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venerdì 10 febbraio 2017

Recensione doppia: "Storie dal mondo nuovo" di Daniele Rielli


Storie dal mondo nuovo
Daniele Rielli



Formato: Brossura
Genere: Reportage
Editore: Adelphi           
Pagine: 316








I fantasmagorici rituali – di iniziazione – dei promotori di startup, riuniti in conclave a Londra. I saturnali, al Mugello, di una delle ultime divinità disponibili in Italia, Valentino Rossi. Il matrimonio fra i rampolli di due miliardari indiani – per tacer dell'elefante – nel cuore della Puglia. L'incontro, a New York, con un sopravvissuto alla sua stessa leggenda, Frank Serpico. Il paradiso – o l'inferno – artificiale nella sua versione più aggiornata, il poker online. Non importa da quale ingresso Daniele Rielli decida di entrare nel diorama ibrido e surreale che chiamiamo contemporaneità. Importa come ne racconta, ogni volta, un angolo diverso. E quanto, ogni volta, riesca a farci ridere.


Giudizio sintetico





Recensione... la prima:
Ogni giorno veniamo bombardati da notizie, storie e avvenimenti che accadono nel mondo, divise per tipologia: inchieste, attualità, politica, cronaca nera e rosa, sport ecc. .
Anche grazie ai social network, la divulgazione dei fatti di rilievo nazionali ed internazionali è immediata e su ampia scala.
Alcune notizie ci colpiscono particolarmente, rimanendo impresse nella nostra memoria, altre vengono archiviate dal nostro cervello come: "Ok, prendo atto, archivio/dimentico".
In molti casi, la nostra attenzione viene distolta in pochissimo tempo da articoli o approfondimenti scritti in "giornalistichese": con questo libro si è riscattata la formula dell'informazione a portata di tutti.

Daniele Rielli, classe 1982, in "Storie dal mondo nuovo" racconta i retroscena di tanti avvenimenti, attraverso un linguaggio fresco e apprezzabile da chiunque.
Una raccolta di storie tanto diverse, unite dal filo conduttore del retroscena, di quel dettaglio che noi non vediamo ma che esiste, che rende interessante anche la notizia meno popolare.

Si inizia, per esempio, dal "retroscena del retroscena dei retroscena" con il racconto del Transatlantico, quel salone lungo e imponente nel Palazzo di Piazza Montecitorio, dove politici e giornalisti si incontrano per scrivere quelle pagine di politica, dove il risultato finale è specchio che riflette ritratti di personaggi spesso altezzosi e sopravvalutati ma dove, chi scrive per mestiere, può vedere e notare dei dettagli e dei modi di fare riportando il retroscena, anche goliardico, di una "casta" così inavvicinabile.

Si passa poi al mondo delle startup al TechCrunch, con il racconto di quei colossi informatici venduti a cifre esorbitanti (WhatsApp a 19 miliardi di dollari, Skype a 8,5 milioni ecc.) a confronto con quelle piccole realtà che provano, attraverso l'innovazione e l'inventiva, a emergere nel secolo del digitale.
So che solo alcuni pescheranno il biglietto vincente in un'economia che assomiglia molto ad una lotteria,

Little Odessa, quartiere a sud di Brookling dove il tempo si è fermato a quando l'emigrazione sovietica, soprattutto di ebrei negli anni 40, ha dato vita ad una comunità unica ed interessante, raccontata attraverso moltissimi incontri ed esperienze divertenti.

L'Albania del 2014 con il fenomeno "Agon Channel", i resti di dittature e dominazioni estere, la vita e il lavoro nel paese, approfonditi sempre con retroscena raccontati da chi vive questi cambiamenti sulla propria pelle.

Non manca un capitolo dedicato a Valentino Rossi e al "pratone" del Mugello prima di ogni GP, con serate in clima festoso, slogan e personaggi unici ed esilaranti.

I retroscena del mondo "writers", del gioco d'azzardo con l'ascesa, il successo e il declino del Texas Hold'em, il matrimonio Indiano a Fasano di cui tanto si è discusso, Serpico e la corruzione degli Stati Uniti negli anni 70 e, ciò che, mannaggia a me, ignoravo del tutto, la storia del terrorismo in Alto Adige, delle etnie minoritarie che vivono la segregazione in casa propria.

