470 pagine di questo romanzo.
La cura e i dettagli storici sono perfetti e magnifici tanto quanto i dialoghi e la scrittura dove armonia, inventiva e sinfonia nell'ordine delle parole, si fondono alla trama storica e al mistero protagonista del romanzo.
La prima parte del libro, ambientata in Inghilterra, sebbene non sia sempre scorrevole e di facile assorbimento, è utile al fine di capire e apprezzare la vita di quel momento storico e la tensione che regnava in Europa.
Utile anche alla comprensione del carattere di William, della sua dichiarazione vitale all'amore, della sua furbizia e del suo tratto marcato nei confronti dell'intelletto e della parola, la prima parte del romanzo è uno spaccato autentico della vita inglese del 1585.
Gli spettacoli cittadini, le carovane di attori, gli amori proibiti, il potere della nobiltà, tutto è fondamentale e prezioso per la comprensione di ciò che viene nella seconda parte e che è l'inizio della corsa contro i sotterfugi del papato e delle sue spie.

Arrivato in Italia, il ritmo cambia, il lettore viene coinvolto nella ricerca della verità, nella fuga dai pericoli e nella storia che viene orchestrata e gestita da William come in futuro farà da drammaturgo e scrittore.
Venezia affascina e si presta perfettamente all'evoluzione del romanzo, all'unirsi di spie e sgherri, ai dialoghi fitti in chiese artisticamente meravigliose e alla nobiltà mascherata che è specchio di intrighi e macchinazioni.

Un romanzo scritto in maniera perfetta, dialoghi che stregano e una storia che coinvolge e insegna, con i dettagli che vanno dalla vita quotidiana alla cucina veneta.
Una lettura scorrevole ma non semplice, resa fluida dalla divisione in capitoli brevi e aperta da interludi su ciò che il lettore leggerà a breve.
Una traduzione, a opera di Barbara Cattaneo, che riesce a riportare perfettamente l'andamento teatrale e romanzato della storia, unendo avvenimenti al cardiopalma, mistero e strategia degni degli 007 moderni.

Benet Brandreth


È un esperto di Shakespeare e del suo linguaggio. Lavora per la Royal Shakespeare Company e la Donmar Warehouse, scrive e interpreta storie per la radio. Il suo spettacolo teatrale The Brandreth Papers ha riscosso un grande successo di pubblico. Istruttore di arti marziali filippine, vive a Londra con la moglie e due figli e fa del suo meglio per apparire un uomo del Rinascimento. Il suo sito internet è www.benetbrandreth.com



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mercoledì 12 luglio 2017

Recensione de "Le donne del Castello" di Jessica Shattuck

Le donne del castello
Jessica Shattuck

Formato: Brossura
Genere: Romanzo Storico
Pagine: 477
Editore: Harper Collins



Giudizio Sintetico

La comandante delle mogli e dei bambini, l'aveva definita Connie. Allora si era sentita sminuita da quelle parole, che la escludevano dalla cospirazione seria. Ma nel corso degli anni successivi era giunta a interpretarle diversamente: lei era l'ultimo uomo rimasto in piedi, l'agente in incognito a cui erano state affidate le chiavi.
 I romanzi storici sono sempre piacevoli compagnie per conoscere e rievocare avvenimenti anche poco piacevoli, pezzi del puzzle di quel passato che è utile e fondamentale non dimenticare.
In genere la panoramica su ciò che è stato, ci viene data dai vincitori, da uomini valorosi che hanno affrontato indiscusse brutalità per poi rievocarle come monito per le nuove generazioni.
La prima particolarità di questo romanzo è proprio nella diversità del protagonista; non un uomo, non un vincitore, ma una donna, Marianne, tedesca e quindi parte di quei milioni di abitanti della Germani che a guerra finita, nel 1945, hanno dovuto fare i conti con le atrocità nascoste di un regime che tutti, più o meno, hanno appoggiato.

Si poteva scorgere l'anima di una persona sul suo viso? Marianne e Albrecht ne avevano parlato spesso. , aveva sostenuto lei. Tu non hai capito che Hitler era malvagio dal primo istante che l'hai visto in foto? Albrecht non ne era sicuro, Se tanto era ovvio, osservava, come ha fatto a ingannare il resto della Germania?

