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martedì 11 aprile 2017

Recensione "Come candele nella notte" di Maurizio Roccato


Come candele nella notte
Maurizio Roccato

Formato: Brossura
Genere: Giallo
Editore: Intrecci Edizioni           
Pagine: 262

Giudizio sintetico





La sera del 23 settembre 1959, a causa di una violenta tempesta, il faro marino di Ar-Men rimane isolato per tutta la notte. Il mattino seguente la sua lanterna continua a rimanere accesa, e nessuno risponde alla radio. I soccorsi inviati sul posto, che trovano il faro ancora chiuso dall’interno, rinvengono uno dei due guardiani morto al penultimo piano, mentre l’altro sembra scomparso nel nulla. Il commissario Arno Delta e un medico legale raggiungono Sein, l’isola più vicina, per avviare le indagini. Dopo un avventuroso sopralluogo e un’autopsia eseguita con mezzi di fortuna, i due stabiliscono che il guardiano ritrovato cadavere si è suicidato. La loro conclusione viene però messa in dubbio dall’arrivo su Sein del notaio Nicole Martin, in possesso di un testamento che dimostrerebbe che il suicida, il giorno stesso della morte, ha ereditato il misterioso contenuto di una cassetta di sicurezza da un secolo depositata nella camera blindata di una banca. A effettuare il lascito è stato il comandante della fregata imperiale Sané, che proprio cento anni prima, la notte del 23 settembre 1859, si è schiantata sullo scoglio di Ar-Men



Un romanzo giallo, un po' noir, un po' thriller, un pochino storico, una ricetta dove gli ingredienti sono tanti ma pesati correttamente, curati attentamente e dove, con visibile impegno da parte di Maurizio Roccato, il risultato è perfetto, una narrazione e una storia capaci di catturare il lettore, tenere alta la curiosità e la tensione fino all'ultima riga.

"Come candele nella notte" ha tutte le caratteristiche per essere un romanzo da cinque stelle, non c'è un dettaglio di questo scritto che non sia perfetto, curato, posto attentamente nel contesto e nell'ambientazione storica.
Si sente tutta la bellezza della Bretagna, dei suoi abitanti, del legame con il mare e con le sue tempeste, i misteri ad esso legati e il fascino immortale dei fari.
I dettagli storici e le leggende del luogo uniscono alla perfezione realtà e mistero, affascinano e catturano, uniscono alla risoluzione del caso, un manto nebbioso di segreti, enigmi e ambiguità.
Il commissario Delta incarna i poli della storia, deve convivere con l'indagine in corso e il suo passato, l'unione della comunità, dove silenzio e leggende sembrano non lasciare spazio alla razionalità, e la sua lotta alla sopravvivenza a seguito di una perdita che lo porta spesso oltre il limite... .
Un romanzo scritto divinamente, con intrecci narrativi pensati, sensati, logici e curati.
Traspare lo studio diretto dell'autore nella comprensione del funzionamento dei fari e del luogo in cui è ambientata la storia, ma anche delle caratteristiche mediche e notarili, attente e dettagliate, soprattutto nelle analisi del medico legale, privato degli strumenti moderni del suo studio cittadino.

Leggendo questo romanzo ci si lascia guidare in un mistero che racchiude altri misteri, vorrete comporre il puzzle insieme al commissario, seguirete le sue indagini sull'Isola di Sein come presenti, sospetterete di tutti e vi lascerete cullare dalle leggende e dal fascino del mare, compagno di vita e di morte, sempre presente e così importante.
La pioggia battente, i deliziosi piatti del posto, la singolarità storica del luogo e dei suoi abitanti, le caratterizzazioni uniche delle singole personalità, un romanzo che merita di essere letto ma soprattutto apprezzato, un romanzo così ben costruito non mi capitava di leggerlo da tempo!!

Spero di poter incontrare ancora il commissario Delta, la sua unicità di indagine e la personalità che lo rende folle, ma affascinante e dotato di un'intelligenza rara.


MAURIZIO ROCCATO ha quarantatré anni e vive a Vercelli. Ha conseguito la laurea in lettere presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi in antropologia criminale. Ha pubblicato saggi, racconti, e romanzi thriller.

lunedì 20 marzo 2017

Recensione doppia: "La casa di Parigi" di Elizabeth Bowen



La casa di Parigi
Elizabeth Bowen

Formato: Brossura
Genere: Romanzo
Editore: Sonzogno           
Pagine: 286


Giudizio sintetico





La storia....

La casa di Parigi è un romanzo d'altri tempi, frutto della fatica di una donna, Elizabeth Bowen, che ha saputo unire passato e presente in un tessuto carico di mistero ed elaborate conversazioni.
Pubblicato nel 1935 e rinnovato in questa versione edita Sonzogno (con una copertina meravigliosa!!!), questo scritto ci parla di passione, psicologia, dolore e perdita d'innocenza.
Il libro è diviso in tre parti, il presente, il passato e poi di nuovo il presente.
Come si intuisce dal titolo e dalla parte iniziale del libro, la casa ha un significato potente nel richiamare fatti avvenuti molto tempo prima e collegarli al presente, filo connesso tra ciò che è stato e ciò che è.

Nella parte iniziale troviamo la piccola Henrietta, undici anni, alla Gare du Nord di Parigi, siamo negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, che aspetta la signorina Fisher in compagnia della sua inseparabile scimmietta di pezza.
Madame Fisher è un'amica di famiglia che ospiterà per una giornata Henrietta in attesa del treno che la condurrà a Mentone dalla nonna.
Arrivate nella casa borghese di proprietà di Madame Fisher, attraversando Parigi che Henrietta spera di poter visitare, la piccola fa la conoscenza di Leopold, ragazzino di nove anni anche lui di passaggio da quella casa per poter conoscere la mamma che lo ha abbandonato ancora in fasce.
I due bambini sembrano molto diversi, Henrietta è sveglia e spigliata, Leopold fragile ma arrogante.
Dopo una diffidenza iniziale, uniti dalla curiosità per quella casa e per le due residenti (la signorina Fisher e la madre malata costretta a letto), tra i due ragazzini nasce un'intesa che inizia ad avvicinarli e a rendere partecipi l'uno della vita dell'altro.
Per quanto quella permanenza sia un passaggio verso mete e destini distinti, la giornata si trasforma in un'interessante mescolarsi di avvenimenti che stravolgono i piani e fanno luce sul passato di Leopold e sul destino della sua vita.

