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lunedì 28 novembre 2016

Recensione "Il segno della Croce" di Glenn Cooper


Il segno della croce
Glenn Cooper

Editore: Editrice Nord
Genere: Romanzo storico
  
Formato: 
Brossura Pagine: 406
Giudizio sintetico







Intorno a loro, si apre l’infinito deserto di ghiaccio e vento dell’Antartide. Dopo ore di faticoso cammino, il gruppo di uomini raggiunge il punto segnato sulla mappa. E lo individuano: l’ingresso di una caverna scavata decenni prima da chi li ha preceduti in quel continente disabitato. Quando entrano, in religioso silenzio, si trovano davanti un museo ideato per conservare reperti che il mondo crede perduti per sempre. Ma quegli uomini sono arrivati lì per due oggetti soltanto. E adesso li stringono tra le mani. Ne manca ancora uno, poi l’alba di una nuova era sorgerà sul mondo. 

In un piccolo paese dell’Abruzzo, un giovane sacerdote si alza dal letto. Il dolore è lancinante. La fasciatura intorno ai polsi è intrisa di sangue. Con cautela, il prete scioglie le bende. Le sue suppliche non sono state esaudite, le piaghe sono ancora aperte. Il sacerdote chiude gli occhi e inizia a pregare. Prega che gli sia risparmiata quella sofferenza. Che gli sia data la forza di superare quella prova. E che nessuno venga mai a conoscenza del suo segreto.

Una ricerca iniziata quasi 2000 anni fa e giunta solo oggi a compimento. Un’ossessione sopravvissuta alla guerra che segnerà il destino di tutti noi. Una storia la cui parola «fine» sarà scritta col sangue…

Questo romanzo è un invito. Un invito a vivere un’avventura appassionante, ricca di mistero e svolte inaspettate. Ma anche un invito a esplorare l’indistinta linea di confine che separa Storia, religione e scienza, un territorio ambiguo e affascinante che Glenn Cooper ci ha fatto conoscere – e amare – fin dai tempi del suo fortunatissimo esordio narrativo, La Biblioteca dei Morti.


Recensione:
Era il 2011, avevo 23 anni e dovevo trovare un libro che mi facesse compagnia nel mio primo, eccitante viaggio oltre oceano, negli Stati Uniti.
Una mattinata passata a cercare in numerose librerie senza esiti e poi, eccolo là, "La biblioteca dei morti" di Glenn Cooper.
Non ero una lettrice da 6 libri al mese come ora, e forse proprio quel libro ha fatto la differenza e mi ha portata a leggere di più, soprattutto dopo aver scoperto che la mia migliore amica aveva trovato in quel libro lo stesso filo geniale di storia e salti temporali.
Da allora, Glenn Cooper non ha solo una sua sezione nella mia libreria, ma ha anche il privilegio di essere l'unico autore per cui ordino i libri ancora prima dell'uscita!
E' vero che, facendo il botto con il primo romanzo scritto, gli altri sono sempre stati una corsa all'apice raggiunto dalla "biblioteca dei morti", ma a me Glenn Cooper piace, e quindi, anche quesra volta, ho preso e divorato il libro in ben tre giorni!

Un dettaglio non trascurabile è che sono un amante della storia del '900, quindi unire Glenn Cooper ad un qualcosa che richiama un periodo storico che mi stuzzica da sempre, è stato per me un richiamo troppo forte da trascurare e quindi la curiosità era più alta e forte del solito.

La storia si apre in Palestina nel 327 d.c. durante la ricerca di alcune reliquie legate alla crocifissione di Cristo, commissionate e seguite dalla mamma di Costantino il Grande, Flavia Giulia Elena Augusta.
Nel classico stile di Glenn Cooper, si torna poi al presente con il giovane prete, Giovanni Berardino che, in Abruzzo, deve fare i conti con un'improvvisa celebrità e la devozione nazionale dovuta alla comparsa delle stigmate sui palmi delle mani.