Questo libro, che in primis è una raccolta di storie variegate ma dal gusto piacevole, ha svegliato in me quella sete di conoscenza che, insieme ai retroscena narrati e alle storie più o meno note, mi ha portato ad approfondire argomenti che avevo appreso in maniera superficiale o ignoravo del tutto, a cercare di inoltrarmi in mondi così diversi, così lontani ma tremendamente interessanti.

Attraverso un'analisi briosa, mai noiosa, di un giovane giornalista, si possono apprezzare storie così agli antipodi, avendo la sensazione di ascoltare un amico che racconta le esperienze uniche dell'eccitante vita giornalistica, perchè il grande merito che va dato a Rielli è quello di aver saputo raccontare e intrattenere il lettore con storie interessanti, ma soprattutto scritte con un linguaggio semplice.
I retroscena aiutano a comprendere e invogliano a curiosare, stimolano quella sete del sapere in modo unico, nella maniera più vicina a noi, dimostrando che, se sei un "professionista" non esiste storia che non possa essere letta e apprezzata da tutti.

Giudizio sintetico




Recensione...la seconda:
Realista. Straordinariamente realista. “Storie dal Mondo Nuovo” è una fotografia puntuale e chiara, scattata con uno stile fresco, nuovo. “Storie dal Mondo Nuovo” è un reportage che racconta alcuni degli aspetti più curiosi e meno noti della nostra quotidianità, scoperti e portati agli occhi del lettore in modo divertente e mai banale. E' un libro in cui, pagina dopo pagina, emergono lo spirito e lo stile tipici del mestiere del giornalista, dalla struttura del racconto dei fatti e alle parole utilizzate, mai pesanti e contraddistinte da, un ormai sempre più raro, grado di puntualità.
Daniele Rielli, in 311 pagine, accosta i racconti di situazioni e personaggi molto diversi tra loro con una rara capacità di incuriosire il lettore a cui viene offerta la possibilità di conoscere aspetti, situazioni e dinamiche di una quotidianità molto contemporanea, proprio del Mondo Nuovo.
E' un reportage dal giorno d'oggi, disilluso e, a tratti, cinico, ma sempre appassionato, nel quale emerge a chiare lettere il punto di osservazione privilegiato e il ruolo di chi sta scrivendo le pagine che abbiamo in mano.
Il transatlantico in Parlamento, la pista del Mugello, Tirana, New York, Borgo Egnazia in Puglia, il Montenegro, l'Alto Adige, sono tutti scenari in cui si possono scoprire fatti e personaggi le cui storie sono poco note ed i cui particolari parlano di una contemporaneità che, spesso, bisticcia con il passato e altrettante volte sembra tendergli la mano.
Uno degli aspetti più raffinati di queste pagine, sospese tra giornalismo e narrazione, è sicuramente l'intelligenza con cui vengono raccontati i fatti, la stessa intelligenza viva che anima la curiosità dell'autore nel voler scoprire, conoscere e raccontare fatti di vita estremamente diversi tra loro, tratteggiando aspetti che non mancano mai di riportarci al quotidiano.

Un linguaggio attento, mai pesante, contemporaneo e schietto, sono gli ingredienti di un libro dinamico, particolarmente apprezzabile da chi ama osservare la quotidianità e conoscerne i protagonisti, tratteggiati sempre con grande puntualità. “Storie dal Mondo Nuovo” è un libro che saprà arricchire tutti coloro che amano osservare, magari anche in silenzio, la quotidianità, traendone spunto per riflessioni che sapranno sicuramente porre in una luce diversa, più disincantata e vera i fatti di ogni giorno.

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Daniele Rielli è nato nel 1982. Laureato in Filosofia, collabora con Il Venerdì di Repubblica e IL Magazine ( Sole 24 ore), ha scritto fra gli altri per Repubblica, Internazionale, Vice, Linkiesta, ed è autore anche di storie per la televisione e il teatro.
Nel 2013 ha vinto il Macchianera Italian Awards al "Miglior articolo dell'anno". Nel 2014 ha pubblicato con Indiana Editore Quitaly, raccolta dei suoi reportage.
Dopo aver utilizzato per anni lo pseudonimo "Quit the doner", nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo, Lascia stare la gallina con Bompiani con il suo vero nome, finalista al premio Sila49.
Nel 2016 ha pubblicato per Adelphi "Storie dal mondo nuovo".
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lunedì 2 gennaio 2017