La parte centrale, infatti, trasporta il lettore nel passato della mamma di Leopold, Karen, e svela, attraverso il racconto degli avvenimenti, delle abitudini, dello stile di vita della famiglia, dell'amore e di tanti fattori che si uniscono perfettamente all'epoca in cui è ambientata la storia, come la vita e le scelte abbiano portato al presente e a quella "Casa di Parigi" dove  Leopold spera di incontrarla per la prima volta... .

Recensione....la prima:
"La casa di Parigi" è un romanzo intenso per la capacità di unire un passato travagliato ad un presente incerto, dove due bambini che non hanno nulla in comune, riescono a fondersi tra il mistero di una casa ricca di segreti, e un passato che sembra un grande punto interrogativo.
Bambini di nove e undici anni che sembrano piccoli adulti, contrapposti ad adulti che si comportano come dei bambini, dove l'istinto sembra prevalere sulla ragione.
La parte iniziale del libro, ambientata nel presente, è fluida in maniera impressionante, viene letta e divorata in pochissimo tempo, i personaggi, le ambientazioni e gli avvenimenti sembrano far parte quasi di un'opera teatrale.
Se si pensa che il tutto avviene tra le mura di una casa, il risultato è qualcosa di meraviglioso, di unico ed eccezionale.
La parte centrale, che si collega piano piano al presente ma che è ambientata nel passato, è più lenta, richiede anche più attenzione nel cogliere i dettagli utili ad apprezzare e gustare le sensazioni e i sentimenti dei protagonisti, Karen e Max.
Le lotte interiori, le azioni istintive e guidate dalla passione, l'imprevedibile conseguenza e i collegamenti con l'ultima parte, dove si ritorna al presente, rappresentano uno stile unico ed eccezionale.
Il libro sembra raccontare due storie distinte che si uniscono solamente alla fine, inserendo quei tasselli che danno sostegno all'intera struttura.
Un libro non semplice, ma che deve essere apprezzato soprattutto per l'unicità dello stile,  di una scrittura rivoluzionaria.
Un romanzo apprezzato anche da Virginia Woolf che, come Elizabeth Bowen, faceva parte del Bloomsbury Group.
Ho letto con grande piacere questo romanzo e ho apprezzato lo stile proposto, i dettagli curatissimi delle descrizioni, le conversazioni raffinate sia tra i bambini che tra gli adulti.
Ho avuto un po' di difficoltà ad unire pensieri e atteggiamenti di Karen, a volte dovendo rileggere più volte un pensiero.
Sono convinta che sia un romanzo che può essere apprezzato per la scansione temporale, per la profondità di pensiero e per lo stile narrativo unico!

Recensione....la seconda:
“La casa di Parigi” è un libro decisamente piacevole ma non così immediato, per via del registro stilistico dell’autrice, Elizabeth Bowen.
Si intuisce subito, fin dalle prime pagine, il complesso ruolo che assume “il tempo”, nella storia e nella narrazione. E’ intrigante assistere anche al cambio dei personaggi che vengono via via posti sotto i riflettori nelle varie parti che compongono il romanzo, con un ruolo di protagonismo mai fisso: Henrietta, la signora Fisher, sua madre, molto malata – presente e non presente, Leopold e sua madre, Karen. E’ questa variazione di attenzione sui vari personaggi ed il variare del tempo che donano un fascino particolare a questo libro, pubblicato nel 1935.
L’atmosfera sospesa, a tratti polverosa, tratteggia al meglio quello che appare fin da subito come un raffinato esercizio letterario da parte dell’autrice in cui l’ambientazione, ad ampi tratti, sembra fondersi e confondersi con il loro carattere.
E’ un libro che si apprezza poco alla volta, caratterizzato da un approccio che non lascia spazio ad una grande immediatezza, in grado, però, di offrire agli occhi del lettore uno spaccato su alcune caratteristiche di delicatezza femminile tipiche di altri tempi, per lo stile e per le storie dei personaggi che animano le pagine di quest’opera ancora poco conosciuta.
E’ un libro che si fa scoprire timidamente, che inizialmente può non apparire adatto a tutti (o forse potrebbe non esserlo…); apprezzabile, però, sicuramente, da chi ama uno stile “classico”, ricercato ed elegante.

Lo stile di scrittura, la storia narrata, le caratteristiche dei suoi personaggi, ci pongono di fronte ad un romanzo che saprà sicuramente appagare la sete letteraria di coloro che sono alla ricerca di pagine ricche di emozioni di altri tempi. 


ELIZABETH BOWEN


lunedì 27 febbraio 2017

Recensione "La casa dei Krull" di George Simenon


La casa dei Krull
George Simenon



Formato: Brossura
Genere: Noir
Editore: Adelphi           
Pagine: 210




Giudizio sintetico




La casa dei Krull è al margine estremo del paese, e loro stessi ne vengono tenuti ai margini. Benché naturalizzati, restano gli stranieri, i diversi. Da sempre, e nonostante gli sforzi fatti per integrarsi. Nel loro emporio non si serve la gente del luogo, neanche i vicini, ma solo le mogli dei marinai che a bordo delle chiatte percorrono il canale. E quando davanti all'emporio viene ripescato il cadavere di una ragazza violentata e uccisa, i sospetti cadono fatalmente su di loro. In un magistrale crescendo di tensione, e con un singolare (e formidabile) rovesciamento, vediamo montare l'ostilità della popolazione francese verso la famiglia tedesca, e l'avversione per una minoranza, che rappresenta un perfetto capro espiatorio, degenerare progressivamente in odio e violenza. Mentre all'interno della casa dei Krull ciascuno deve fare i conti con le proprie colpe e le proprie vergogne nascoste. In questo romanzo oscuramente profetico, scritto alla vigilia della guerra, Simenon affronta un tema che gli sta molto a cuore, e lo fa scegliendo il punto di vista, disincantato e sagace, di un cugino dei Krull, un ospite tanto più inquietante, e imbarazzante, in quanto diverso, per così dire, al quadrato: diverso, come i Krull, dagli abitanti del paese, ma diverso anche da loro stessi, perché dotato di un buonumore «sconosciuto in quella casa», e di una disinvoltura, di una «leggerezza fisica e morale» che la rigida etica protestante paventa e aborre – e sarà proprio questa sua intollerabile estraneità a scatenare la tempesta.