Cal Donovan, professore di Cambridge, viene convocato dal Vaticano, per svolgere un indagine sul prete stigmatizzato, vista la sua "giusta prospettiva" storica e teologica.
Cal parte per l'Italia e inizia la sua indagine che lo porta a vivere in prima persona situazioni surreali, incontrare personaggi enigmatici e cercare una verità che metterà a rischio la sua stessa persona.
Infatti, una misteriosa organizzazione che ha avuto origine agli albori del nazismo, sta cercando le famose reliquie di Cristo, una ricerca iniziata nel 1973 in Antartide e non ancora conclusa.
Questa ricerca si intreccerà con la storia e l'improvvisa comparsa delle stigmate a Don Giovanni Berardino in un viaggio a Dubrovnik, in Croazia, e Cal Donovan, da professore si troverà ad affrontare personaggi malvagi con progetti spaventosi legati ad un passato che non può tornare ad essere presente.

Questo nuovo romanzo di Glenn Cooper non ha assolutamente deluso le mie aspettative.
E' coinvolgente e la storia riesce ad intrigare e sorprendere al pari di tante avventure di agenti segreti coinvolti in qualche missione internazionale.
Cooper è uno Scrittore, perchè riesce ad unire personaggi immaginari con personaggi storici perfettamente caratterizzati, Himmler, per esempio sembra proprio di vederlo con i suoi occhialetti e lo sguardo terrificante dietro la sua scrivania ad impartire ordini.
I flashback, classico dello stile di Cooper, sono sempre creati in modo magistrale e colmi di dettagli che permettono di vivere l'epoca senza difficoltà, e che uniscono i personaggi e le vicende con un filo conduttore che non è mai sporcato da minimi errori.
Come sempre, Glenn ci regala un romanzo che parte lentamente e che caratterizza molto i luoghi e i personaggi, si svolge con colpi di scena mai banali, finendo in pagine adrenaliniche che si leggono a fiume e si gustano fino in fondo.
Tutte le tessere del puzzle alla fine del romanzo prendono posto, i salti nel tempo uniscono presente e passato completando un quadro che non ha sfumature che stonino con il resto dei colori che Cooper dà all'intera storia.

Se dovessi trovare un piccolo difetto a questo romanzo è che all'inizio, sembra di avere a che fare con un personaggio già visto...il professore esperto che viene chiamato dal Vaticano per un problemino, e da professore si trasforma in eroe coraggioso e con in mano il destino di molte persone....avete pensato a qualcosa in particolare??

Superato questo piccolo dettaglio, il romanzo è davvero avvolgente, veloce e intrigante, con personaggi reali o frutto di fantasia che si uniscono perfettamente a luoghi conosciuti e amati, leggende che da sempre stuzzicano la fantasia e un filo conduttore che porta il lettore all'interno della storia e di tutte le storie che Glenn Cooper unisce con il suo stile che non stanca mai!
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Glenn Cooper: È uno straordinario caso di self-made man. 
Dopo essersi laureato con il massimo dei voti in Archeologia a Harvard, ha scelto di conseguire un dottorato in Medicina. 
Oggi è presidente e amministratore delegato della più importante industria di biotecnologie del Massachusetts ma, a dimostrazione della sua versatilità, è anche sceneggiatore e produttore cinematografico. 
La biblioteca dei morti è il suo primo romanzo, venduto in 22 Paesi e salutato dal Bookseller come «il debutto più atteso del 2009».
 Del 2010 è Il libro delle anime (Nord).
Segue la pubblicazione nel 2011 (sempre per Nord editrice) di La mappa del destino.
Cooper è così a pieno titolo entrato in quella che definisce "la terza fase" della sua vita, come lui stesso dichiara nella biografia che appare sul suo sito ufficiale.
Il marchio del diavolo (Nord) è del 2011, mentre nel 2012 la stessa casa editrice pubblica in anteprima mondiale L'ultimo giorno; nello stesso anno esce I custodi della biblioteca. Nel 2014 esce il primo volume di una trilogia, Dannati, seguito da La porta delle tenebre. Dannati (2015), L'invasione delle tenebre. Dannati (2015), e poi da Il segno della croce (2016), tutti per le edizioni Nord.
Fonte: ibs.it

