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martedì 1 agosto 2017

Recensione di "Ritorno in Patagonia" di Chatwin e Theroux

Ritorno in Patagonia
Bruce Chatwin, Paul Theroux

Formato: Brossura
Genere: Viaggi
Pagine: 77
Editore: Adelphi edizioni


Giudizio Sintetico

“Ritorno in Patagonia” è un “libretto” per intenditori. E’ un piccolo gioiellino che unisce scritti e racconti frutto della penna di due mostri sacri della letteratura di viaggio.

Bruce Chatwin e Paul Theroux ci regalano – attraverso questo piccolo libro scritto in occasione di una conferenza tenuta alla Royal Geograpical Society – un racconto appassionato e appassionante di una terra straordinaria, remota, sempre in grado di esercitare grande fascino nei viaggiatori, anche in quelli dei tempi moderni, con lo zaino in spalla o intenti a fantasticare con la mente mentre stanno comodamente seduti in poltrona.

Non è un grande reportage di viaggio; è, però, un concentrato raffinato di raffinati aneddoti, curiosità e citazioni letterarie, un libro che scorre veloce (nella sua brevità), piacevole, di facile lettura e, al tempo stesso, di grande intensità.

L’amore e il fascino per la Patagonia, sono gli elementi che in queste pagine – non solo idealmente - avvicinano i due autori, diversi tra loro ma accomunati dall’amore per il racconto e per la scoperta, ispiratori di intere generazioni di ragazzi che, almeno una volta, hanno sognato di poter vestire gli abiti di coloro che hanno il privilegio di viaggiare e la sensibilità di scoprire, osservare e raccontare.

“Ritorno in Patagonia” è un bellissimo racconto a due voci non solo su quella che resta – ancora oggi – una delle terre più ricche di fascino ma, su alcuni dei suoi aspetti meno noti e carichi di mistero.
I racconti, specialmente quelli di viaggio, sono composti da parole che hanno l’obiettivo di esaltare la bellezza dei luoghi, di raccontare le emozioni degli autori, e di riportare nella mente dei lettori la bellezza che si presenta agli occhi di chi scrive; Chatwin e Theroux, però, hanno anche la raffinatezza e la sensibilità, non solo di raccontare un luogo ma, anche di proteggerlo, quasi a voler evitare che alcuni degli aspetti più genuini di questo luogo possano essere in alcun modo “alterati”, con il rischio di mutare l’equilibrio di un luogo che sprigiona un fascino immutato nel tempo e che genera atmosfere uniche, “patagoniche”.


Chatwin nacque a Sheffield, Yorkshire, nel 1940. Frequentò il Marlborough College, nel Wiltshire. Nel 1958 iniziò a lavorare per la prestigiosa casa d'aste londinese Sotheby's. Grazie alla sua brillantezza e sensibilità in materia di percezione visiva, ne divenne presto l'esperto impressionista.

Paul Theroux è uno scrittore statunitense.
fFglio di un franco-canadese e di una italiana, si è laureato in scrittura creativa presso l'Università del Maine, per poi specializzarsi a Syracuse e Urbino.
Ha pubblicato il suo primo romanzo, Waldo, nel 1967. Dopo aver terminato l'università ha vissuto 5 anni in Africa, luogo che ha ispirato i suoi successivi lavori: Fong and the Indians, Girls at playe Jungle lovers. Nel continente africano insegna e prende parte a missioni umanitarie.
Ha successivamente insegnato all'Università di Singapore prima di stabilirsi in Inghilterra.
Il suo romanzo più conosciuto è sicuramente The Great Railway Bazaar - by train through Asia, pubblicato nel 1975. Con The Mosquito Coast ha vinto il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa nel 1981; dal romanzo, cinque anni dopo, è stato tratto l'omonimo film.
In Italia i suoi libri sono stati pubblicati da Baldini Castoldi Dalai (Hotel Honolulu, Ultimo treno della Patagonia, O-Zone, Gallo di Ferro. In treno attraverso la Cina, Mosquito Coast, Ultimi giorni a Hong Kong, Dark Star Safari), Mondadori (Costa delle zanzare) e Frassinelli (Da costa a costa).
Ha collaborato altresì con settimanali e mensili, quali Playboy, Esquire e The Atlantic Monthly.