Recensione:

I Krull, famiglia tedesca naturalizzata francese, vive ai margini di una cittadina del nord della Francia, conducendo una vita tranquilla, che ha come principale occupazione la gestione della bottega annessa all'abitazione.
Una casa costruita ai margini della città vicino ad un canale, dove le chiatte attraccano quotidianamente, un commercio florido solo grazie ai rifornimenti di cui i marinari necessitano.
La voglia di adeguarsi e diventare parte integrante della comunità è impossibile, tutti guardano con sospetto agli stranieri Krull.
Oltre ai cinque componenti della famiglia, il cugino Hans, entra in scena portando il suo carattere discutibile e il suo modo di fare altrettanto particolare.
Non si vergogna di essere tedesco e non fa nulla per uniformarsi alla famiglia e alla comunità.
Quando viene ripescato dal canale il corpo della giovane Sidoniè, la famiglia si trova ad affrontare l'odio e il pregiudizio dell'intera comunità che vede, nei tedeschi Krull, il colpevole perfetto per un delitto così crudele.
Il finale è inaspettato e sorprendente, ma lascerà aperte molte molte domande.

Pubblicato nel 1939 con il titolo originale "Chez Krull", questo romanzo, in questa nuova edizione by Adelphi, è un'opera che ricalca e propone l'originale e inconfondibile stile di Simenon.
I protagonisti umili che si trovano ad affrontare una drammatica circostanza, spesso un delitto, la svolta e l'analisi psicologica attenta di singoli avvenimenti e personaggi.
Possiamo sentire l'autorità e la vigile attenzione della madre Maria, pronta a tutto per difendere la famiglia e la bottega dal pregiudizio e dalle attenzioni del vicinato.
Il silenzioso Cornélius, osservatore arguto che si tiene ai margini, ma che sente le vibrazioni amare della situazione dei propri cari.
Hans e Joseph e le sorelle Krull, personaggi diversi ed unici, descritti sempre con un linguaggio attento, riassuntivo ma esaustivo nei minimi particolari.

In questo romanzo troviamo due temi principali: le problematiche familiari dei singoli componenti, e il giudizio esterno delle persone che vedono nel "diverso" il colpevole perfetto.
In primo luogo vediamo come, all'interno di una famiglia, possano trovarsi personalità nascoste, carenze di dialogo pesanti, quotidianità preimpostate, e una dignità nella ricerca dell'integrazione che non vuole cedere anche sotto i colpi della violenza.
In secondo luogo, troviamo la facilità accusatoria nei confronti della piccola famiglia, unica nel vicinato di origine tedesca, che diviene il perfetto capro espiatorio per un delitto che sembra non interessare a nessuno, se non come pretesto per liberarsi finalmente di quella strana famiglia.
A discapito della vittima. che passa in secondo piano, la priorità comunitaria diventa il trovare l'assassino seguendo l'istinto e quel pregiudizio che indica nei Krull i colpevoli perfetti e indifendibili.

Lo stile di Simenon si riconosce nell'acuta definizione dei personaggi, nell'ambientazione, che sembra di conoscere già dalle prime pagine, dalle descrizioni che non si dilungano in inutili e noiosi dettagli narrativi e dai continui stravolgimenti e capovolgimenti di situazioni.
In questo romanzo in particolare, mi aspettavo la risoluzione del caso, forse che il cugino Hans prendesse in mano le redini della famiglia e che portasse alla luce la verità sul delitto.
In realtà, questo romanzo, pone la lente d'ingrandimento, sull'inquietante evolversi della potenza del singolo chiacchiericcio che diventa accusa comune nei confronti del diverso.
Il voler trovare a tutti i costi il colpevole, trovando il personaggio perfetto che si addica, con molta facilità, all'assassino capace di simili crudeltà, anche in mancanza di prove: basta il pregiudizio.

Un romanzo che si legge velocemente e da cui non si riesce a staccarsi, che lascia aperte riflessioni e possibili epiloghi della storia, sul futuro dei singoli personaggi e degli avvenimenti.
La grandezza di questo romanzo sta proprio nella riflessione, a posteriori, del possibile epilogo della storia, del presagio temporale che tutti hanno alla fine della lettura.
La pubblicazione, nel 1939, anno dello scoppio della seconda guerra mondiale, colpisce  e apre una riflessione sulle tensioni che già erano presenti prima della guerra, di come una famiglia tedesca, anche con grande impegno e sacrifici per l'integrazione, venisse considerata una "famiglia crucca" sempre e per sempre.
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George Simenon
Romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea. 
Grande importanza ha poi all'interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret. 
La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l'Index Translationum, un database curato dall'UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre. 
Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre tre anni firmando con lo pseudonimo di Georges Sim. 
Contemporaneamente collabora con altre riviste e all'età di diciotto anni pubblica il suo primo romanzo. 
Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi; già nel 1923 collabora con una serie di riviste pubblicando racconti settimanali: la sua produzione è notevole e nell'arco di 3 anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori: anni di apprendistato prima di dedicarsi a una letteratura di maggior impegno. 
Nel 1929, in una serie di novelle scritte per la rivista «Détective», appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret. 
Nel 1931, si avvicina al mondo del cinema: Jean Renoir e Jean Tarride producono i primi due film tratti da sue opere. 
Con la prima moglie Régine Renchon, intraprende lunghi viaggi per tutti gli anni trenta. Nel 1939 nasce il primo figlio, Marc. 
Nel 1940 si trasferisce a Fontenay-le-Comte in Vandea: durante la guerra si occupa dell'assistenza dei rifugiati belgi e intrattiene una lunga corrispondenza con André Gide. A causa di un'errata diagnosi medica, Simenon si convince di essere gravemente malato e scrive, come testamento, le sue memorie, dedicate al figlio Marc e raccolte nel romanzo autobiografico Pedigree
Accuse di collaborazionismo, poi rivelatesi infondate, lo inducono a trasferirsi negli Stati Uniti, dove conosce Denyse Ouimet che diventerà sua seconda moglie e madre di suoi tre figli. Torna in Europa negli anni Cinquanta, prima in Costa azzurra e poi in Svizzera, a Epalinges nei dintorni di Losanna. 
Nel 1960 presiede la giuria della tredicesima edizione del festival di Cannes: viene assegnata la Palma d'oro a La dolce vita di Federico Fellini con cui avrà una lunga e duratura amicizia. Dopo pochi anni Simenon si separa da Denyse Ouimet. 
Nel 1972 lo scrittore annuncia che non avrebbe mai più scritto, e infatti inizia l'epoca dei dettati: Simenon registra su nastri magnetici le parole che aveva deciso di non scrivere più. Nel 1978 la figlia Marie-Jo muore suicida. Nel 1980 Simenon rompe la promessa fatta otto anni prima e scrive di suo pugno il romanzo autobiografico Memorie intime, dedicato alla figlia. 
Georges Simenon muore a Losanna per un tumore al cervello nel 1989.