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"Si potrebbe pensare che questi parassiti si siano estinti, invece sono piuttosto resistenti, proprio come gli scarafaggi. A ogni modo, parlatemi di quel simbolo delle SS che state cercando di identificare"


lunedì 21 novembre 2016

Recensione "Harry Potter e la maledizione dell'erede"


Harry Potter 
e la maledizione dell'erede
J.K. Rowling, John Tiffany & Jack Thorne

  
Formato: Testo teatrale in 
Brossura
Pagine: 342
Editore: Salani
Giudizio sintetico



È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell'eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l'oscurità proviene da luoghi inaspettati. Basato su una storia originale di J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne. 
Un nuovo spettacolo diviso in parti uno e due. 


Recensione:

Sono passati 9 anni dalla pubblicazione di "Harry Potter e i doni della morte", e dopo tante voci e altrettante bufale della rete, ecco che torna un libro che parla del mago più famoso del mondo.
Non è stato facile decidere di acquistare il libro e provarci.
Per chi, come me, è cresciuto leggendo e aspettando i libri sulle storie di Harry e compagnia bella, le aspettative erano tante e la paura di rimanere delusi anche!

Questo nuovo romanzo è in realtà il  testo teatrale del nuovo spettacolo di Jack Thorne.
Lo troviamo in forma di "script" (il testo) dell'opera che ha debuttato a Londra il 30 Luglio del 2016.
Leggendo l'opera teatrale, ci si trova a confrontarsi con sceneggiature, dialoghi e descrizioni sceniche.
Questo può far pensare che la lettura sia difficile o poco chiara, in realtà ci si abitua molto facilmente allo scorrere di scene e dialoghi e al passare del tempo in modo repentino e improvviso.

Ritroviamo il mondo magico di Harry Potter da dove l'avevamo lasciato, con tutti i personaggi cresciuti e alle prese con lavoro e figli, un po'come tanti di noi...

Harry lavora al ministero della magia, è sposato con Ginny e ha tre figli: James, Albus e Lily.
Albus deve affrontare il primo anno ad Hogwarts e la storia inizia proprio dove l'avevamo lasciata nove anni fa..al binario 9 3/4.
Harry e Ginny accompagnano i figli al treno e lo stesso fanno gli amici di sempre, Ron e Hermione, genitori di Rose, anche lei al primo anno.
Della stessa età è il figlio di Draco Malfoy, Scorpius, che deve convivere con le dicerie secondo le quali lui non sia figlio di suo padre...
Le paure di Albus, la difficoltà del rapporto con il padre e con il suo nome, e la forte amicizia, spesso contrastata, con Scorpius, faranno crescere nel ragazzo la voglia di rivincita e di evasione.
Proprio dalla decisione di "evadere" dalla quotidianità e dal rapporto difficile con Harry, Albus si troverà ad affrontare, insieme a Scospius, una serie di eventi che metteranno a dura prova e in serio pericolo tutte le certezze e la tranquillità che la storia e il coraggio di Harry hanno potuto garantire al mondo intero.
Il rischio è quello che l'Oscuro Signore possa tornare.
E allora "la vecchia guardia" lascia da parte lavoro e rancori e si unisce e riunisce per cercare di rimediare ai pericoli e inganni che stanno rischiando di deviare il corso della storia.
Tra rapporti da recuperare e storie mai raccontate, il tempo, come sempre, sarà protagonista e decisivo nell'avventura che Harry e Albus affronteranno insieme.