La storia inizia nel 1945, la guerra è finita e Marianne è vedova con tre figli, due femmine e un maschio e deve portare a termine una missione: trovare le vedove degli eroi che, con suo marito Albrecht, hanno organizzato e fallito un attentato ai danni di Hitler nel Luglio 1944.
Le mogli di traditori non hanno avuto trattamenti dignitosi e Marianne fatica a trovare le consorti di chi ha provato a liberare il paese dal terrore e dalle atrocità del nazismo.
La protagonista troverà solamente Benita, a cui porterà il figlio scomparso, moglie dell'amico d'infanzia Connie e ideatore del piano, e Ania e i suoi due figli, moglie di un altro eroe della resistenza di cui sa poco e niente.
Le donne andranno a vivere nel castello del marito di Marianne, Burg Lingenfeld, e qui dovranno convivere con la diversità dei loro caratteri, con i pensieri del passato, l'omertà del presente e i progetti e sogni futuri.
Marianne prigioniera del ricordo del marito, giudicatrice del presente a discapito di chi le è attorno, preoccupata che non sia data sufficiente memoria e importanza alle atrocità.
Benita vittima del dolore, della separazione dal figlio, delle violenze subite ma capace di innamorarsi e di non voler pensare al passato ma guardare al futuro con la speranza di ricominciare.
Ania, misteriosa ma operosa, riflessiva sul futuro dei figli , pedina importante ma custode di un segreto.
Una cittadina dove ogni abitante deve fare i conti con ciò che ha fatto finta di non vedere, sentire e che ora bussa alla porta chiedendo il conto.
Una vita che va avanti, come il tempo, che scorre ma che non cancella, la voglia di ricominciare e rialzarsi... .

Il direttore mosse di scatto la bacchetta verso l'alto e l'orchestra reagì. La musica - era la nona di Beethoven - investì i presenti con una raffica; violini, trombe, un'esplosione abbastanza forte da cacciare pensieri e preoccupazioni dalla mente. Ricordava la guerra: i rimbombi dei passi, lo sferragliare dei carri armati, il sibilo crepitante degli aeroplani sopra la testa, l'esplosione di una granata. Tutti erano seduti sull'attenti, si aggrappavano alle panche. Una musica più sommessa, più dolce che avrebbe potuto farli crollare. Sarebbero scoppiati a piangere e non si sarebbero fermati più [...] la musica aveva agitato i più duri sedimenti della loro memoria, li aveva sfregati contro strati di orrore e vergogna, e aveva offerto un raro conforto nella condivisione di rabbia, sofferenza e colpa.

Nel corso della narrazione, tra un futuro che si disegna e la drammaticità della rievocazione di spiacevoli avvenimenti, salti nel passato ci raccontano i dettagli delle storie di tre donne che prima vivranno sotto lo stesso tetto e poi si separeranno, provando a disegnare nuove rotte che però non le separeranno mai del tutto.
Le evoluzioni della vita delle protagoniste prenderanno pieghe e destini inaspettati e la storia non sarà, per una volta, scritta dai vincitori.
L'ultima parte del romanzo, ambientata nel 1991, sarà commovente e chiarificatrice.
Ci racconterà il lascito delle protagoniste, sulla loro vecchiaia e su ciò che è stato il progresso per loro come per i nostri nonni, coloro che hanno maturato una scorza inscalfibile perchè spettatori di inaudite crudeltà.

Un romanzo meraviglioso, un lavoro durato sette anni che l'autrice dona al lettore attraverso una visione nuova di un periodo così buio della storia.
Lucido, variegato, dove non è la simpatia della protagonista a incantare (a tratti là si odia perfino) ma la profondità e la drammaticità del racconto, la forza del presente, il potere del coraggio e la bellezza della voglia di riscatto.
Un romanzo storico illuminante per la cura, i dettagli e le diverse angolazioni da cui si "vive" la storia dei protagonisti e dell'umanità.
Un racconto di vissuto e di speranza, un punto di vista che ci consente di aprirci a riflessioni profonde e toccanti.

