martedì 18 luglio 2017

Recensione "La spia di Venezia. Un'indagine di William Shakespeare

La spia di Venezia
Un'indagine di William ShakespeareBenet Brandreth

Formato: Brossura
Genere: Romanzo Storico
Pagine: 470




Giudizio Sintetico


Scrivere un romanzo storico non è una cosa da poco, soprattutto se si decide che il protagonista del nostro scritto debba essere William Shakespeare... .
Potrebbe sembrare una scelta azzardata soprattutto perchè il genere di romanzo scritto da Benet Brandreth non è solo storico, ma anche thriller, un misterioso intreccio di intrighi che parte dall'Inghilterra e raggiunge le coste nostrane nella laguna più famosa del mondo, Venezia.
Potrebbe essere una scelta azzardata, ma non lo è, perchè l'autore non solo è bravo a creare l'atmosfera storica adatta, ma sfrutta un "vuoto" storico relativo a Shakespeare.
I famosi "anni perduti" del drammaturgo più famoso del mondo, vanno dal Febbraio del 1585, dove lo vediamo nella città natale alle prese con il battesimo dei figli, al 1592 dove lo ritroviamo al centro delle cronache teatrali Londinesi.
Dove è stato e cosa ha fatto William Shakespeare in  quegli anni?
Il romanzo è ambientato proprio nel 1585 e potrebbe essere una visione fantasiosa ma possibile di un'avventura pericolosa ma intrigante (ricordando che molte sue opere sono ambientate in Italia), una possibile deviazione di una vita conosciuta e apprezzata da tutti negli ultimi 500 anni... .

Siamo a Stratford upon Avon e William Shakespeare si distingue dai suoi concittadini non per brillanti capacità teatrali, ma per il carattere scaltro e vendicativo, passionale e talentuoso.
Proprio la passione per le donne e il talento nel corteggiarle, sebbene sia sposato e padre di tre figli a vent'anni, lo portano ad avere nemici nelle alte cariche della città e, per salvaguardare la serenità della famiglia, si trasferisce a Londra al seguito di una compagnia di attori in cerca di un punto d'inizio e svolta per la sua stessa vita.
Il carattere e il talento per la scrittura e la dialettica di William non passano inosservati, e la corona inglese, dove la regina Elisabetta difende la corrente protestante dalle minacce di Spagna e Papato, lo ingaggia al seguito dell'ambasciatore inglese diretto a Venezia per provare a stringere nuove alleanze preziose e sfuggire a disastri commerciali.

La nostra Inghilterra è il risultato della storia di molti uomini. Di molti re. Ognuno di essi ha creduto di avere diritto a governare. Lancaster e York in conflitto per il proprio turno a indossare la corona. Ognuno ha scoperto, quando quel turno è arrivato, che le corone rendono scomodo ogni cuscino. Poco e disturbato è il riposo del re. E intanto gli uomini soffrono e muoiono per le loro ambizioni. Perchè? Cosa importa loro? Cosa importa a tutte queste persone chi sarà re? Conosci la storia dell'Inghilterra, mastro Shakespeare? 

L'inghilterra a quel tempo era circondata da pericoli e nemici come Filippo di Spagna, cattolico e alleato del Papa, pronto a tutto per difendere il cattolicesimo dai protestanti d'oltremanica.
Il Papa temeva invece il rafforzarsi di questo nuovo "ramo"cristiano e la priorità trovava domicilio nella stretta di nuove alleanze e nell'eliminazione degli ostacoli e delle alleanze pericolose come quella tra Inghilterra e Venezia.
Venezia, città meravigliosa e culla di civiltà e religioni diverse, ricca e regina dii commerci, poteva tessere la ragnatela economica e fungere da peso decisivo nello scacchiere politico Europeo.

Proprio come in uno scacchiere, la vicenda e il viaggio che l'ambasciata inglese intraprende diretto a Venezia si trasforma in un'oscura lotta alla sopravvivenza dove, con pericoli e astuzia, William deve sopravvivere e far sopravvivere l'onore del suo paese, custode di lettere destinate al doge.
Un pericolo in carne ed ossa segue William e il suo compagno nella vita veneziana, pronto ad attaccare e ad eliminare l'ostacolo.
Ma la famosa furbizia, lo spirito di avventura e l'arguzia che caratterizzano William Shakespeare, renderanno questa caccia all'uomo una lotta ad armi pari dove, attraverso poesia, meraviglie culturali e feste di palazzo, i colpi inferti saranno sleali e dolorosi ma dove amore e coraggio sapranno dare giustizia ad una "caccia" dura e spietata.
Ambasciate, ricchi nobili veneziani, pittori passati alla storia, cortigiane oneste, come l'incantevole Isabella, e travestimenti saranno i dettagli di una storia intrigante, carica di avvenimenti e affascinanti panorami da ammirare attraverso fine scrittura e divertenti dialoghi.