Non chiamatelo "Harry Potter 8"!!!
E' vero che la storia regge e che è legata al passato di Harry, ma nasce e muore come opera teatrale.
Quello che, tanti anni fa, ci ha colpito e fatto apprezzare la saga del maghetto più famoso, sono state le geniali descrizioni, l'inventiva, i luoghi, i personaggi.
In un teatro, e nello script di un'opera teatrale questo non può esistere e la carenza è pesante.
Inoltre, un'opera teatrale del genere si legge in tre ore, e per quanto anche i libri con me duravano ben poco, questa è proprio la durata di una merenda fatta bene.
Le aspettative forse erano troppe, avevamo tutti paura che leggendo ancora qualcosa di Harry, saremmo stati delusi e traditi.
"E' finito così e va bene!!" ma tutti sotto sotto pensavamo che un capitolo in più sulla storia dei figli non sarebbe stato male...
Ma questo risultato è un pochino deludente...
La storia tiene, ma non è adatta a chi è cresciuto e conosce a memoria ogni angolo di Hogwarts come se ci fosse andato di persona!

Se dovessi cercare e trovare il lato positivo della cosa direi che lo sapevamo!
Sapevamo che sarebbe stato un copione, che la sua "casa" naturale sarebbe stato il teatro e che nessuno ha urlato al miracolo a alla nuova era di Harry e degli amici di sempre.
Forse, quello che ora potrebbe completare e dare senso ad una pubblicazione del genere (in fondo se non avessero trascritto per tutti questa storia, avremmo letto un riassunto dello spettacolo teatrale su internet in 5 minuti), sarebbe la trasposizione cinematografica, per rivedere, rivivere e apprezzare di nuovo, personaggi, luoghi e situazioni che da troppo tempo non fanno più parte della nostra vita.
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J.K. Rowling è l'autrice dei sette libri della saga di Harry Potter e dei tre libri della Biblioteca di Hogwarts originariamente pubblicati per beneficenza. Ha scritto anche "Il seggio vacante", un romanzo per adulti, e la serie di gialli di Cormoran Strike sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith.

Jack Thorne scrive per il teatro, il cinema, la televisione e la radio.
Le sue opere teatrali includono, tra le altre, "Hope" e "Let the right one in".

John Tiffany è un regista teatrale pluripremiato e di grande successo sia nel West End che a Broadway.

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“Erano grandi uomini con enormi difetti, e non si sa cosa- questi difetti quasi li ha resi più grande” (Harry Potter)

venerdì 18 novembre 2016

Recensione "io prima di te" di Jojo Moyes



Io prima di te
Jojo Moyes


Editore: Mondadori
Genere: Romantico
 
Formato: 
Brossura Pagine: 390
Giudizio sintetico



 Lou Clark sa tante cose. Sa quanti passi ci sono tra la fermata dell'autobus e casa. Sa che le piace lavorare nel negozio di tè The Buttered Bun e sa che probabilmente non è innamorata di Patrick, il suo fidanzato. Quello che non sa è che sta per perdere il suo lavoro e che le sue piccole certezze stanno per essere messe in discussione. Will Traynor sa che il suo incidente gli ha tolto il desiderio di vivere. Sa che adesso tutto sembra triste e inutile e sa esattamente come porre fine a questa sofferenza. Quello che non sa è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita con tutta la sua energia e voglia di vivere. E nessuno dei due sa che sta per cambiare l'altro per sempre.

Recensione:
Ci ho messo tanto a decidermi a leggere "Io prima di te" e devo dire che il mio istinto non sbaglia mai quindi devo fidarmi di più e non aspettare così tanto.
Quando mi sono decisa ad aprire questo libro, non sono più stata capace di chiuderlo se non prima di averlo finito.
Non avevo mai sperimentato una cosa simile.
Leggere un libro e divertirsi da matti affrontando temi e situazioni che dopo una bella risata magari fanno scendere una lacrimuccia.
Per chi non ha ancora letto il libro, cercherò di non dire nulla, ma ragazzi...se il seguito si chiama "dopo di te" insomma....si può capire!
E io l'avevo capito, ma ci ho sperato fino all'ultimo.
La storia è ben nota.
Louisa Clark è la perfetta incarnazione di quelle ragazze che prima di tutto cercano la solidità del quotidiano.
Fidanzato storico, che sa perfettamente di non amare, un lavoro sicuro, una famiglia a proteggerla, e quei 158 passi tra la fermata dell'autobus e casa sua.
Non è mai uscita dal paese dove la sua vita scorre tranquilla e tutto sembra, anzi appare, perfettamente ordinato.
Ad un quadro così, cosa può mai mancare?
Quando Louisa perde il lavoro, per la prima volta deve affrontare l'equilibrio precario e la paura che le incertezze creano.
Accetta un lavoro come "badante" presso la famiglia facoltosa del luogo e conosce il giovane e scontroso tetraplegico Will che cambierà la sua vita.
La felicità e l'allegria che Lou saprà portare con dedizione e costanza nelle giornate di Will daranno colore ad un quadro ultimato troppo in fretta.