Nel retro di copertina troviamo un commento di Jamie Ford, autore de "Il gusto proibito dello zenzero" che ci dice "Che cosa avrei fatto io, se fossi stata nei panni delle protagoniste?"
E' questo che ci lascia l'autrice, una miriade di riflessioni a cui dovremmo dare risposta per capire o provare ad interpretare le difficoltà e i rimorsi con cui i tedeschi, o parte di loro, ha dovuto convivere per tutta la vita, dalla fine della guerra in poi... .

Un romanzo di donne, per donne e non, capace di toccare il punto più sensibile dell'animo e riportare esperienze ed essenze di un popolo che ha fatto male alla storia umana ma di cui bisogna conoscere un lato della medaglia poco considerato.


Autore: JESSICA SHATTUCK
 Americana, dopo la laurea a Harvard e l'MFA alla Columbia University ha scritto racconti e articoli per diversi quotidiani e riviste nazionali tra cui il New York Times, il Boston Globe, il Sun e il New Yorker. Attualmente vive a Brookline, Massachusetts, con il marito e i tre figli.
Il suo primo romanzo, I rischi della buona educazione, è stato pubblicato in Italia da Neri Pozza (2004)

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lunedì 10 luglio 2017

Recensione di "Buonasera (signorina)" di Davide Pappalardo

Buonasera (Signorina)
Davide Pappalardo

Formato: Brossura
Genere: Giallo
Pagine: 220
Editore: Eclissi Editrice


Giudizio Sintetico

Davide Pappalardo, attraverso “Buonasera (signorina)” ci regala uno straordinario tuffo nella Milano degli anni '70, epoca di grande fermento per la metropoli meneghina, anni che ancora non facevano trasparire il futuro che un decennio più tardi sarebbe sfociato nella “Milano da bere”.
E' un noir straordinario, in cui la storia è sapientemente arricchita dalla descrizione di personaggi, fatti, situazioni e atmosfere che avvolgono completamente il lettore e lo catapultano al tempo della narrazione.

Un linguaggio, in alcuni frangenti, contraddistinto da tratti marcati, racconta di una storia della mala milanese in cui un omicidio è il fatto principale  da cui si dipana il racconto fatto di storie poliziesche, intrighi amorosi, night club e traffici poco leciti, e di tanta tanta milanesità, raccontata tra le volute di fumo di sigari e sigarette lasciate bruciare nei posacenere a fianco di bicchieri di whisky, alcolico che gioca un ruolo non secondario nella storia.
Il racconto non manca di tratti violenti, scene dalle tinte forti, ma nel contempo fa trasparire molto dell'animo e dei travagli dei personaggi protagonisti della vicenda, dettaglio sicuramente non trascurabile e che mette in risalto l'abilità e la passione dell'autore per il “noir”.

La trama è intrigante, ma quello che colpisce di più il lettore, soprattutto per chi, come me, è nato in questa città, è la “milanesità” del racconto, i particolari, le descrizioni e le atmosfere: vi sono frangenti in cui non ci si deve stupire se la mente gioca lo scherzo di far udire lo sferragliare di un tram lungo corso Magenta, di quelli verdi di una volta – magari con la pubblicità dell'Alemagna - che corre lungo i binari resi umidi da una nebbia avvolgente.

E' un libro che si legge con grande piacere, che scorre bene ma che non solleva il lettore dal dover impiegare la necessaria concentrazione per non perdersi in vicende complesse e nei tanti personaggi che animano queste pagine fatte di indagini, drammi personali, cospirazioni, fallimenti e voglia di riscatto, il tutto sullo sfondo di vicende di Polizia, gangster di casa nostra con trascorsi in terra francese, famiglie di umili origini e un pizzico di sentimento che alleggerisce, sempre con sapienza, la carnalità di alcuni frangenti.

E' una storia che non manca di offrire un sapore amaro, come a voler finire di appagare i sensi di chi si accinge a perdersi in queste pagine.
Davide Pappalardo con “Buonasera (signorina)” consegna al lettore pagine di grande maturità, espressa cimentandosi con un genere decisamente non facile come è il “noir”, con un ritmo vivace al punto giusto, e con un mood milanese che non mi ha lasciato per nulla indifferente. 


Davide Pappalardo
L’autore è nato nel ’76. Da sempre è appassionato di storiacce di bulli, pupe, pistole e delitti. 
Nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Milano Pastis” (Nerocromo), e la raccolta di racconti “La Versione di Mitridate” (Zona Contemporanea). Eclissieditrice.com




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sabato 8 luglio 2017

Cosa c'è il lettura...?