Fonte: ibs.it
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martedì 17 gennaio 2017

Segnalazione "Libri da leggere": "Il segreto del verziere" di Federico Carro

Buongiorno a tutti!!
Oggi è giorno di segnalazione, e il libro che vorremmo consigliarvi è "Il segreto del verziere", romanzo d'esordio dell'autore e cantante ligure Federico Carro.


[...] Il “Segreto del verziere” è un romanzo originale che unifica colori di terra marina a racconti dal sapore fiabesco ove l’aspetto di vita è l’elemento chiave in intrigati passaggi di morte e desiderio di giustizia. Lo stile dell’autore è apparentemente austero ma, secondo un’analisi più approfondita del testo, si carica di una fantasia creativa in grado di tramutare un borgo decantato e al contempo maledetto dalle genti del posto in un luogo incantato di forze che richiamano alla rinascita. Va letto senza trovare delle risposte... va gustato nella sua forma sui generis un po’ fuori dai canoni e dal tempo... sospesa in un oblio intramontabile... è un’autentica scoperta!” [...]

Maggiori informazioni http://www.arduinosaccoeditore.eu/products/il-segreto-del-verziere/


Una storia di un regno d'altri tempi, tra odio e vendetta, ispirata
all'atmosfera misteriosa e fiabesca delle Cinque Terre

Esordisce con un romanzo ispirato all’atmosfera onirica e fiabesca di Vernazza l’autore e
cantante ligure Federico Carro.
Il segreto del verziere, edito da Arduino Sacco, introduce
infatti il lettore nel meraviglioso regno di prosperosa bellezza in cui vive un re di nome
Lenoire, regno che richiama alla mente la natura e i borghi delle Cinque Terre.
Egli vive in un’epoca soleggiata, trasmettendo sicurezza e sorrisi al suo popolo, fino all’arrivo
di un misterioso individuo che ne sconvolge l’esistenza, facendogli dono di un
immenso potere, sconosciuto agli uomini comuni.
Lenoire, temendo il peso morale e materiale
di questa responsabilità, lo abbandona nel bosco, ignaro delle nefaste conseguenze
del suo gesto. 
Non mostra più carattere il figlio Lejack, che rifiuta di comportarsi in modo
degno di un vero re. 
E anche per lui sembra fatale l’incontro con un uomo misterioso, in
seguito al quale il giovane svanirà nel nulla. 
Quale sinistra presenza aleggia sulla famiglia reale? Quale oscuro male serpeggia nel regno?

La storia prende vita da due personaggi, Corcelsio e Virtuoso, che pian piano svelano un
variegato mondo di contadini e pescatori, di leggende e storie di vita vissuta, di vicende di
sangue, odio e vendetta celate dietro le atmosfere bucoliche del regno. 
Che la risposta si trovi in quel verziere in cui sorgeva un maestoso castello dominato dalla monarchia?

Il Segreto del verziere è un romanzo originale che unifica colori di terra marina a racconti
dal sapore fi abesco ove l’aspetto di vita è l’elemento chiave in intrigati passaggi di morte
e desiderio di giustizia» commenta nella prefazione la critica letteraria Silvia Paternostro,
sociologa e ricercatrice applicata.
Lo stile, volutamente arcaico e solenne, ben si adatta allo sviluppo narrativo e agli ambienti,
nessuno dei quali è svelato apertamente. Tutto è lasciato all’immaginazione del
lettore, amplifi cando in questo modo il ruolo della natura, la cui tacita presenza assurge a
protagonista incontrastata.
In definitiva, aggiunge Paternostro, il libro «va letto senza trovare delle risposte... va gustato
nella sua forma sui generis un po’ fuori dai canoni e dal tempo... sospesa in un oblio
intramontabile... è un’autentica scoperta!»
Comunicato stampa "Giro di Parole"


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L'autore:
Federico Carro, classe 1991, vive in Liguria, una regione la cui incantevole natura ha contribuito a farlo avvicinare al mondo dell’arte.
Dopo aver frequentato il Liceo Artistico, scopre di essere attratto tanto dalle forme pittoriche quanto dalla scrittura. In seguito al tragico incidente di una cara amica, si accosta al mondo della musica, studiando pianoforte e canto per trasformare in canzoni le sue stesse poesie. Da questo sforzo creativo nascono un piccolo gruppo musicale e un album da solista. Il segreto del verziere è il suo primo romanzo; è già in cantiere il secondo ispirato alla magica città di Torino.
Potete trovare il romanzo alla pagina dell'editore cliccando qui
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Speriamo di poter leggere il romanzo a breve per potervi anche stuzzicare con la recensione!!
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Buona giornata e buon martedì

sabato 14 gennaio 2017

Ultime uscite in libreria...Gennaio 2017

Buongiorno e buon Sabato a tutti!
L'anno è iniziato e i buoni propositi per 365 giorni di sane letture ci sono tutti!
Oggi vogliamo segnalarvi le nuove uscite delle case editrici con cui collaboriamo, sicuri che troverete spunto per nuove, interessanti e bellissime letture.
Per attraversare il gelo dell'inverno, un buon the caldo e un libro fanno sempre la differenza!