Recensione doppia: "Vestivamo da Superman" di Bill Bryson


Vestivamo da Superman
Bill Bryson

Formato: Brossura
Editore: Tea Libri           
Pagine: 309




Giudizio sintetico




Cosa significa crescere nell'America degli anni Cinquanta? In questo suo nuovo "memoir", Bryson si muove a ritroso alla ricerca di quegli anni e di quei luoghi, di un'America felice per vocazione, fiduciosa di sé e del proprio luminoso futuro. Erano gli anni Cinquanta, tutto sembrava bello e possibile, anche le sigarette parevano non poter far altro che bene, così come il DDT e l'energia nucleare; le case si riempivano di elettrodomestici, c'era addirittura chi proponeva (sul serio) di usare i razzi per velocizzare gli invii della posta celere. E Bryson viaggia, cinquant'anni dopo, in quel mondo perduto, raccontandocene aneddoti e personaggi, facendo rivivere i sogni di una generazione e di un'infanzia fortunata, ridando fiato e respiro a un passato che è il suo personale, vissuto a Des Moines, Iowa.


Recensione A:
“Vestivamo da Superman” è una splendida e divertentissima fotografia dell'America della fine degli anni '50 del secolo scorso, epoca dell'infanzia di Bill Bryson che  la racconta tratteggiando i caratteri di un continente che, in quegli anni, ai nostri nonni pareva ancora essere molto lontano e, per molti aspetti, un inarrivabile punto di riferimento.
Bill Bryson, come in ogni suo scritto, accosta aneddoti personali e riferimenti storici in grado di fornire a chi legge uno spaccato dettagliatissimo di un'epoca ricca di fascino, quella degli Stati Uniti del dopoguerra, di una nazione ossessionata dal comunismo, alle prese con gli esperimenti della bomba H, pronta ad assistere alla nascita di Disneyland, alla crescita di Las Vegas ma, soprattutto, una nazione che dispensava sogni, dentro e fuori i propri confini, sogni che Bryson racconta con gli occhi ingenui del bambino di allora.
 “Alcune delle splendide parole che esistevano negli anni Cinquanta ora non si sentono più: ciclostile, stenografo, ghiacciaia, verdone, Studebaker, sputnik, beatnik, canasta, Cinerama, Loggia dell’Alce, pinnacolo, paparino.”. “Vestivamo da Superman” è nostalgia pura: ““La gente guardava con fiducia anche al futuro, come non avrebbe fatto mai più”.
Lungo le oltre 300 pagine del libro, ci si perde in uno scenario ricco di elementi che riportano alla mente l'essere bambini dei giorni nostri, di coloro che della generazione di Bryson, potrebbero essere i figli: è la meraviglia della realtà raccontata con gli occhi di un fanciullo che rende questo libro irresistibile, un racconto semplice, denso di emozioni, immagini, suoni e sapori.
E poi, c'è la bellezza di scoprire un'epoca tanto affascinante quanto discussa della Storia contemporanea americana, scritta dalla penna di un giornalista puntuale e divertente, un'epoca che per i nostri nonni significava la rinascita della speranza dopo la Guerra.
I fast food, il rock n roll, la corsa allo spazio, Hollywood e Elvis Presley sono alcuni dei protagonisti di quell'epoca che hanno contribuito ad accrescere il mito americano, trasmesso alle generazioni successive grazie alle immagini e alle atmosfere televisive di Happy Days. Ecco, “Vestivamo da Superman” è proprio tutto ciò, un divertente, sincero e disincantato racconto di un'epoca che non c'è più, di un Paese profondamente cambiato ma che ha lasciato in eredità una miriade di emozioni apprezzate, in modo differente, da ognuno di noi.
Un consiglio prima di iniziare a leggerlo: meglio che lo facciate solitari, lontano da occhi indiscreti, magari non sui mezzi pubblici nell'orario di punta; potreste restare in imbarazzo nello scoppiare in una fragorosa risata leggendo alcuni aneddoti irriverenti e raccontati con molta schiettezza senza mai lasciare spazio ad una eccessiva volgarità.