Letto e recensito da



giovedì 13 aprile 2017

Recensione "Sotto una stella crudele. Una vita a Praga 1941-1968" di Heda Margolius Kovaly



Sotto una stella crudele
Una vita a Praga - 1941-1968
Heda Margolius Kovaly

Formato: Brossura
Genere: Storico
Editore: Adelphi          
Pagine: 214

Si può scampare alle persecuzioni dei due grandi regimi totalitari del Novecento e poi scrivere un libro di memorie come questo: sobrio, indomito, luminoso. Heda Bloch è fuggita dalla marcia della morte verso Bergen-Belsen, ma Praga la riaccoglie con ostilità: troppo forte, per i suoi amici, è il terrore delle rappresaglie naziste. Dopo la liberazione e la «rinascita comunista», nel 1952 il marito, Rudolf Margolius, alto funzionario governativo – un «mercenario al servizio degli imperialisti» –, verrà condannato all’impiccagione nel clima plumbeo e maligno del processo contro il segretario generale Slánský. Inizia il periodo del «silenzio attonito, terrorizzato»; solo le seconde nozze con Pavel Kovály salveranno Heda e il figlio Ivan da una lunga, tragica vita da reietti. E quando sta per giungere il lieto fine, quando dopo la Primavera di Dubček tutta la popolazione di «una città che non riusciva a dormire per la gioia» si riversa festosa in strada, ecco l’estremo orrore: l’arrivo dei carri armati sovietici.


Giudizio sintetico: 



"Praga non è un insieme di edifici dove le persone nascono, lavorano e muoiono. E' viva, triste e coraggiosa, e quando sorride con la primavera, il suo sorriso brilla come una lacrima"

Heda Margolius Kovaly ci regala la sua vita pubblicando questo romanzo per la prima volta in Canada nel 1973.
La preziosità di questo scritto sta nel riflesso sincero e dettagliato di tutti i passaggi fondamentali di vita dell'autrice, della sua famiglia e dell'intero popolo Cecoslovacco.
Dopo essere fuggita dalla deportazione nazista, aver assistito all'omertà di vecchi amici che, per paura, facevano finta di non conoscerla, e aver assistito alla disfatta degli invasori, Heda e il marito Rudolf abbracciano l'ideologia comunista iscrivendosi al partito.
Nella prima parte del dopoguerra narrata nel libro, vengono illustrate tutte le motivazioni che hanno spinto il popolo ceco verso il comunismo, verso un regime che sembrava e veniva raccontato come l'unico modo per risorgere dalle ceneri di un'occupazione e una guerra crudele.
La vita era diventata politica e la politica era diventata vita!
Il marito occuperà una posizione prestigiosa nell'elite governativa sotto la presidenza di Gottwald, non riuscendo a vedere la reale portata del regime comunista a Praga, della nazionalizzazione di campi e industrie, degli arresti di presunti traditori del partito, delle svalutazioni monetarie programmate, della povertà e della paura di quegli operai che dovevano essere mente e forza dello stato.
Ho pensato spesso che molti dei nostri diventarono comunisti non tanto per il ribellarsi al sistema politico esistente, quanto per pura disperazione nei confronti della natura umana che dopo la guerra mostrò il peggio di sè. Gli uomini non potendo perdere la fiducia nell'umanità, danno la colpa all'ordine sociale in cui vivono; se la prendono con la condizione umana.
In questo contesto, vissuto tra silenzi coniugali per diversità di pensiero, il marito di Heda viene coinvolto nel "Caso Slansky", che porterà nel 1951-1952 ad un processo farsa dove, funzionari statali legati al comunismo ceco, vengono costretti a confessare tradimenti e complotti e condannati a morte.
Heda è costretta a vivere nella miseria, allontanata da tutti, senza lavoro e con l'impossibilità di trovarlo, divisa tra la malattia, la paura per le sorti del marito e la paura di perdere il figlio.
In questo contesto, la storia viene raccontata nella sua drammaticità, nel suo percorso che sembra senza uscita, la forza di una donna che non accetterà mai di piegarsi al regime, vestendosi di nero dopo la morte del marito come chiaro messaggio alle alte sfere.
Nel Febbraio 1956, a seguito della morte di Stalin, il suo successore Chruscev capisce che, per rafforzare la sua posizione, deve rompere con le barbarie del regime stalinista.
A seguito di questa apertura, molti processi farsa vengono smascherati, e prigionieri condannati a morte riabilitati, come Rudolf Margolius.
Il popolo cecoslovacco alza la testa e le riforme liberali porteranno alla primavera di Praga e alla successiva invasione sovietica che durerà fino al 1990.