Adelphi

Roberto Bolaño 
Il gaucho insopportabile 
Data di Uscita: 9 Gennaio 2017

L’ultima, stupefacente, silloge di racconti del più insopportabile, del più imperdonabile, del più bellicoso scrittore sudamericano.
 Nella rete sterminata di gallerie delle fogne si aggira un topo poliziotto (il nipote della famosa cantante Jose$ne!) alla ricerca di un feroce assassino.
 Uno scrittore argentino fa uno strano viaggio a Parigi, dove si ritrova a far l’amore con una puttana «come se tutti e due non sapessero fare altro che amarsi». Un avvocato bonaerense abbandona tutto per andare a vivere nel deserto insieme ai gauchos, i bovari della pampa argentina.
Sono solo tre dei sette, perfetti, pannelli che compongono l’ultimo libro consegnato da Bolaño al suo editore – un libro che lo scrittore chiude parlando apertamente della sua malattia, dell’approssimarsi della morte, e del suo violento amore per la letteratura e per la vita.
Nato a Santiago del Cile nel 1953 e morto a Barcellona nel 2003, Roberto Bolaño è diventato – soprattutto dopo la pubblicazione, nel 2008, della traduzione inglese di 2666 – una sorta di «icona pop» della letteratura contemporanea, e oggi schiere di giovani americani percorrono i deserti messicani a bordo di corriere sgangherate sulle orme dei suoi personaggi. Adelphi lo ha accolto nel suo catalogo nel 2007, proprio con 2666, il suo ultimo romanzo, pubblicato postumo; nel 2016 ha mandato in libreria Notturno cileno. El gaucho insufrible è apparso, anch’esso postumo, nel 2003.


Le battute memorabili di Feynman
 A cura di Michelle Feynman
Traduzione di Franco Ligabue
 «La collana dei casi»
 Data di Uscita: 9 Gennaio 2017

«Il mondo è un caos dinamico di cose tremolanti, se lo si guarda nel modo giusto». Richard Feynman – genio scientifico reso celebre dalla felice perspicuità delle sue lezioni e dei suoi scritti, oltre che dalle esplorazioni quantistiche che gli valsero il premio Nobel – non temeva di sconfinare in territori estranei alla sua materia, mosso com’era da un’insaziabile curiosità fanciullesca e armato di un’intelligenza analitica giocosa e spietata.
A oltre trent’anni dalla morte, Michelle Feynman ha setacciato opere edite, carte personali, conferenze, lezioni e interviste, per trarne un memorabile florilegio di idee e riflessioni illuminate dai lampi di un’immaginazione che ammetteva come unico limite la compatibilità con le leggi note della fisica.
Richard P. Feynman (1918-1988), fisico teorico premiato con il Nobel nel 1965 per il suo lavoro sull’elettrodinamica quantistica, è l’autore delle leggendarie lezioni di $sica raccolte nei volumi Sei pezzi facili e Sei pezzi meno facili, rispettivamente pubblicati da Adelphi nel 2000 e nel 2004. L’ultima sua opera apparsa presso la casa editrice è Il senso delle cose (2012). Michelle Feynman (nata nel 1968) ha curato anche l’epistolario del padre, edito da Adelphi nel 2006 sotto il titolo Deviazioni perfettamente ragionevoli dalle vie battute.


Giampaolo Rugarli
 La troga
«gli Adelphi»

L’Italia torbida, grottesca e sanguinaria degli anni Settanta e Ottanta in una trama delle più stupefacentie oltraggiose.
«[Nella Troga] si intravedono tanti di quegli elementi che appartengono alla storia italiana dell’ultimo mezzo secolo che si finisce col leggerlo come se quella storia appunto fosse stata reinventata in una sfera surreale, metafisica: da sogno, da incubo ... il lettore ne ha come un senso di sdoppiamento: mentre segue con divertimento il vertiginoso ritmo della vicenda “inverosimile” ne va riscontrando nella memoria i particolari “veri” ... tutta la cronaca della corruzione italiana di questi anni confluisce nel libro, vi si amalgama, vi si esalta: con feroce allegria, con allegra ferocia» (Leonardo Sciascia»).
Giampaolo Rugarli (1932-2014), autore di numerose opere, ha esordito nel 1987 con Il superlativo assoluto. La troga, suo secondo romanzo, è apparso – suscitando non poco clamore – nel 1987.


Iperborea

Jonas Hassen KHEMIRI

TUTTO QUELLO CHE NON RICORDO

Data di Uscita: 20 Gennaio  
Questa è la storia di Samuel, un ragazzo che ha perso tragicamente la vita: è stato un incidente o un suicidio? Un giovane scrittore incontra tutti quelli che lo conoscevano per ricostruire attraverso le loro parole chi era
veramente Samuel: l’amico speciale Vandad, ora in carcere; la Pantera, artista underground a Berlino; il grande amore Laide, attivista per le donne migranti; l’arzilla nonnina a cui la malattia sta strappando la memoria. 
Un appassionante puzzle di voci si compone con la suspense, i colpi di scena e le contraddizioni di un’indagine a presa diretta in cui ciascuno racconta la sua personale verità. E mentre capiamo di non poterci fidare fino in fondo di nessuno veniamo risucchiati nel ritratto commovente, esilarante e irresistibilmente umano di un ragazzo che abbraccia il mondo con la spontaneità pura di un bambino. Uno smemorato cronico alla continua ricerca di esperienze indimenticabili, che annota su miriadi di quaderni per combattere la sua paura dell’oblio. Un outsider tenero ed enigmatico, forse un poseur, forse un sognatore sfruttato dalle persone che più amava, a cui ci affezioniamo come a un amico che ci fa osservare con uno sguardo nuovo il nostro rapporto con gli altri e con la vita. 
Tutto quello che non ricordo è una storia d’amore e di amicizia, di tradimento e autoinganno, ma è anche un romanzo sulla perdita, sul tempo che abbiamo, sul nostro bisogno di ricordare ed essere ricordati, e sulle parole a cui ci aggrappiamo nella speranza o nell’illusione di cambiare tutto quello che è stato.