Buongiorno!
Le vacanze si avvicinano, tra poco meno di una settimana io e Matteo ci separeremo per rivederci a Settembre.
Dobbiamo organizzare le letture, le fotografie per Instagram, le recensioni, spedizioni...tutto!
Ma iniziamo dalle cose "Semplici"...
In lettura abbiamo due libri molto diversi, come del resto siamo molto diversi noi...

Io (Chiara) sono alle prese con un romanzo storico pubblicato da Harper Collins, "Le donne del castello", una storia che rievoca dettagli passati che pesano ancora oggi ma raccontata da chi ne è uscito perdente, visto dal mondo come il demone da esorcizzare ma che, nella semplicità del popolo, ha pagato un prezzo davvero alto...
Ecco la sinossi:

Dopo il crollo del Terzo Reich e la disfatta della Germania nazista, Marianne von Lingenfels torna con i figli nell'antico castello che appartiene da sempre alla famiglia del marito, un'imponente fortezza su cui la guerra ha lasciato il segno.
Vedova di un membro della resistenza ucciso il 20 luglio del '44 durante il fallito attentato alla vita di Hitler, è decisa a mantenere la promessa che ha fatto agli altri cospiratori in tempi non sospetti: proteggere le loro mogli e i loro figli. Per prima cosa salva il piccolo Martin, figlio di un caro amico d'infanzia, dalla casa di rieducazione in cui è stato rinchiuso. Poi attraversa insieme a lui la patria devastata dal conflitto e raggiunge Berlino, dove la madre del bambino, la bellissima e ingenua Benita, è caduta nelle mani dei soldati dell'Armata Rossa. E infine rintraccia Ania e i suoi due figli in uno dei tanti campi allestiti per dare rifugio ai milioni di sfollati che hanno perso tutto.
Marianne è convinta che basteranno le circostanze e il dolore comune a tenere insieme quella strana famiglia improvvisata, ma ben presto scopre che il mondo di un tempo, in cui tutto era bianco o nero e le azioni erano ispirate da alti principi morali, ora è diventato un posto molto più complicato, pieno di segreti e oscure passioni. E che per poter affrontare il futuro lei e le altre donne del castello devono venire a patti con le scelte fatte prima, durante e dopo la guerra e affrontare ciascuna i propri demoni.
Scritto con grande potenza evocativa, il romanzo di Jessica Shattuck è un ritratto drammatico e ricco di sfumature che parla della guerra, delle sue ripercussioni sulla vita delle persone e di ciò che significa amare e perdonare dopo essere sopravvissuti a una tragedia di proporzioni inimmaginabili come la seconda guerra mondiale.
Matteo invece è alle prese con un libro decisamente diverso, la chiusura di un "viaggio" di cui vi abbiamo parlato su Instagram attraverso il primo volume di Bruce Chatwin "Viaggio in Patagonia". Ve ne parleremo molto presto, nel frattempo ecco la sinossi:
Melville usò l’aggettivo «patagonia» per indicare qualcosa di totalmente esotico, mostruoso e pericolosamente attraente. Un’attrazione che agì anche sul giovane Bruce Chatwin. Fin dall’età di tre anni la Patagonia gli apparve come la Terra delle meraviglie. Poi dall’esperienza nacque In Patagonia, il più bel libro di viaggi dei nostri anni. Qualche tempo dopo, un altro illustre scrittore di viaggi, Paul Theroux, pubblicava un affascinante libro su quella terra, The Old Patagonian Express. Infine, nel 1985, Chatwin e Theroux composero, in una storia di contrappunto a due voci, questo delizioso libretto, dove entrambi tornano sulle tracce della loro passione nonché delle voci e delle storie disparate che sono connesse a quella terra. Sia Chatwin sia Theroux appartengono a quella stirpe di viaggiatori che «un’associazione o un riferimento letterario possono entusiasmare quanto una pianta o un animale raro». Perciò il loro dialogo non può che essere personalissimo ed erudito, esposto all’esperienza bruta del viaggio ma anche pronto a captare ogni segnale che giunga dal passato per ricomporre ancora più screziata, l’immagine di quella terra dai tanti misteri, veri e fantasticati.

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