Ascolta quello che dici. Siamo qui, in una strana città. lontani da casa e dagli amici. Nemici tutti intorno, nascosti. La nostra stessa identità una menzogna, e se scoperti rischiamo la morte. La ragione ci dice di fuggire. Eppure tu, tu... tu resti. Giri per le strade, fra i canali, scrivi sonetti per strane bellezze. Come se non camminassimo sul filo del rasoio. Non essere tanto sicuro che non si tratti di un incantesimo, di una magia, di una stregoneria. Non essere tanto sicuro che non ci sia di mezzo una Circe.

Che Benet Brandreth sia un esperto di Shakespeare si percepisce dalla prima delle 470 pagine di questo romanzo.
La cura e i dettagli storici sono perfetti e magnifici tanto quanto i dialoghi e la scrittura dove armonia, inventiva e sinfonia nell'ordine delle parole, si fondono alla trama storica e al mistero protagonista del romanzo.
La prima parte del libro, ambientata in Inghilterra, sebbene non sia sempre scorrevole e di facile assorbimento, è utile al fine di capire e apprezzare la vita di quel momento storico e la tensione che regnava in Europa.
Utile anche alla comprensione del carattere di William, della sua dichiarazione vitale all'amore, della sua furbizia e del suo tratto marcato nei confronti dell'intelletto e della parola, la prima parte del romanzo è uno spaccato autentico della vita inglese del 1585.
Gli spettacoli cittadini, le carovane di attori, gli amori proibiti, il potere della nobiltà, tutto è fondamentale e prezioso per la comprensione di ciò che viene nella seconda parte e che è l'inizio della corsa contro i sotterfugi del papato e delle sue spie.

Arrivato in Italia, il ritmo cambia, il lettore viene coinvolto nella ricerca della verità, nella fuga dai pericoli e nella storia che viene orchestrata e gestita da William come in futuro farà da drammaturgo e scrittore.
Venezia affascina e si presta perfettamente all'evoluzione del romanzo, all'unirsi di spie e sgherri, ai dialoghi fitti in chiese artisticamente meravigliose e alla nobiltà mascherata che è specchio di intrighi e macchinazioni.

Un romanzo scritto in maniera perfetta, dialoghi che stregano e una storia che coinvolge e insegna, con i dettagli che vanno dalla vita quotidiana alla cucina veneta.
Una lettura scorrevole ma non semplice, resa fluida dalla divisione in capitoli brevi e aperta da interludi su ciò che il lettore leggerà a breve.
Una traduzione, a opera di Barbara Cattaneo, che riesce a riportare perfettamente l'andamento teatrale e romanzato della storia, unendo avvenimenti al cardiopalma, mistero e strategia degni degli 007 moderni.

Benet Brandreth


È un esperto di Shakespeare e del suo linguaggio. Lavora per la Royal Shakespeare Company e la Donmar Warehouse, scrive e interpreta storie per la radio. Il suo spettacolo teatrale The Brandreth Papers ha riscosso un grande successo di pubblico. Istruttore di arti marziali filippine, vive a Londra con la moglie e due figli e fa del suo meglio per apparire un uomo del Rinascimento. Il suo sito internet è www.benetbrandreth.com