Ed è qui che il primo grande argomento del libro viene alla luce.
Il cambiamento!
Lui, Will, che perde la voglia di vivere a seguito dell'incidente, e lei, Louisa, che scopre, grazie ai pochi mesi insieme e alla complicità e a quei sorrisi che provoca e scatena questo incontro, quanto sia bello il mondo fuori dal guscio che spesso ci creiamo per paura.
Nel tentativo di far cambiare idea a Will, convinto che l'eutanasia sia l'unico modo per alleviare le sofferenze e la difficoltà del vivere in condizioni di impotenza e vulnerabilità, Lou decide di impegnarsi per far vivere molteplici esperienze che facciano capire al giovane Traynor quanto la vita sia degna di essere vissuta in ogni circostanza e difficoltà.
Come andrà a finire, che lo sappiate o no l'importante è affrontare queste pagine.

Questo libro è un mix di spensieratezza e malinconia.
In una pagina sorridi, in quella dopo piangi e poi...torni a sorridere.
La delicatezza, la spensieratezza e il tatto che Jojo Moyes utilizza per descrivere e raccontare un tema delicato come l'eutanasia, rende il problema attuale e affrontabile molto più che tanti dibattiti o documentari da grandi e illustri scienziati.
Poter toccare e provare ad immaginare sensazioni e sentimenti dei vari protagonisti aiuta a capire quali pensieri possano sviluppare le persone costrette a vivere in prima persona una situazione così dolorosa.
Ci sono i genitori,la sorella, gli amici, l'amore (che si dice possa vincere sempre) e anche sconosciuti.
Molto più difficile è provare a capire il malato, come sempre, per la difficoltà di immedesimarsi in una circostanza così lontana dal quotidiano e dalla normalità.
La bravura della scrittrice sta tutta nel rendere la lettura sempre e comunque allegra, spensierata e piacevole.
Lasciandosi coinvolgere dalla bellezza del conoscersi, dell'apprezzarsi piano piano e dal travolgere dell'amore, si riesce ad apprezzare anche quel lato malinconico e di sana preoccupazione.
L'amore non è egoismo ma è prima di tutto ascolto e presenza...
E se i  cambiamenti ci portano a dover affrontare situazioni che fanno paura, probabilmente ne usciremo affrontando dolori inimmaginabili ma, sicuramente, più forti di prima...
E ora tocca al secondo...

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Jojo Moyes: È nata ed è cresciuta a Londra. 
Ha lavorato come giornalista da Hong Kong per il «Sunday Morning Post» e per dieci anni all’«Indipendent», ma dal 2002, dopo il successo del suo primo romanzo, si dedica a tempo pieno alla narrativa. 
È autrice di oltre sette romanzi, tutti best seller internazionali e vincitori di numerosi premi letterari. 
In Italia sono stati pubblicati: Foto di famiglia (Sonzogno, 2003), Silver Bay (Mondadori, 2009), L'ultima lettera d'amore (Elliot, 2011), Io prima di te (Mondadori, 2012), Luna di miele a Parigi, La ragazza che hai lasciato,Una più Uno (Mondadori, 2014), Un weekend da sogno (Mondadori, 2015) e Dopo di te (Mondadori, 2016). Vive in una fattoria dell’Essex con il marito giornalista e i suoi tre figli.

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"Tu hai cambiato la mia vita molto più di quanto questo denaro potrà mai cambiare la tua. 
Non pensare a me troppo spesso. Non voglio pensarti in un mare di lacrime. Vivi bene.
Semplicemente, vivi."