Questo libro è uno scritto importante, lucido e aperto alla comprensione di tutti.
Capire e conoscere per meditare e riflettere su ciò che è stato, comprendere molto di ciò che è.. .
Una vita narrata con lucidità e semplicità, molto toccante in svariati punti dove le riflessioni intime ed elaborate toccano le corte della sensibilità più profonda.
I passaggi storici cardine, utili a capire in che modo la vita di Heda sia stata segnata, danno una visione molto più ampia sul popolo di Praga e della Cecoslovacchia.
L'abbraccio al regime, le conseguenze e le distorsioni di un sistema malato riflesso sugli abitanti, sono parte di un racconto che tutti dovrebbero conoscere, la forza di una donna, la resistenza silenziosa, il dolore e un futuro che riemerge, come la fenice, dalle ceneri.
Ho apprezzato ogni singola pagina di questo libro, la semplicità di narrazione, la visione ampia su tutti gli strati storici di una società e di un regime, la drammaticità della prigionia e della malattia.
Commovente, drammatico ma con una forza e una speranza che non cedono mai il passo alla rassegnazione.
Un messaggio importante e una storia che entra nel cuore.

I veri nemici dell'uomo sono coloro che traggono guadagno dal sudore e dai calli altrui

Heda Margolius Kovály (1919-2010), nata a Praga, emigrò negli Stati Uniti nel 1968, dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia, Sotto una stella cridele uscì per la prima volta in Canada nel 1973.

lunedì 27 febbraio 2017

Recensione "La casa dei Krull" di George Simenon


La casa dei Krull
George Simenon



Formato: Brossura
Genere: Noir
Editore: Adelphi           
Pagine: 210




Giudizio sintetico




La casa dei Krull è al margine estremo del paese, e loro stessi ne vengono tenuti ai margini. Benché naturalizzati, restano gli stranieri, i diversi. Da sempre, e nonostante gli sforzi fatti per integrarsi. Nel loro emporio non si serve la gente del luogo, neanche i vicini, ma solo le mogli dei marinai che a bordo delle chiatte percorrono il canale. E quando davanti all'emporio viene ripescato il cadavere di una ragazza violentata e uccisa, i sospetti cadono fatalmente su di loro. In un magistrale crescendo di tensione, e con un singolare (e formidabile) rovesciamento, vediamo montare l'ostilità della popolazione francese verso la famiglia tedesca, e l'avversione per una minoranza, che rappresenta un perfetto capro espiatorio, degenerare progressivamente in odio e violenza. Mentre all'interno della casa dei Krull ciascuno deve fare i conti con le proprie colpe e le proprie vergogne nascoste. In questo romanzo oscuramente profetico, scritto alla vigilia della guerra, Simenon affronta un tema che gli sta molto a cuore, e lo fa scegliendo il punto di vista, disincantato e sagace, di un cugino dei Krull, un ospite tanto più inquietante, e imbarazzante, in quanto diverso, per così dire, al quadrato: diverso, come i Krull, dagli abitanti del paese, ma diverso anche da loro stessi, perché dotato di un buonumore «sconosciuto in quella casa», e di una disinvoltura, di una «leggerezza fisica e morale» che la rigida etica protestante paventa e aborre – e sarà proprio questa sua intollerabile estraneità a scatenare la tempesta.