Letto e recensito da



mercoledì 12 luglio 2017

Recensione de "Le donne del Castello" di Jessica Shattuck

Le donne del castello
Jessica Shattuck

Formato: Brossura
Genere: Romanzo Storico
Pagine: 477
Editore: Harper Collins



Giudizio Sintetico

La comandante delle mogli e dei bambini, l'aveva definita Connie. Allora si era sentita sminuita da quelle parole, che la escludevano dalla cospirazione seria. Ma nel corso degli anni successivi era giunta a interpretarle diversamente: lei era l'ultimo uomo rimasto in piedi, l'agente in incognito a cui erano state affidate le chiavi.
 I romanzi storici sono sempre piacevoli compagnie per conoscere e rievocare avvenimenti anche poco piacevoli, pezzi del puzzle di quel passato che è utile e fondamentale non dimenticare.
In genere la panoramica su ciò che è stato, ci viene data dai vincitori, da uomini valorosi che hanno affrontato indiscusse brutalità per poi rievocarle come monito per le nuove generazioni.
La prima particolarità di questo romanzo è proprio nella diversità del protagonista; non un uomo, non un vincitore, ma una donna, Marianne, tedesca e quindi parte di quei milioni di abitanti della Germani che a guerra finita, nel 1945, hanno dovuto fare i conti con le atrocità nascoste di un regime che tutti, più o meno, hanno appoggiato.

Si poteva scorgere l'anima di una persona sul suo viso? Marianne e Albrecht ne avevano parlato spesso. , aveva sostenuto lei. Tu non hai capito che Hitler era malvagio dal primo istante che l'hai visto in foto? Albrecht non ne era sicuro, Se tanto era ovvio, osservava, come ha fatto a ingannare il resto della Germania?

La storia inizia nel 1945, la guerra è finita e Marianne è vedova con tre figli, due femmine e un maschio e deve portare a termine una missione: trovare le vedove degli eroi che, con suo marito Albrecht, hanno organizzato e fallito un attentato ai danni di Hitler nel Luglio 1944.
Le mogli di traditori non hanno avuto trattamenti dignitosi e Marianne fatica a trovare le consorti di chi ha provato a liberare il paese dal terrore e dalle atrocità del nazismo.
La protagonista troverà solamente Benita, a cui porterà il figlio scomparso, moglie dell'amico d'infanzia Connie e ideatore del piano, e Ania e i suoi due figli, moglie di un altro eroe della resistenza di cui sa poco e niente.
Le donne andranno a vivere nel castello del marito di Marianne, Burg Lingenfeld, e qui dovranno convivere con la diversità dei loro caratteri, con i pensieri del passato, l'omertà del presente e i progetti e sogni futuri.
Marianne prigioniera del ricordo del marito, giudicatrice del presente a discapito di chi le è attorno, preoccupata che non sia data sufficiente memoria e importanza alle atrocità.
Benita vittima del dolore, della separazione dal figlio, delle violenze subite ma capace di innamorarsi e di non voler pensare al passato ma guardare al futuro con la speranza di ricominciare.
Ania, misteriosa ma operosa, riflessiva sul futuro dei figli , pedina importante ma custode di un segreto.
Una cittadina dove ogni abitante deve fare i conti con ciò che ha fatto finta di non vedere, sentire e che ora bussa alla porta chiedendo il conto.
Una vita che va avanti, come il tempo, che scorre ma che non cancella, la voglia di ricominciare e rialzarsi... .

Il direttore mosse di scatto la bacchetta verso l'alto e l'orchestra reagì. La musica - era la nona di Beethoven - investì i presenti con una raffica; violini, trombe, un'esplosione abbastanza forte da cacciare pensieri e preoccupazioni dalla mente. Ricordava la guerra: i rimbombi dei passi, lo sferragliare dei carri armati, il sibilo crepitante degli aeroplani sopra la testa, l'esplosione di una granata. Tutti erano seduti sull'attenti, si aggrappavano alle panche. Una musica più sommessa, più dolce che avrebbe potuto farli crollare. Sarebbero scoppiati a piangere e non si sarebbero fermati più [...] la musica aveva agitato i più duri sedimenti della loro memoria, li aveva sfregati contro strati di orrore e vergogna, e aveva offerto un raro conforto nella condivisione di rabbia, sofferenza e colpa.

Nel corso della narrazione, tra un futuro che si disegna e la drammaticità della rievocazione di spiacevoli avvenimenti, salti nel passato ci raccontano i dettagli delle storie di tre donne che prima vivranno sotto lo stesso tetto e poi si separeranno, provando a disegnare nuove rotte che però non le separeranno mai del tutto.
Le evoluzioni della vita delle protagoniste prenderanno pieghe e destini inaspettati e la storia non sarà, per una volta, scritta dai vincitori.
L'ultima parte del romanzo, ambientata nel 1991, sarà commovente e chiarificatrice.
Ci racconterà il lascito delle protagoniste, sulla loro vecchiaia e su ciò che è stato il progresso per loro come per i nostri nonni, coloro che hanno maturato una scorza inscalfibile perchè spettatori di inaudite crudeltà.

