martedì 18 aprile 2017

Recensione "La Mustang Rossa" di Elisabetta Villaggio

 La Mustang rossa
Elisabetta Villaggio

Formato: Brossura
Genere: Romanzo
Editore: La Ruota Edizioni          
Pagine: 180

Alex, bella, ricca, poliglotta, piena di glamour, producer di video musicali. Maria, gestrice di un bar-mensa, madre di due bimbi, forte accento messicano, piccolina, non attraente e certamente non il tipo di amica che ci si aspetta si porti dietro una come Alex. Due vite diverse che si mescolano a Los Angeles in nove giorni dell’aprile 1988. Sullo sfondo i Miller Studios, dove si realizzano spot pubblicitari e video musicali, tra Highland Avenue e Santa Monica Boulevard. Oltre a Maria e ad Alex, una serie di altri personaggi ruotano attorno a loro: Bob, capo degli Studios e perdutamente innamorato di Maria; Anthony, Michael e il loro gruppo rock che cercano di sfondare nella scena musicale di L.A. senza tanta convinzione. Le due amiche si muovono in quel mondo variopinto, dove i sogni di tutti si confondono con i desideri e dove la realtà può essere più crudele di quanto si possa immaginare. Nove giorni di quella fatidica primavera cambieranno le loro vite per sempre.




Giudizio sintetico: 

E' impossibile non rimanere affascinati dall'atmosfera magica relativa all'ambientazione di questo romanzo.
Los Angeles nel 1988, luci, musica, eccessi, colori e la ricerca del "sogno americano".
Una Mustang rossa e due donne, Alex e Maria, così diverse, unitamente insicure, la prima alla ricerca della carriera, che le permetta di essere indipendente e sicura delle sue capacità, la seconda con un disperato bisogno di soldi e l'insicurezza sul futuro dei figli.
Donne discutibili, unite da una storia che si intreccia agli Studios dove lavora Maria, a scorciatoie per riuscire ad arricchirsi in breve tempo e ad un passato che non riesce ad essere archiviato e che avrà conseguenze disastrose sul futuro di una delle due ragazze.

Questo romanzo è ben costruito, l'ambientazione e i richiami agli anni ottanta sono ben pensati e ordinati, il richiamo agli eccessi, alle droghe e alla musica di quegli anni aiuta a tuffarsi nell'atmosfera che si respira per tutta la durata della lettura.
Storie al presente che si intrecciano con il passato e danno una piccola visuale sul futuro, arricchiscono una storia che narra la voglia di essere qualcuno ma la difficoltà, per i meno fortunati, di arrivare ad una stabilità familiare e ad un lavoro dignitoso.
Un lieto fine che passa attraverso la fortuna del caso e la forza di mettersi in gioco nuovamente per una, un futuro incerto e carico di drammaticità per l'altra che, non riuscendo a dimenticare, compromette le poche sicurezze superando la sottile linea tra legalità e illegalità.
Frutto di uno studio e un'attenzione che Elisabetta Villaggio ha dedicato alla stesura di queste pagine e che si evince nell'interezza del romanzo, avrei apprezzato un pochino più di azione in alcune parti della storia a discapito di dialoghi abbastanza lunghi, che comunque non compromettono la buona riuscita dell'intero scritto.
Un'ulteriore nota che mi sento di fare è la bellezza della copertina che colpisce subito, ancora prima di aver letto la sinossi.


Elisabetta Villaggio pubblica il suo primo romanzo "Una vita bizzarra", edito da Città del Sole Edizioni nel 2003.
In precedenza aveva pubblicato diverse opere tra cui, nel 2012, il saggio "Marilyn: un intrigo dietro la morte" e nel 2014 il testo teatrale, edito da Panesi Editore, "Marilyn gli ultimi tre giorno", tradotto in inglese per il mercato estero.
Ha studiato Filosofia all'università di Bologna e Cinema e Televisione a Los Angeles alla university of South California.
Nel 1998 il suo cortometraggio, "Taxi", è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia.
Nel 2010 ha realizzato il documentario, dedicato a suo padre, "Paolo Villaggio: mi racconto", selezionato all'ArtDocFest di Roma dello stesso anno.

Attualmente insegna alla Rome University of Fine Arts nel dipartimento di Cinema e collabora con periodici e riviste online.