Recensione:

I Krull, famiglia tedesca naturalizzata francese, vive ai margini di una cittadina del nord della Francia, conducendo una vita tranquilla, che ha come principale occupazione la gestione della bottega annessa all'abitazione.
Una casa costruita ai margini della città vicino ad un canale, dove le chiatte attraccano quotidianamente, un commercio florido solo grazie ai rifornimenti di cui i marinari necessitano.
La voglia di adeguarsi e diventare parte integrante della comunità è impossibile, tutti guardano con sospetto agli stranieri Krull.
Oltre ai cinque componenti della famiglia, il cugino Hans, entra in scena portando il suo carattere discutibile e il suo modo di fare altrettanto particolare.
Non si vergogna di essere tedesco e non fa nulla per uniformarsi alla famiglia e alla comunità.
Quando viene ripescato dal canale il corpo della giovane Sidoniè, la famiglia si trova ad affrontare l'odio e il pregiudizio dell'intera comunità che vede, nei tedeschi Krull, il colpevole perfetto per un delitto così crudele.
Il finale è inaspettato e sorprendente, ma lascerà aperte molte molte domande.

Pubblicato nel 1939 con il titolo originale "Chez Krull", questo romanzo, in questa nuova edizione by Adelphi, è un'opera che ricalca e propone l'originale e inconfondibile stile di Simenon.
I protagonisti umili che si trovano ad affrontare una drammatica circostanza, spesso un delitto, la svolta e l'analisi psicologica attenta di singoli avvenimenti e personaggi.
Possiamo sentire l'autorità e la vigile attenzione della madre Maria, pronta a tutto per difendere la famiglia e la bottega dal pregiudizio e dalle attenzioni del vicinato.
Il silenzioso Cornélius, osservatore arguto che si tiene ai margini, ma che sente le vibrazioni amare della situazione dei propri cari.
Hans e Joseph e le sorelle Krull, personaggi diversi ed unici, descritti sempre con un linguaggio attento, riassuntivo ma esaustivo nei minimi particolari.

In questo romanzo troviamo due temi principali: le problematiche familiari dei singoli componenti, e il giudizio esterno delle persone che vedono nel "diverso" il colpevole perfetto.
In primo luogo vediamo come, all'interno di una famiglia, possano trovarsi personalità nascoste, carenze di dialogo pesanti, quotidianità preimpostate, e una dignità nella ricerca dell'integrazione che non vuole cedere anche sotto i colpi della violenza.
In secondo luogo, troviamo la facilità accusatoria nei confronti della piccola famiglia, unica nel vicinato di origine tedesca, che diviene il perfetto capro espiatorio per un delitto che sembra non interessare a nessuno, se non come pretesto per liberarsi finalmente di quella strana famiglia.
A discapito della vittima. che passa in secondo piano, la priorità comunitaria diventa il trovare l'assassino seguendo l'istinto e quel pregiudizio che indica nei Krull i colpevoli perfetti e indifendibili.

Lo stile di Simenon si riconosce nell'acuta definizione dei personaggi, nell'ambientazione, che sembra di conoscere già dalle prime pagine, dalle descrizioni che non si dilungano in inutili e noiosi dettagli narrativi e dai continui stravolgimenti e capovolgimenti di situazioni.
In questo romanzo in particolare, mi aspettavo la risoluzione del caso, forse che il cugino Hans prendesse in mano le redini della famiglia e che portasse alla luce la verità sul delitto.
In realtà, questo romanzo, pone la lente d'ingrandimento, sull'inquietante evolversi della potenza del singolo chiacchiericcio che diventa accusa comune nei confronti del diverso.
Il voler trovare a tutti i costi il colpevole, trovando il personaggio perfetto che si addica, con molta facilità, all'assassino capace di simili crudeltà, anche in mancanza di prove: basta il pregiudizio.

