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mercoledì 27 settembre 2017

Recensione "Ci vediamo un giorno di questi" di Federica Bosco - Garzanti Libri

Ci vediamo un giorno di questi
Federica Bosco

Formato: Copertina rigida
Pagine: 310
Genere: Romanzo 
EditoreGarzanti Libri


Giudizio Sintetico


Non tutti hanno la fortuna di condividere la propria vita con un amico o un'amica che ha vissuto, insieme a noi, ogni evento dall'infanzia all'età adulta.
Non tutti possono crescere, maturare, innamorarsi, soffrire, gioire e confidarsi con la stessa persona da sempre.
Chi ha avuto questa opportunità però, non può perdersi troppo nella dolcezza dei ricordi, di quegli anni dai capelli vaporosi e musica nelle orecchie, orecchini a cerchio e trucco dai colori accesi.
Ad un certo punto la vita passa al livello successivo, le amicizie devono sopravvivere o soccombere, sono chiamate a tenere il passo con le problematiche e i doveri dei "grandi", devono saper essere solide e indistruttibili anche nella quotidianità e nelle problematiche dell'età adulta.

Il 18 Aprile 1987 Caterina e Ludovica segnano l'inizio ufficiale di un'amicizia che unisce due caratteri diversi, la prima forte e determinata, la seconda insicura e bisognosa di una guida, necessari al completamento di loro stesse, si prendono per mano e affrontano la vita e tutto ciò che ne deriva, la fine della scuola, il lavoro, le famiglie poco presenti e la maturità.
Proprio l'incapacità di Cate di maturare, le porterà a dividersi prima e ritrovarsi poi, a fare le "mamme", unite e cresciute, uno spartiacque necessario ad affrontare il primo gradino della scala dell'amicizia in età adulta.
Una scala, quella della vita, capace di allontanare, dividere, provare a smembrare quella che ormai è un'anima sola.
Tra Ludo e Cate si inseriranno nella storia variabili impreviste, amori morbosi e malati, tentativi di raggiri, difficoltà sul lavoro e uomini dimenticati.
Ludo, dal carattere fragile e insicuro sarà vittima e salvatrice, Cate diventerà protagonista della sfida più grande e la famiglia di Ludovica, prima con i silenzi e poi con i fatti, entrerà prepotentemente nella storia a sottolineare quando amicizia e famiglia siano necessari nelle sfide quotidiane.

"Ci vediamo un giorno di questi" è il primo romanzo di Federica Bosco che leggo, una storia che credevo lineare, capace di giostrare un ritmo mai crescente nella prima parte, in grado di pormi di fronte al dubbio di fermarmi per l'incapacità di sopportare un personaggio e le sue violenze.
Come il sole, che si fa spazio tra le nuvole dopo un temporale, Federica Bosco è stata capace di stravolgere la storia donandole un ritmo veloce e sostenuto, inserendo "carichi da 90" nella narrazione, capaci in altri casi di rendere banale e troppo forzata una storia che, in questo caso, è semplicemente perfetta.
Si alternano gioie e dolori, rabbia e pace, serenità e frustrazione, alti e bassi che continuano ad alternarsi come onde di quel mare, che fa da sfondo a tutta la storia, ambientata in Liguria.
Una narrazione veloce e spigliata, una storia raccontata come in un diario da Ludovica dove i dialoghi sono freschi e concreti, adatti a tutte le sfumature che la storia acquisisce.
I temi affrontati sono tanti e dai molteplici gradi di difficoltà ma, in ognuno di essi, l'autrice inserisce luci e ombre e si alternano, per il lettore, pagine di risate e di lacrime in una danza coinvolgente e sconvolgente.
Un libro completo, piacevole, profondo e complesso capace di far riflettere sulla famiglia e sulle amicizie, sul valore della sincerità e della determinazione che, in un'amicizia vera, non può e non deve andare a pari passo con l'egoismo ma con la completa "fusione" delle anime.

.... e se vi dicessi che ci vedrei bene un film?

FEDERICA
BOSCO





Federica Bosco, scrittrice e sceneggiatrice, ha al suo attivo una ricca produzione di romanzi e vari manuali di self-help. È stata finalista al premio Bancarella 2012 e il suo romanzo Pazze di me è diventato un film diretto da Fausto Brizzi.