Tove JANSSON

FAIR PLAY

Data di Uscita: 27 Gennaio
Dalla celebre autrice finlandese dei Mumin, una tenera, delicata, luminosa storia d’amore e di amicizia tra due artiste straordinarie.
Mari e Jonna, due artiste, due atelier ai capi opposti di un grande edificio sul porto di Helsinki, e una casetta condivisa su una piccola isola solitaria davanti al mare aperto. Mari scrive, illustra, sogna, si fa domande, accoglie un maestro burattinaio russo che sacrifica il sonno all’arte, si appassiona a una donna sola al mondo che le chiede il senso della vita. Jonna dipinge, intaglia il legno e trova risposte, cerca di catturare la realtà con la sua cinepresa, ama i film western di serie B e i capolavori di Fassbinder, e mette mano al fucile da caccia quando c’è bisogno di una «sana spietatezza».
 Le loro personalità si scontrano e si confrontano attraverso dialoghi sagaci e silenzi che non hanno bisogno di parole, unite da un’urgenza creativa che riesce ogni volta a gettare una luce nuova sulle cose e sulla natura umana, a trasformare la quotidianità in una riserva di piccole epiche fuori dall’ordinario e di inattese rivelazioni. 
Definito da Ali Smith «una vera opera d’arte», Fair play è una partita a due, un gioco sottile tra due donne fieramente indipendenti che con ironia e nel rispetto inviolabile dei reciproci spazi mantengono sempre vivo uno scambio autentico, pungente, eppure pieno di tenerezza. Con la sua finezza di lingua e di sguardo, capace di cogliere il significato racchiuso nel gesto più semplice, Tove Jansson traduce in un gioiello letterario il rapporto con la donna con cui ha condiviso quarant’anni di lavoro e di vita, in un equilibrio lieve e rivoluzionario, all’insegna di quella libertà che accompagna una riuscita storia d’amore. 

Marsilio

L'angelo di neve



Siglufjörður, cittadina di pescatori nel punto più a nord dell’Islanda, accessibile dal resto del paese solo attraverso un vecchio tunnel, è soffocata dalla morsa dell’inverno.
La temperatura è ben al di sotto dello zero, il vento scuote le tegole, e la neve che cade incessante da giorni la fa sembrare un luogo incantato dove tutto può succedere. Finché qualcosa di inaspettato succede davvero. Una giovane donna viene ritrovata in un giardino priva di sensi, in una pozza di sangue. Un vecchio scrittore muore nel teatro locale in seguito a una caduta.
Ari Þór, ex studente di teologia diventato poliziotto quasi per caso, si immerge nell’indagine malvolentieri, stretto tra la nostalgia della fidanzata rimasta a Reykjavík e la diffidenza di una comunità che fa fatica ad accoglierlo. In un clima di tensione claustrofobico, dovrà imparare a farsi largo tra l’attenzione morbosa della stampa e i segreti dei residenti, a convivere con le bufere sferzanti e a trovare la strada della verità in un buio senza fine.

Ragnar Jónasson  (1976) vive a Reykjavík. Avvocato e giornalista, insegna diritto d’autore all’università ed è anche un noto traduttore (sue le traduzioni di Agatha Christie in islandese). È l’autore della serie Dark Iceland, un successo internazionale, di cui L'angelo di neve è il primo episodio.



Ribelli d'Italia

Il sogno della Rivoluzione da Mazzini alle Brigate rosse

Perché ancora oggi in Italia stenta ad affermarsi una cultura politica riformista?
Per quale motivo persistono, tanto a destra quanto a sinistra, consistenti tracce di populismo e di estremismo? Perché abbiamo avuto il più grande Partito comunista dell’Occidente e non è riuscita a mettere radici una solida socialdemocrazia di tipo europeo? E su quale terreno affonda le radici il terrorismo, da noi così virulento?

Il tentativo di rispondere a queste domande, più che mai attuali, non può prescindere da un’analisi della storia del nostro Paese che ponga al centro il mito della rivoluzione. Un mito non soltanto italiano, ma che in Italia si è dimostrato particolarmente vitale e incisivo. Un’idea potente e trasversale, fonte allo stesso tempo di grandi speranze e di luttuose tragedie: la patologia di un secolo, il Novecento, segnato da guerre e totalitarismi.
 In questo libro Paolo Buchignani traccia un percorso che, dal Risorgimento agli anni di piombo, mostra la fortuna e la longevità della rivoluzione: «tradita», «incompiuta», via via corredata da varie denominazioni, così seducente e popolare da essere stata per tanto tempo, più o meno consapevolmente e strumentalmente, abbracciata anche da coloro che rivoluzionari non erano.
 Emerge con forza come, al di là della volontà di uomini, partiti, élite intellettuali, spesso mossi da sincere intenzioni di rinnovamento e di giustizia sociale, il richiamo alla rivoluzione abbia avuto esiti deleteri e abbia costituito un ostacolo rispetto all’affermazione di una cultura politica autenticamente democratica e riformista. 
Una cultura di cui, specialmente in questa fase storica, si avverte la necessità, per affrontare con efficacia le drammatiche sfide del nostro tempo.

Paolo Buchignani  (Lucca 1953), studioso di storia della cultura italiana del Novecento, ha pubblicato numerosi saggi sulle avanguardie e sul fascismo, tra cui: Un fascismo impossibile. L’eresia di Berto Ricci nella cultura del ventennio (1994), Fascisti rossi. Da Salò al Pci: la sconosciuta migrazione. 1943-53 (1998), La rivoluzione in camicia nera. Dalle origini al 25 luglio 1943 (2006). Collabora a «Nuova Storia Contemporanea». È docente di Storia Contemporanea all’Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria.


, Alessandro Rizzardini

Costantino Reyer e Pietro Gallo


Attraverso un’accurata ricerca supportata da immagini e documenti inediti, il libro ripercorre quasi un secolo di storia tra Ottocento e Novecento dal particolare punto di vista dell’attività fisica alle origini degli sport moderni a Venezia, valorizzando il basilare contributo di Costantino Reyer e Pietro Gallo. 
Dei due ginnasiarchi sono rimasti oggi non solo il ricordo, magari sfumato, ma anche una traccia viva e presente del loro operato: sono considerati tra i padri fondatori della ginnastica in Italia, precursori dell’educazione fisica e di tanti sport oggi praticati.
Reyer e Gallo scelsero il nord-est per avviare la propria opera, che li vide impegnati in un contesto più ampio, sia nazionale sia europeo. Tante le iniziative che avviarono, con il concorso di collaboratori e allievi che a loro volta si distinsero in variegate discipline fondando nuove società o dedicandosi all’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, e coinvolgendo giovani e adulti, bambini e bambine, istituzioni pubbliche e private.Dalla ginnastica alla voga, dalla scherma all’atletica, dal calcio alla pallacanestro, il territorio veneto ospitò numerosi e qualificati eventi.