Un romanzo che si legge velocemente e da cui non si riesce a staccarsi, che lascia aperte riflessioni e possibili epiloghi della storia, sul futuro dei singoli personaggi e degli avvenimenti.
La grandezza di questo romanzo sta proprio nella riflessione, a posteriori, del possibile epilogo della storia, del presagio temporale che tutti hanno alla fine della lettura.
La pubblicazione, nel 1939, anno dello scoppio della seconda guerra mondiale, colpisce  e apre una riflessione sulle tensioni che già erano presenti prima della guerra, di come una famiglia tedesca, anche con grande impegno e sacrifici per l'integrazione, venisse considerata una "famiglia crucca" sempre e per sempre.
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George Simenon
Romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea. 
Grande importanza ha poi all'interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret. 
La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l'Index Translationum, un database curato dall'UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre. 
Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre tre anni firmando con lo pseudonimo di Georges Sim. 
Contemporaneamente collabora con altre riviste e all'età di diciotto anni pubblica il suo primo romanzo. 
Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi; già nel 1923 collabora con una serie di riviste pubblicando racconti settimanali: la sua produzione è notevole e nell'arco di 3 anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori: anni di apprendistato prima di dedicarsi a una letteratura di maggior impegno. 
Nel 1929, in una serie di novelle scritte per la rivista «Détective», appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret. 
Nel 1931, si avvicina al mondo del cinema: Jean Renoir e Jean Tarride producono i primi due film tratti da sue opere. 
Con la prima moglie Régine Renchon, intraprende lunghi viaggi per tutti gli anni trenta. Nel 1939 nasce il primo figlio, Marc. 
Nel 1940 si trasferisce a Fontenay-le-Comte in Vandea: durante la guerra si occupa dell'assistenza dei rifugiati belgi e intrattiene una lunga corrispondenza con André Gide. A causa di un'errata diagnosi medica, Simenon si convince di essere gravemente malato e scrive, come testamento, le sue memorie, dedicate al figlio Marc e raccolte nel romanzo autobiografico Pedigree
Accuse di collaborazionismo, poi rivelatesi infondate, lo inducono a trasferirsi negli Stati Uniti, dove conosce Denyse Ouimet che diventerà sua seconda moglie e madre di suoi tre figli. Torna in Europa negli anni Cinquanta, prima in Costa azzurra e poi in Svizzera, a Epalinges nei dintorni di Losanna. 
Nel 1960 presiede la giuria della tredicesima edizione del festival di Cannes: viene assegnata la Palma d'oro a La dolce vita di Federico Fellini con cui avrà una lunga e duratura amicizia. Dopo pochi anni Simenon si separa da Denyse Ouimet. 
Nel 1972 lo scrittore annuncia che non avrebbe mai più scritto, e infatti inizia l'epoca dei dettati: Simenon registra su nastri magnetici le parole che aveva deciso di non scrivere più. Nel 1978 la figlia Marie-Jo muore suicida. Nel 1980 Simenon rompe la promessa fatta otto anni prima e scrive di suo pugno il romanzo autobiografico Memorie intime, dedicato alla figlia. 
Georges Simenon muore a Losanna per un tumore al cervello nel 1989.