Un romanzo meraviglioso, un lavoro durato sette anni che l'autrice dona al lettore attraverso una visione nuova di un periodo così buio della storia.
Lucido, variegato, dove non è la simpatia della protagonista a incantare (a tratti là si odia perfino) ma la profondità e la drammaticità del racconto, la forza del presente, il potere del coraggio e la bellezza della voglia di riscatto.
Un romanzo storico illuminante per la cura, i dettagli e le diverse angolazioni da cui si "vive" la storia dei protagonisti e dell'umanità.
Un racconto di vissuto e di speranza, un punto di vista che ci consente di aprirci a riflessioni profonde e toccanti.

Nel retro di copertina troviamo un commento di Jamie Ford, autore de "Il gusto proibito dello zenzero" che ci dice "Che cosa avrei fatto io, se fossi stata nei panni delle protagoniste?"
E' questo che ci lascia l'autrice, una miriade di riflessioni a cui dovremmo dare risposta per capire o provare ad interpretare le difficoltà e i rimorsi con cui i tedeschi, o parte di loro, ha dovuto convivere per tutta la vita, dalla fine della guerra in poi... .

Un romanzo di donne, per donne e non, capace di toccare il punto più sensibile dell'animo e riportare esperienze ed essenze di un popolo che ha fatto male alla storia umana ma di cui bisogna conoscere un lato della medaglia poco considerato.


Autore: JESSICA SHATTUCK
 Americana, dopo la laurea a Harvard e l'MFA alla Columbia University ha scritto racconti e articoli per diversi quotidiani e riviste nazionali tra cui il New York Times, il Boston Globe, il Sun e il New Yorker. Attualmente vive a Brookline, Massachusetts, con il marito e i tre figli.
Il suo primo romanzo, I rischi della buona educazione, è stato pubblicato in Italia da Neri Pozza (2004)

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lunedì 10 luglio 2017

Recensione di "Buonasera (signorina)" di Davide Pappalardo

Buonasera (Signorina)
Davide Pappalardo

Formato: Brossura
Genere: Giallo
Pagine: 220
Editore: Eclissi Editrice


Giudizio Sintetico

Davide Pappalardo, attraverso “Buonasera (signorina)” ci regala uno straordinario tuffo nella Milano degli anni '70, epoca di grande fermento per la metropoli meneghina, anni che ancora non facevano trasparire il futuro che un decennio più tardi sarebbe sfociato nella “Milano da bere”.
E' un noir straordinario, in cui la storia è sapientemente arricchita dalla descrizione di personaggi, fatti, situazioni e atmosfere che avvolgono completamente il lettore e lo catapultano al tempo della narrazione.

Un linguaggio, in alcuni frangenti, contraddistinto da tratti marcati, racconta di una storia della mala milanese in cui un omicidio è il fatto principale  da cui si dipana il racconto fatto di storie poliziesche, intrighi amorosi, night club e traffici poco leciti, e di tanta tanta milanesità, raccontata tra le volute di fumo di sigari e sigarette lasciate bruciare nei posacenere a fianco di bicchieri di whisky, alcolico che gioca un ruolo non secondario nella storia.
Il racconto non manca di tratti violenti, scene dalle tinte forti, ma nel contempo fa trasparire molto dell'animo e dei travagli dei personaggi protagonisti della vicenda, dettaglio sicuramente non trascurabile e che mette in risalto l'abilità e la passione dell'autore per il “noir”.

La trama è intrigante, ma quello che colpisce di più il lettore, soprattutto per chi, come me, è nato in questa città, è la “milanesità” del racconto, i particolari, le descrizioni e le atmosfere: vi sono frangenti in cui non ci si deve stupire se la mente gioca lo scherzo di far udire lo sferragliare di un tram lungo corso Magenta, di quelli verdi di una volta – magari con la pubblicità dell'Alemagna - che corre lungo i binari resi umidi da una nebbia avvolgente.

E' un libro che si legge con grande piacere, che scorre bene ma che non solleva il lettore dal dover impiegare la necessaria concentrazione per non perdersi in vicende complesse e nei tanti personaggi che animano queste pagine fatte di indagini, drammi personali, cospirazioni, fallimenti e voglia di riscatto, il tutto sullo sfondo di vicende di Polizia, gangster di casa nostra con trascorsi in terra francese, famiglie di umili origini e un pizzico di sentimento che alleggerisce, sempre con sapienza, la carnalità di alcuni frangenti.