Recensione B:
Ci sono stati decenni del Novecento che hanno visto cambiamenti radicali nel modo di vivere e di essere delle persone.
Si è aperto un secolo carico di eventi, dall'illuminazione elettrica, alle guerre mondiali, la caduta di grandi imperi e tensioni che hanno accompagnato il mondo per interi periodi.
Ma c'è stato un decennio, quello degli anni 50, che ha visto negli Stati Uniti un cambiamento positivo, un modo di vivere che non guardava più al futuro con timore e preoccupazione, ma che portava tutti ad essere curiosi e positivi.
Una stagione caratterizzata dal boom economico, da progressi tecnologici impressionanti, dalla sensazione che il passo che si stava compiendo avrebbe portato cambiamenti che sarebbero siuciti a modificare e migliorare le aspettative di vita di tutta l'America e di tutto il mondo.
Bill Bryson, in questo libro, ripercorre attraverso ricordi personali e aneddoti divertenti la sua infanzia e la visione di questi cambiamenti, attraverso gli occhi di un bambino che scopriva e viveva tutto con l'entusiasmo sognante infantile e sui benefici che si riflettevano sull'intera famiglia.
Le persone erano, prima di tutto, felici e soddisfatte.
Uscivano a mangiare, avevano elettrodomestici rivoluzionari, si poteva acquistare qualsiasi cosa perchè il boom aveva portato lavoro e benessere.
C'era una grande fiducia verso il futuro, si guardava allo spazio come ad una continuazione della Terra, si immaginavano città sottomarine, automobili che potevano trasformarsi in sommergibili, marciapiedi mobili e automobili che si guidavano da sole.
Ciò che era considerato pura fantascienza stava diventando realtà.
E, a parte sogni che resteranno tali per l'impossibilità di renderli a misura di uomo, in quegli anni le novità furono davvero tante, nacquero i fastfood, Disneyland, gli edifici sempre più alti e le strade sempre più larghe, i multisala, le pubblicità sui benefici dei coloranti o del fumo e tanto tanto altro.
Anche gli esperimenti atomici diventavano occasione per gite familiari fuori porta, come spettacoli da poter guardare, ammirare e raccontare.
Erano gli anni dello sviluppo di Las Vegas, erano gli anni dei cambiamenti eccitanti.
Bill Bryson narra, con la spensieratezza e i modi da bambino (le misure sono sempre in scala "bambinesca" con persone altre tre metri che pesano 200kg), questi anni indimenticabili, sottolineando i cambiamenti e regalando aneddoti che fanno ridere, ma davvero tanto!
La narrazione di quegli anni è accompagnata da gag vissute dall'autore e dai suoi amici, come l'amico Katz o quello "gay" che si scoprirà essere il suo agente attuale, o la costruzione casalinga di una bomba che fa esplodere l'abitazione.
Immagini spassose, narrazione mai banale ma scorrevole, un racconto divertente che però aiuta a riflettere sui cambiamenti e ciò che ha portato questo decennio dei miracoli.
L'ultima parte, dedicata all'analisi di "com'era" e "com'è" la sua città, Des Moines, è commovente per la sottolineatura di una verità che, oggi più che mai, è sotto i nostri occhi: le città sono cresciute e hanno cancellato i rapporti veri, siamo tutti più piccoli messi a confronto con la grandezza di ciò che ci circonda.
L'epoca d'oro raccontata da un maestro come Bill Bryson rende questo libro un divertentissimo modo per conoscere e riconoscere, per vedere come si viveva in quegli anni e provare ad immaginare l'entusiasmo di un'epoca ricca di sogni, prospettive e innovazioni.
La voce innocente di un bambino ormai cresciuto che riesce a far provare quelle emozioni che solo i nostri genitori e i nostri nonni hanno potuto accarezzare anche solo da lontano.
Un libro da leggere, come ogni libro di Bill Bryson, per la bellezza di ciò che contiene e per la piacevole e divertente compagnia che regala in 300 pagine.