Fonte: ibs.it
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venerdì 10 febbraio 2017

Recensione doppia: "Storie dal mondo nuovo" di Daniele Rielli


Storie dal mondo nuovo
Daniele Rielli



Formato: Brossura
Genere: Reportage
Editore: Adelphi           
Pagine: 316








I fantasmagorici rituali – di iniziazione – dei promotori di startup, riuniti in conclave a Londra. I saturnali, al Mugello, di una delle ultime divinità disponibili in Italia, Valentino Rossi. Il matrimonio fra i rampolli di due miliardari indiani – per tacer dell'elefante – nel cuore della Puglia. L'incontro, a New York, con un sopravvissuto alla sua stessa leggenda, Frank Serpico. Il paradiso – o l'inferno – artificiale nella sua versione più aggiornata, il poker online. Non importa da quale ingresso Daniele Rielli decida di entrare nel diorama ibrido e surreale che chiamiamo contemporaneità. Importa come ne racconta, ogni volta, un angolo diverso. E quanto, ogni volta, riesca a farci ridere.


Giudizio sintetico





Recensione... la prima:
Ogni giorno veniamo bombardati da notizie, storie e avvenimenti che accadono nel mondo, divise per tipologia: inchieste, attualità, politica, cronaca nera e rosa, sport ecc. .
Anche grazie ai social network, la divulgazione dei fatti di rilievo nazionali ed internazionali è immediata e su ampia scala.
Alcune notizie ci colpiscono particolarmente, rimanendo impresse nella nostra memoria, altre vengono archiviate dal nostro cervello come: "Ok, prendo atto, archivio/dimentico".
In molti casi, la nostra attenzione viene distolta in pochissimo tempo da articoli o approfondimenti scritti in "giornalistichese": con questo libro si è riscattata la formula dell'informazione a portata di tutti.

Daniele Rielli, classe 1982, in "Storie dal mondo nuovo" racconta i retroscena di tanti avvenimenti, attraverso un linguaggio fresco e apprezzabile da chiunque.
Una raccolta di storie tanto diverse, unite dal filo conduttore del retroscena, di quel dettaglio che noi non vediamo ma che esiste, che rende interessante anche la notizia meno popolare.

Si inizia, per esempio, dal "retroscena del retroscena dei retroscena" con il racconto del Transatlantico, quel salone lungo e imponente nel Palazzo di Piazza Montecitorio, dove politici e giornalisti si incontrano per scrivere quelle pagine di politica, dove il risultato finale è specchio che riflette ritratti di personaggi spesso altezzosi e sopravvalutati ma dove, chi scrive per mestiere, può vedere e notare dei dettagli e dei modi di fare riportando il retroscena, anche goliardico, di una "casta" così inavvicinabile.

Si passa poi al mondo delle startup al TechCrunch, con il racconto di quei colossi informatici venduti a cifre esorbitanti (WhatsApp a 19 miliardi di dollari, Skype a 8,5 milioni ecc.) a confronto con quelle piccole realtà che provano, attraverso l'innovazione e l'inventiva, a emergere nel secolo del digitale.
So che solo alcuni pescheranno il biglietto vincente in un'economia che assomiglia molto ad una lotteria,

Little Odessa, quartiere a sud di Brookling dove il tempo si è fermato a quando l'emigrazione sovietica, soprattutto di ebrei negli anni 40, ha dato vita ad una comunità unica ed interessante, raccontata attraverso moltissimi incontri ed esperienze divertenti.

L'Albania del 2014 con il fenomeno "Agon Channel", i resti di dittature e dominazioni estere, la vita e il lavoro nel paese, approfonditi sempre con retroscena raccontati da chi vive questi cambiamenti sulla propria pelle.

Non manca un capitolo dedicato a Valentino Rossi e al "pratone" del Mugello prima di ogni GP, con serate in clima festoso, slogan e personaggi unici ed esilaranti.

I retroscena del mondo "writers", del gioco d'azzardo con l'ascesa, il successo e il declino del Texas Hold'em, il matrimonio Indiano a Fasano di cui tanto si è discusso, Serpico e la corruzione degli Stati Uniti negli anni 70 e, ciò che, mannaggia a me, ignoravo del tutto, la storia del terrorismo in Alto Adige, delle etnie minoritarie che vivono la segregazione in casa propria.