Fazi Editore

Patricia Nell Warren


A metà degli anni Settanta, l’allenatore Harlan Brown viene cacciato dalla prestigiosa Penn State University per sospetta omosessualità. Perde tutto – famiglia, lavoro, amici –, e trova rifugio dal suo passato e da se stesso in un piccolo college di New York, dove cerca di mascherare il proprio conflitto sessuale con un’esistenza il più spartana e conformista possibile.
 Si è fatto una promessa che ha intenzione di mantenere: non innamorarsi mai più di un uomo. Ma la sua vita viene nuovamente sconvolta quando tre giovani atleti si presentano nel suo ufficio: l’esuberante Vince Matti, il timido Jacques LaFont e il ventiduenne Billy Sive, un potenziale grande talento per i diecimila metri.
 Vittime a loro volta di discriminazione sessuale, non vogliono rinunciare ai propri sogni.
 L’uomo è profondamente diviso: se accetterà di allenarli, alimenterà i pettegolezzi su di lui, ma i tre hanno stoffa e questa potrebbe essere la sua ultima occasione di puntare in alto. Alla fine, poste condizioni ferree, accetta di prenderli sotto la sua ala. Harlan è subito affascinato dal talento di Billy e capisce che il ragazzo ha le qualità per partecipare alle Olimpiadi di Montréal del ’76.
 Quando, molto presto, la sua ammirazione si trasforma in una sensazione che non provava da anni, deve fare la scelta più difficile della sua vita: combattere i propri sentimenti o uscire allo scoperto e sfidare l’ultraconservatore establishment sportivo, rischiando di far sfumare per sempre il sogno olimpico dei tre ragazzi. Amore, passione e lotta politica si fondono così in un crescendo di tensione, fino all’esplosivo finale, giocato sullo spettacolare palcoscenico olimpico.


Paul Beatty


Nato a Dickens - ghetto nella periferia di Los Angeles - il protagonista è rassegnato al destino del californiano della classe medio-bassa. Cresciuto da un padre single, controverso sociologo, ha passato l'infanzia fungendo da soggetto per una serie di studi psicologici sulla razza.
Gli è sempre stato fatto credere che il lavoro pionieristico del padre sarebbe stato accorpato in un memoir che avrebbe risolto i problemi economici della famiglia. 
Ma quando il padre viene ucciso dalla polizia in una sparatoria, si rende conto che non esiste nessun memoir: l'unico lascito del genitore è il conto del funerale low cost.
 Fomentato da quest'imbroglio e dallo sfacelo generale della sua città, il protagonista si dà da fare per riparare a un altro torto subito: Dickens è stata letteralmente cancellata dalle carte geografiche per risparmiare ulteriore imbarazzo alla California. Dopo aver arruolato il più famoso residente della città - Hominy Jenkins, celebrità caduta in disgrazia -, dà inizio alla più oltraggiosa delle azioni concepibili: ripristinare la schiavitù e la segregazione nella scuola locale...


Il Saggiatore

Giacomo Debenedetti 
Il personaggio-uomo 
In libreria dal 12 Gennaio

«Lo sanno tutti che sono d’attualità i critici-scrittori. Debenedetti è il maggiore di essi.» Walter Pedullà In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Giacomo Debenedetti, il Saggiatore riporta in libreria la sua opera capitale con una nuova prefazione di Raffaele Manica. 
Ideatore della collana «le Silerchie», collaboratore di Alberto Mondadori e tra i fondatori del Saggiatore, Debenedetti è stato uno dei più grandi critici letterari e scrittori del secolo appena trascorso, che ha operato non solo nell’ambito letterario, ma anche in quello musicale, scientifico e delle arti figurative, mettendo a punto un sistema interpretativo assolutamente inedito nel panorama culturale italiano. 
Il pensiero critico di Debenedetti è espresso con illuminante chiarezza in queste pagine, che indagano – in un vero e proprio itinerario psicologico e letterario – la «questione uomo» e l’idea di romanzo. Il personaggio-uomo uscì postumo nel 1970, raccogliendo vari saggi di Debenedetti: «Commemorazione provvisoria del personaggio-uomo» (1965), «Un punto d’intesa sul romanzo moderno?» (1963), «Il personaggio-uomo nell’arte moderna» (1963), «Con gli occhi chiusi» (1963), «Puccini e la “melodia stanca”» (1961), «Il tarlo in valuta oro» (1959), e infine la relazione accademica «Vittorini a Cracovia» (1967). 

La nostalgia del personaggio-uomo, profondamente avvertita da Debenedetti, è al centro di quest’opera, così come la convinzione che i valori della letteratura vadano sottratti alle lusinghe della civiltà di massa, per essere restituiti al lettore nel loro statuto universale. Il compito del critico consiste, allora, nel superare la mera attualità e traghettare ai posteri i valori assoluti dell’arte. Con la riproposta del Personaggio-uomo, il Saggiatore intende rendere omaggio a uno degli intellettuali che più hanno contribuito a formare l’identità «illuminista» della casa editrice, per la quale curò la pubblicazione di oltre 250 volumi.


Stefano Agosti
 Rimbaud

 Le vocali, la parola notturna
 «Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. 
Il Poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi.» E veggenti bisogna essere, per afferrare la poesia di Rimbaud. 
La «sregolatezza di tutti i sensi» è la qualità necessaria e non sostituibile per captare il segnale dei suoi versi. Un oracolo che richiede un altro oracolo per la comprensione del vaticinio. 
Autore di liriche, poemi in prosa e prose poetiche, Arthur Rimbaud – il genio adolescente, il profeta del mistero della parola – è universalmente noto soprattutto per il sonetto Vocali, fino a oggi ritenuto imperscrutabile testimonianza poetica del deragliamento dei sensi.
 Stefano Agosti penetra nel santuario di Rimbaud: legge il sonetto Vocali e decifra la grammatica della visione di uno dei più insolvibili enigmi letterari: A come Alpha, O come Omega, e i vocaboli che danno accesso all’Oriente mentale del poeta: escremento, aurora, sangue, buio, acqua. Seguendo un’intuizione felice, ne svela il segreto, restituendo una lettura del sonetto che lascia stupefatti e ricostruendo un Rimbaud inedito che non potrà non esercitare duratura presa sul nostro immaginario. Frutto di più di quarant’anni di inesausto lavoro di ricerca sul testo e sulle fonti, Rimbaud è tanto un atto d’amore nei confronti del più inafferrabile e maledetto dei poeti decadenti, quanto una prova del potere che l’intelligenza critica sa ancora esercitare. 