Letto e recensito da




giovedì 20 ottobre 2016

Recensione "Colazione da Tiffany" di Truman Capote


Colazione da Tiffany
Truman Capote

Formato: Brossura
Editore: Garzanti           

Pagine: 128

Giudizio sintetico:


Holly Golightly, attrice mancata, è un personaggio poetico dalla personalità variegata e complessa.
La sua vita è una ricerca infinita di “un posto nel mondo” tra frequentazioni discutibili, “paturnie” raffinate, mondanità ed eccessi che marcano l’apparente superficialità.
L’incontro con il vicino di casa saprà mettere in luce la vera Holly in un lungo ricordo vissuto con nostalgia.


Recensione:
Chi non ha visto il film “Colazione da Tiffany” e non si è innamorato degli occhioni azzurri di George Peppard e di Audrey Hepburn, del suo tubino nero di Givenchy, della collana di perle multifili e del suo stile newyorkese?
Eppure, per Truman Capote (e per chi ha letto prima il libro e poi visto il film), la scontata trasposizione di Holly dal libro al cinema poteva ricadere solo su Marilyn Monroe. 
Così non è stato, e il resto è leggenda.
Ma oltre a questa “piccola” differenza, l’intera narrazione diverge per molte cose dalla versione cinematografica, tanto che si può tranquillamente parlare di una storia a sé, di due personaggi simili, di luoghi e intrecci somiglianti ma opposti nella corteccia più profonda.
Da una parte, il misterioso narratore senza nome che in un lungo flashback rivive, grazie ad una fotografia, l’incontro, le avventure vissute e il rapporto controverso con la bella ma discutibile Holly Golightly. 
Dall’altra, Holly che vive in un mondo a se stante, un’ ”Alice nel paese delle Meraviglie” che, senza bianconiglio ma con solo un gatto randagio senza nome, vive ogni giorno saltando tra uomini facoltosi, feste  mondane e ricerca senza fine e limiti di lusso e piacere.
Grazie al misterioso narratore senza nome, la vera Holly viene a galla con tutte le insicurezze, i dolori passati e una vita alle spalle da cui è fuggita.
Holly è alla ricerca del suo posto nel mondo e di quella sensazione di serenità che sfiora ma della quale non riesce ad appropriarsi se non davanti alla gioielleria Tiffany sulla 5th Avenue con una bevanda calda e una brioche.
Grazie a questo amore intenso riuscirà Holly a distogliere l’attenzione dall’egoismo, dalla superficialità che le sono costate troppo nella vita?
…Se avete visto il film non pensate certo di avere la risposta in tasca…
Un libro che mi ha stupito per la diversità netta dal film, ma che si rivela estremamente semplice, piacevole e compagno perfetto per un pomeriggio sognante e malinconico.

L'autore!

Truman Capote

Scrittore statunitense. È una delle voci più originali della letteratura americana del Novecento. 
Dopo il felice esordio con il romanzo Altre voci, altre stanze (1948), furono pubblicati L’arpa d’erba (1951) e Si sentono le muse (1956). 
I due romanzi più famosi sono Colazione da Tiffany (1958) e A sangue freddo (1966), considerato il suo capolavoro e Capote lo definì non-fiction novel, cioè romanzo-verità. Da ciascuno di questi due romanzi sono stati tratti dei film; quello di maggiore successo èColazione da Tiffany (1961) di Blake Edwards, con Audrey Hepburn. 
L’ultimo romanzo, rimasto incompiuto, è Preghiere esaudite che avrebbe dovuto essere un affresco del mondo scintillante e glamour dell’alta società statunitense. I primi capitoli furono pubblicati sulla rivista “Esquire” nel 1975, ma furono accolti molto freddamente. Capote non si riprese dalla stroncatura ed entrò in una spirale di droga e alcol che lo condusse alla morte. 
Oltre che nella narrativa, Capote si cimentò anche nel saggio (Musica per camaleonti, 1980) e nella sceneggiatura cinematografica (Il tesoro dell'Africa, 1954, diretto da John Huston).
Fonte Ibs.it




E, a un tratto, accadde. Mentre guardavo i colori sfumati dei capelli di Holly balenare nella luce rosso-gialla delle foglie, l’amai abbastanza da dimenticare me stesso, le mie disperazioni egoistiche e da essere contento perché stava per succedere qualcosa che lei pensava felice.”