Questo libro, che in primis è una raccolta di storie variegate ma dal gusto piacevole, ha svegliato in me quella sete di conoscenza che, insieme ai retroscena narrati e alle storie più o meno note, mi ha portato ad approfondire argomenti che avevo appreso in maniera superficiale o ignoravo del tutto, a cercare di inoltrarmi in mondi così diversi, così lontani ma tremendamente interessanti.

Attraverso un'analisi briosa, mai noiosa, di un giovane giornalista, si possono apprezzare storie così agli antipodi, avendo la sensazione di ascoltare un amico che racconta le esperienze uniche dell'eccitante vita giornalistica, perchè il grande merito che va dato a Rielli è quello di aver saputo raccontare e intrattenere il lettore con storie interessanti, ma soprattutto scritte con un linguaggio semplice.
I retroscena aiutano a comprendere e invogliano a curiosare, stimolano quella sete del sapere in modo unico, nella maniera più vicina a noi, dimostrando che, se sei un "professionista" non esiste storia che non possa essere letta e apprezzata da tutti.

Giudizio sintetico




Recensione...la seconda:
Realista. Straordinariamente realista. “Storie dal Mondo Nuovo” è una fotografia puntuale e chiara, scattata con uno stile fresco, nuovo. “Storie dal Mondo Nuovo” è un reportage che racconta alcuni degli aspetti più curiosi e meno noti della nostra quotidianità, scoperti e portati agli occhi del lettore in modo divertente e mai banale. E' un libro in cui, pagina dopo pagina, emergono lo spirito e lo stile tipici del mestiere del giornalista, dalla struttura del racconto dei fatti e alle parole utilizzate, mai pesanti e contraddistinte da, un ormai sempre più raro, grado di puntualità.
Daniele Rielli, in 311 pagine, accosta i racconti di situazioni e personaggi molto diversi tra loro con una rara capacità di incuriosire il lettore a cui viene offerta la possibilità di conoscere aspetti, situazioni e dinamiche di una quotidianità molto contemporanea, proprio del Mondo Nuovo.
E' un reportage dal giorno d'oggi, disilluso e, a tratti, cinico, ma sempre appassionato, nel quale emerge a chiare lettere il punto di osservazione privilegiato e il ruolo di chi sta scrivendo le pagine che abbiamo in mano.
Il transatlantico in Parlamento, la pista del Mugello, Tirana, New York, Borgo Egnazia in Puglia, il Montenegro, l'Alto Adige, sono tutti scenari in cui si possono scoprire fatti e personaggi le cui storie sono poco note ed i cui particolari parlano di una contemporaneità che, spesso, bisticcia con il passato e altrettante volte sembra tendergli la mano.
Uno degli aspetti più raffinati di queste pagine, sospese tra giornalismo e narrazione, è sicuramente l'intelligenza con cui vengono raccontati i fatti, la stessa intelligenza viva che anima la curiosità dell'autore nel voler scoprire, conoscere e raccontare fatti di vita estremamente diversi tra loro, tratteggiando aspetti che non mancano mai di riportarci al quotidiano.

Un linguaggio attento, mai pesante, contemporaneo e schietto, sono gli ingredienti di un libro dinamico, particolarmente apprezzabile da chi ama osservare la quotidianità e conoscerne i protagonisti, tratteggiati sempre con grande puntualità. “Storie dal Mondo Nuovo” è un libro che saprà arricchire tutti coloro che amano osservare, magari anche in silenzio, la quotidianità, traendone spunto per riflessioni che sapranno sicuramente porre in una luce diversa, più disincantata e vera i fatti di ogni giorno.