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Bill Bryson
Giornalista e scrittore statunitense. I genitori, William and Mary Bryson ebbero altri due figli, Michael e Mary Elizabeth. Iniziò gli studi presso la Drake University ma li abbandonò nel 1972 quando decise di girare per quattro mesi per l'Europa. Fece ritorno in Europa l'anno successivo, con il suo compagno di scuola Stephen Katz. Alcuni episodi di questo secondo viaggio vengono rispolverati in Una città o l'altra, che documenta un viaggio simile intrapreso da Bryson vent'anni dopo.
Nel 1975 la coppia tornò negli Stati Uniti dove Bryson terminò gli studi. Nel 1977 si trasferirono nuovamente nel Regno Unito dove rimasero fino al 1995. Durante la sua permanenza nel Regno Unito Bryson lavorò come giornalista, prima per il The Times e più tardi per l'The Independent. Nel 1987 lasciò il giornalismo e iniziò a scrivere.
Bryson, più che come giornalista, è conosciuto come autore di esilaranti libri di viaggio, contraddistinti da una grande autoironia e da una pressoché infinita serie di aneddoti che vanno di pari passo col racconto. Bryson è un uomo di grande cultura, e infatti, parallelamente ai suoi racconti di viaggio, ha anche pubblicato tre libri sul linguaggio e uno di scienza.
Fra i suoi libri pubblicati in Italia: America perduta, Una passeggiata tra i boschi, In un paese bruciato dal sole, Diario africano, Il mondo è un teatro. La vita e l'epoca di William Shakespeare, Piccola grande isola, L'estate in cui accadde tutto.

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martedì 18 ottobre 2016

Recensione a due!! "L'estate in cui accadde tutto" di Bill Bryson


Oggi è giorno di recensione!! Ma questa volta vogliamo, come anticipato ieri, provare a dare un'opinione singola e personale di un libro che abbiamo letto in contemporanea, quasi fosse una gara! Lasciamo a voi stabilire o provare ad immaginare a chi dei due appartiene l'una o l'altra.


L'estate in cui accadde tutto
Bill Bryson


Collana:  Tea Biblioteca 
Genere: 
Epico/Storico  
Formato: 
Brossura Pagine: 556
Giudizio sintetico






Maggio 1927: Charles Lindbergh, da perfetto sconosciuto, diventa un eroe, compiendo la prima trasvolata atlantica da Long Island a Parigi.
Questo è solo l’inizio di un’estate costellata da eventi memorabili che cambieranno per sempre l’America, il mondo e la vita di tutti noi..


Recensione:
Solo un giornalista, com'è Bill Bryson, allenato alla scrittura scorrevole, ordinata e con una straordinaria capacità di collegamento dei fatti, poteva raccontare la storia di eventi e personaggi così estremamente diversi tra loro, accomunati “soltanto” dallo spazio temporale della narrazione: il 1927. L'estate del 1927, in America: “L'estate in cui accadde tutto”.
Tante storie, lungo le oltre 500 pagine del libro, ricche di aneddoti, di caratterizzazioni, di particolari pubblici e privati.
La straordinaria impresa di Charles Lindbergh a bordo del suo Spirit of St. Louis fa da filo conduttore a tutto il libro, storia sulla quale si innestano veri e propri miti popolari dell'America di quegli anni, primo tra tutti, Babe Ruth, stella che brilla eternamente nel firmamento dei New York Yankees, e poi Henry Ford, Al Capone, Sacco e Vanzetti e tanti altri che hanno fatto più o meno grande la Storia statunitense. Bryson offre una fotografia particolareggiata, quasi animata, di un'America caratterizzata dall'ascesa di Hollywood, dallo sfavillio dei teatri di Broadway, dai riti popolari dei grandi incontri di baseball, dalla diffusione delle nascenti trasmissioni radiofoniche, dal proibizionismo, dalle pagine buie del Klu Klux Klan fino al vacillare della più grande economia mondiale del tempo. E poi, c'è la sapienza dell'autore nel legare posti molto lontani tra loro: New York, Parigi, Detroit e molti altri luoghi simbolo degli anni '20.

“L'estate in cui accadde tutto” non è “semplicemente” il racconto dell'America di 89 anni fa, è anche, soprattutto, un interessante spaccato sulla vita degli americani, vizi e virtù comprese.
Fatti che hanno preso vita oltre l'Atlantico, raccontati con vera maestria, senza mai dare spazio ad un briciolo di noia, successi e sciagure di un Paese al di là dell'Atlantico...mentre in Europa si preannunciava l'arrivo delle sciagure che portarono al Secondo Conflitto Mondiale.
Un libro geniale, frutto del lavoro di penna di un giornalista e scrittore che è riuscito a legare la storia di Lindbergh ad un intreccio narrativo degno di un libro di storia contemporanea.