Allen Ginsberg 
Non finché vivo
 Poesie inedite 1942-1996 
In libreria dal 19 Gennaio

Per cinquant’anni – da quando era un ragazzo fino a pochi giorni prima di morire, nell’aprile del 1997 – Allen Ginsberg non ha mai smesso di scrivere. La sua opera è un unico, ininterrotto flusso d’inchiostro che scorre in opere come Urlo, Kaddish e La caduta dell’America, riversandosi con la stessa forza in una produzione intensa e fino a oggi introvabile, affidata a riviste, fogli di protesta, reading improvvisati e lettere ad amici come Kerouac e Snyder. Poesie scritte di giorno e di notte, a casa, a bordo di un aereo, in Cina o in Colorado, a Parigi o a Lima: Non finché vivo raccoglie per la prima volta questi testi, inediti in Italia, componendo un’autobiografia letteraria, un’intera vita in versi. Lo sguardo talmudico e beat, buddhista e whitmaniano di Ginsberg si posa con inquietudine sulle violenze della polizia e l’oppressione politica; si allarga sulle vastità dell’America con toni visionari; ripiega nei ricordi struggenti dell’infanzia nel New Jersey; resta ipnotizzato dalla fiamma della candela che lo accompagna nella veglia mentre il padre, appena morto, trascorre la prima notte nella sua «nuova eternità». Il suo profondo senso dell’amicizia nutre poesie come quelle in memoria di Carl Solomon, dedicatario di Urlo; la sua lingua proteiforme, ironica e allucinata precipita nell’angoscia dei paesaggi metropolitani o si fa rapire dalla sensualità di corpi che insieme si muovono, «invisibilmente sognando». A vent’anni dalla morte di Allen Ginsberg, il Saggiatore organizza eventi a lui dedicati in diverse città e propone questa raccolta inedita, testimonianza unica di uno dei maggiori poeti del Novecento, capace di vivere il proprio tempo e di trascenderlo in versi in cui la realtà finisce per deflagrare nell’incanto della materia, guidato dalla consapevolezza che «La luna nella goccia di rugiada è quella vera / La luna in cielo è illusione».


Alberto Cadioli
 Letterati editori 
Attività editoriale e modelli letterari nel Novecento
In libreria dal 19 Gennaio 


In questa edizione completamente rinnovata di Letterati editori – a un tempo saggio di storia della cultura letteraria e fortunata incursione teorica nei meccanismi dell’editoria – Alberto Cadioli ridefinisce la categoria del «letterato editore» da lui stesso coniata: homme de lettres a vario titolo impegnato in una casa editrice, il cui intervento può essere considerato da una parte la testimonianza della sua personalità artistica, dall’altra il segno della sua militanza, della volontà di incidere sul tempo in cui vive.
 All’inizio del secolo scorso, quando l’era del mecenatismo è ormai un lontano ricordo e l’intellettuale in crisi deve arrabattarsi per trovare nuovo status e nuovi mezzi di sostentamento, Papini e Prezzolini si danno all’editoria loro malgrado, esplorando la contraddizione tra missione e mercato col timore che le Muse della creatività vengano cacciate dalle Sirene dell’industria.
 A cavallo degli anni venti e trenta, invece, gli scrittori legati a Solaria fanno dell’editoria uno strumento di intervento nel mondo, un mezzo attraverso cui proporre un modello di cultura alternativo rispetto a quello diffuso dai programmi delle grandi case editrici. 
A Seconda guerra mondiale conclusa, la creazione della Biblioteca Universale Rizzoli su iniziativa di Luigi Rusca amplia il pubblico dei lettori e dà la possibilità di leggere a chi fino a quel momento non se l’è potuto permettere.
 A partire da un’ampia messe di dati, e con grande chiarezza ed efficacia espositiva, Letterati editori è una guida attraverso la letteratura del Novecento italiano, che mostra come i più grandi autori che il nostro paese abbia espresso – Elio Vittorini e Vittorio Sereni, Giacomo Debenedetti e Italo Calvino – siano stati forse ancora più grandi innovatori della cultura e della sensibilità poetica, ispiratori del cambiamento sociale e plasmatori dell’orizzonte nel quale ancora oggi ci muoviamo.

Intrecci edizioni

Come candele nella notte

 di Maurizio Roccato 

Come candele nella notte è il nuovo libro di Maurizio Roccato. Un giallo, scritto molto bene, da un autore che non è affatto un esordiente, al suo attivo ha già tre libri.
Il libro è uscito da circa un mese e abbiamo già un’ottima rassegna stampa, tanto che il libro sta andando letteralmente a ruba. Nelle prossime settimane l’autore sarà intervistato da Prima Radio e in diretta ci svelerà qualche retroscena della trama.
Il libro di Maurizio Roccato è stato fortemente voluto da un nostro redattore che è rimasto folgorato dalla sua scrittura, dalla trama e dai personaggi. Difatti tutta la redazione se ne è totalmente innamorata, tanto che grafico e correttrice di bozze sono stati completamente travolti da questo testo.
La verità è che il libro di Maurizio Roccato è scritto da un autore che sa fare questo mestiere e lo sa fare molto bene. Che ha studiato, che è stato affiancato da un editor per valorizzare il testo, il cui risultato è un’opera letteraria di livello.
Il mistero del libro è ambientato in un faro, sulle coste della Bretagna, la cui porta era chiusa dall’interno. Un vero e proprio intrigo in cui il lettore sarà completamente catturato dalla curiosità di sapere la verità e la conseguente soluzione del mistero. Una vera e propria sfida al lettore.
La storia narrata prende spunto da fatti realmente accaduti, che hanno quindi un fondamento storico; tanto che il libro è arricchito dalla prefazione di Louis Cozan, il Vecchio guardiano dei fari di La Teignouse e Grands Cardinaux nel mar d’Iroise che lo rendo completo e allo stesso tempo unico nel suo genere.
Una lettura coinvolgente, matura e appassionante adatta agli amanti del genere giallo e non.

Harper Collins

Scia di sangue