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Daniele Rielli è nato nel 1982. Laureato in Filosofia, collabora con Il Venerdì di Repubblica e IL Magazine ( Sole 24 ore), ha scritto fra gli altri per Repubblica, Internazionale, Vice, Linkiesta, ed è autore anche di storie per la televisione e il teatro.
Nel 2013 ha vinto il Macchianera Italian Awards al "Miglior articolo dell'anno". Nel 2014 ha pubblicato con Indiana Editore Quitaly, raccolta dei suoi reportage.
Dopo aver utilizzato per anni lo pseudonimo "Quit the doner", nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo, Lascia stare la gallina con Bompiani con il suo vero nome, finalista al premio Sila49.
Nel 2016 ha pubblicato per Adelphi "Storie dal mondo nuovo".
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sabato 29 ottobre 2016

Passione Adelphi

Buongiorno Libranti,
Quando entro in libreria in genere ho i reparti dove vado a sbirciare per trovare il romanzo che mi accompagnerà a casa.
Il tragitto sarà un insieme di sguardi ammiccanti in attesa di un tête-à-tête sul divano.
Non ho una casa editrice preferita, in genere mi lascio trasportare dai titoli o dalle trame anche se alcune case editrici spiccano maggiormente rispetto ad altre nella mia libreria.
Ma poi ci sono quei libri che, a prescindere dalla posizione che occupano tra genere, autore e scaffale hanno un fascino che richiama e a cui non si può resistere.
Numerati, colorati, semplici!
Su di me, i libri pubblicati da Adelphi hanno sempre avuto un fascino irresistibile.
Non hanno tempo, o per lo meno lo annullano totalmente non seguendo la moda del momento ma mantenendo l'eleganza che rende degno ogni dorso di quelle carezze che solo i libri sanno meritare.
Le rendono uniche le tonalità pastello e la carta opaca oltre all'inconfonfibile logo rappresentante un pittogramma cinese noto come «pittogramma della luna nuova» che compare da 3000 anni sui bronzi della dinastia Shang e significa "morte e rinascita".
Adelphi invece  è una parola greca che significa "fratelli, sodali", ed esprime l'origine del progetto comune tra i soci fondatori.
Si, perchè anche la storia mertita di essere raccontata.
Nel 1962 la casa editrice venne fondata da Roberto Calasso (che dal 1999 ne è il presidente)  assieme a Roberto Bazlen e a Luciano Foà.
A Bracciano nella villa di Ernst Bernhard, Bazlen lanciò l'idea di creare un edizione critica di Nietzsche e una collana di Classici, con l'idea di pubblicare tutti quei libri scoperti da molto ma mai pubblicati. Erano dei libri di argomenti diversi l'uno dall'altro che vennero chiamati libri unici, ossia testi di vario genere che avevano rischiato di non essere mai pubblicati.
Partirono pubblicando Classici con Büchner, Gottfried Keller, Machiavelli, Stendhal e nel 1965 fu il turno delle Opere complete di Nietzsche
Il 1965 fu anche l'anno di pubblicazione della prima collana, la Biblioteca Adelphi!
Nel 2013 in occasione dei 50 anni della casa editrice è stato pubblicato "Adelphiana 1963-2013Un libro grazie al quale il lettore conosce, riconosce o esplora la nascita e la crescita di una casa editrice unica e innovativa!



Roberto Calasso, uno dei fondatori, pubblica nel 2013 "L’impronta dell'editore"  dove:
"La vera storia dell'editoria è in larga parte orale – e tale sembra destinata a rimanere. Una teoria dell'arte editoriale non si è mai sviluppata – e forse è troppo tardi perché si sviluppi ora. Andando contro a questi dati di fatto, ho provato a mettere insieme due elementi: qualche passaggio nella storia di Adelphi, quale ho vissuto per cinquant'anni, e un profilo non di teoria dell'editoria, ma di ciò che una certa editoria potrebbe anche essere: una forma, da studiare e da giudicare come si fa con un libro. Che, nel caso di Adelphi, avrebbe più di duemila capitoli."