E' una storia che non manca di offrire un sapore amaro, come a voler finire di appagare i sensi di chi si accinge a perdersi in queste pagine.
Davide Pappalardo con “Buonasera (signorina)” consegna al lettore pagine di grande maturità, espressa cimentandosi con un genere decisamente non facile come è il “noir”, con un ritmo vivace al punto giusto, e con un mood milanese che non mi ha lasciato per nulla indifferente. 


Davide Pappalardo
L’autore è nato nel ’76. Da sempre è appassionato di storiacce di bulli, pupe, pistole e delitti. 
Nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Milano Pastis” (Nerocromo), e la raccolta di racconti “La Versione di Mitridate” (Zona Contemporanea). Eclissieditrice.com




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sabato 8 luglio 2017

Cosa c'è il lettura...?

Buongiorno!
Le vacanze si avvicinano, tra poco meno di una settimana io e Matteo ci separeremo per rivederci a Settembre.
Dobbiamo organizzare le letture, le fotografie per Instagram, le recensioni, spedizioni...tutto!
Ma iniziamo dalle cose "Semplici"...
In lettura abbiamo due libri molto diversi, come del resto siamo molto diversi noi...

Io (Chiara) sono alle prese con un romanzo storico pubblicato da Harper Collins, "Le donne del castello", una storia che rievoca dettagli passati che pesano ancora oggi ma raccontata da chi ne è uscito perdente, visto dal mondo come il demone da esorcizzare ma che, nella semplicità del popolo, ha pagato un prezzo davvero alto...
Ecco la sinossi:

Dopo il crollo del Terzo Reich e la disfatta della Germania nazista, Marianne von Lingenfels torna con i figli nell'antico castello che appartiene da sempre alla famiglia del marito, un'imponente fortezza su cui la guerra ha lasciato il segno.
Vedova di un membro della resistenza ucciso il 20 luglio del '44 durante il fallito attentato alla vita di Hitler, è decisa a mantenere la promessa che ha fatto agli altri cospiratori in tempi non sospetti: proteggere le loro mogli e i loro figli. Per prima cosa salva il piccolo Martin, figlio di un caro amico d'infanzia, dalla casa di rieducazione in cui è stato rinchiuso. Poi attraversa insieme a lui la patria devastata dal conflitto e raggiunge Berlino, dove la madre del bambino, la bellissima e ingenua Benita, è caduta nelle mani dei soldati dell'Armata Rossa. E infine rintraccia Ania e i suoi due figli in uno dei tanti campi allestiti per dare rifugio ai milioni di sfollati che hanno perso tutto.
Marianne è convinta che basteranno le circostanze e il dolore comune a tenere insieme quella strana famiglia improvvisata, ma ben presto scopre che il mondo di un tempo, in cui tutto era bianco o nero e le azioni erano ispirate da alti principi morali, ora è diventato un posto molto più complicato, pieno di segreti e oscure passioni. E che per poter affrontare il futuro lei e le altre donne del castello devono venire a patti con le scelte fatte prima, durante e dopo la guerra e affrontare ciascuna i propri demoni.
Scritto con grande potenza evocativa, il romanzo di Jessica Shattuck è un ritratto drammatico e ricco di sfumature che parla della guerra, delle sue ripercussioni sulla vita delle persone e di ciò che significa amare e perdonare dopo essere sopravvissuti a una tragedia di proporzioni inimmaginabili come la seconda guerra mondiale.
Matteo invece è alle prese con un libro decisamente diverso, la chiusura di un "viaggio" di cui vi abbiamo parlato su Instagram attraverso il primo volume di Bruce Chatwin "Viaggio in Patagonia". Ve ne parleremo molto presto, nel frattempo ecco la sinossi:
Melville usò l’aggettivo «patagonia» per indicare qualcosa di totalmente esotico, mostruoso e pericolosamente attraente. Un’attrazione che agì anche sul giovane Bruce Chatwin. Fin dall’età di tre anni la Patagonia gli apparve come la Terra delle meraviglie. Poi dall’esperienza nacque In Patagonia, il più bel libro di viaggi dei nostri anni. Qualche tempo dopo, un altro illustre scrittore di viaggi, Paul Theroux, pubblicava un affascinante libro su quella terra, The Old Patagonian Express. Infine, nel 1985, Chatwin e Theroux composero, in una storia di contrappunto a due voci, questo delizioso libretto, dove entrambi tornano sulle tracce della loro passione nonché delle voci e delle storie disparate che sono connesse a quella terra. Sia Chatwin sia Theroux appartengono a quella stirpe di viaggiatori che «un’associazione o un riferimento letterario possono entusiasmare quanto una pianta o un animale raro». Perciò il loro dialogo non può che essere personalissimo ed erudito, esposto all’esperienza bruta del viaggio ma anche pronto a captare ogni segnale che giunga dal passato per ricomporre ancora più screziata, l’immagine di quella terra dai tanti misteri, veri e fantasticati.