Recensione:
Visitare il National and Space Museum di Whashington è un privilegio, perdersi ad ammirare lo Spirit of St Louis che accoglie i visitatori dal 1928 nell’imponente atrio, pura magia!
Ho avuto la fortuna di ammirare il leggendario aereo nel Dicembre 2011, ottantatre anni dopo che lo stesso Charles Lindbergh lo portò allo Smithsonian Intitution, e rivederlo sulla copertina di questo libro è bastato a fargli conquistare un posto nella mia libreria.
Un racconto sui quattro mesi più caldi dell’anno, riempiti di avvenimenti tanto diversi quanto memorabili, da poter vivere e apprezzare ad esattamente 89 anni di distanza
Proprio Charles Lindbergh è l’assoluto protagonista del libro, con la trasvolata atlantica senza scali che l’ha consacrato a primo grande eroe dell’aria.
Nel corso della lettura poi, si incontrano personaggi passati alla storia, Al “Scarface Capone, Herbert Hoover, Henry Ford, Babe Ruth, Sacco e Vanzetti e altri meno noti ma altrettanto interessanti che meritano di essere scoperti, il boia Robert Elliott, gli amanti omicidi Ruth Snyder e Judd Gray e tanti tanti altri…
Un anno che ha assistito alla nascita e all’esplosione di Hollywood, ai boati degli sportivi negli stadi del baseball, alla boxe delle origini, oltre che alla diffusione della radio, dei tabloid e del jazz.
Sono gli anni del  Klu Klux Klan, dell’eugenetica, della compromissione delle basi di un’economia stabile.
Personaggi che si intrecciano in una costellazione di eventi che hanno cambiato per sempre il modo di vivere di un’intera epoca, uniti dalla scia dello Spirito of St Louis che collega e disegna in più di 500 pagine contorni e profili di un passaggio tangibile ancora oggi, di un’estate che ha davvero cambiato il mondo e nella quale accadde tutto e di tutto!

Bill Bryson da piena dimostrazione di grande dote giornalistica e di scrittura, riesce a catturare l’attenzione in ogni singola pagina, ponendo sotto i riflettori in modo chiaro, esaustivo ma mai noioso e a tratti divertente, fatti, costumi, notizie e personaggi che regalano nozioni e curiosità di un periodo sensazionale.
Apre e chiude ogni singola storia, intrecciandone davvero tante, in modo perfettamente ordinato, come un cerchio che si chiude intorno ad ognuna di esse.
Come lo stesso Charles Lindbergh passato da “Man of the year” secondo il Time nel 1927 a presunto filonazista pochi anni più tardi!


Bill Bryson Giornalista e scrittore statunitense. I genitori, William and Mary Bryson ebbero altri due figli, Michael e Mary Elizabeth. Iniziò gli studi presso la Drake University ma li abbandonò nel 1972 quando decise di girare per quattro mesi per l'Europa. Fece ritorno in Europa l'anno successivo, con il suo compagno di scuola Stephen Katz. Alcuni episodi di questo secondo viaggio vengono rispolverati in Una città o l'altra, che documenta un viaggio simile intrapreso da Bryson vent'anni dopo.
Nel 1975 la coppia tornò negli Stati Uniti dove Bryson terminò gli studi. Nel 1977 si trasferirono nuovamente nel Regno Unito dove rimasero fino al 1995. Durante la sua permanenza nel Regno Unito Bryson lavorò come giornalista, prima per il The Times e più tardi per l'The Independent. Nel 1987 lasciò il giornalismo e iniziò a scrivere.
Bryson, più che come giornalista, è conosciuto come autore di esilaranti libri di viaggio, contraddistinti da una grande autoironia e da una pressoché infinita serie di aneddoti che vanno di pari passo col racconto. Bryson è un uomo di grande cultura, e infatti, parallelamente ai suoi racconti di viaggio, ha anche pubblicato tre libri sul linguaggio e uno di scienza.
Fra i suoi libri pubblicati in Italia: America perduta, Una passeggiata tra i boschi, In un paese bruciato dal sole, Diario africano, Il mondo è un teatro. La vita e l'epoca di William Shakespeare.
Fonte: www.ibs.it/
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“I nostri ideali, le leggi, i costumi dovrebbero essere basati sulla tesi che ogni generazione, a turno, diventi custode piuttosto che proprietaria assoluta delle nostre risorse ed ogni generazione ha l’obbligo di passare questa eredità ad altri nel futuro.”
Charles Lindbergh