Non perdete Lunedì la pubblicazione della recensione di "Buonasera (Signorina)" un romanzo ambientato nella Milano degli anni 70...

venerdì 7 luglio 2017

Recensione "La fine dei vandalismi" di Tom Drury

La fine dei vandalismi
Tom Drury

Formato: Brossura
Genere: Romanzo
Pagine: 392
Editore: NN Editore


Giudizio Sintetico


Un libro lineare dall'inizio alla fine, mantiene il passo, non stravolge ma coinvolge.
Camminare per le strade sterrate del Midwest, entrare a far parte della comunità variegata e divertente di Grouse County dove i problemi di uno sono i problemi di tutti e dove, lo sceriffo Dan, ci accompagna e ci fa apprezzare i dettagli di queste persone, di ciò che fanno e della pienezza delle loro vite caratterizzate e legate ad un passato agricolo che faticosamente fa spazio alla modernità.

Grouse County accoglie il lettore come un forestiero che arriva da lontano, lo prende sotto braccio e gli fa conoscere persone, abitudini e importanti dettagli.
L'ironia e i dialoghi delle persone rispecchiano il luogo in cui risiedono, iniziano a scaldare l'ospite che, da lettore, si trasforma in membro di una contea accogliente racchiudente miriadi personalità  tratteggianti ritratti autentici che rispecchiano il singolo e l'intera comunità.

Si parla, tutti sanno tutto, "ho sentito che"...

Le vite dei protagonisti, Dan, Louise e Tiny, si incrociano e sono contorno di avvenimenti che si susseguono nei fatti salienti della contea, tra fatti importanti e non, arricchiti dai personaggi che entrano ed escono di scena lasciando sempre il segno.
Anche se non da subito, ci si affeziona a Grouse County e ai suoi abitanti, si fa il tifo per Dan, ci si commuove e si sorride, si affrontano temi duri come amore e morte e ci si lascia coinvolgere dai sentimenti che vengono vissuti di petto da tutti gli abitanti.

La scrittura di Tom Drury è chiara, veloce e essenziale, non si perde mai in descrizioni inutili e anche il dettaglio narrativo è parte integrante di descrizioni semplici ma significative.
I personaggi sono creati con magistrale tatto emotivo e descrittivo, così come l'ambientazione e le opere e i pensieri di una comunità che, come già detto, vive di passato pensando al futuro.
Per chi ama le note dolciamare di romanzi semplici ma dal grande significato, per chi sa apprezzare i dettagli e non ha sete di stravolgimenti, per chi sa leggere poesia laddove non viene indicata da frecce luminose.

"La fine dei vandalismi" non cerca il colpo di fulmine, chiede solo di essere ascoltato e magari
apprezzato.
Richiede attenzioni, emotività attiva e senso del concreto.
Ci narra la sua storia e ci invita ad entrare.
Cogliere tutti i fattori che compongono questo libro è la ricetta essenziale per innamorarsene.


Tom Drury (Iowa 1956) è uno scrittore americano che ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui la fellowship della Fondazione Guggenheim. Dopo aver insegnato nelle università americane, attualmente è docente all’università di Lipsia, e vive a Berlino. La fine dei vandalismi, il suo primo romanzo, è uscito negli Stati Uniti nel 1994 ed è stato subito acclamato come miglior libro dell’anno dalle maggiori testate americane.
Uscito a puntate sul New Yorker, ha ricevuto il premio come Notable Book dell’Ala, l’associazione delle biblioteche americane.
NN Editore pubblicherà tutti i libri della trilogia ambientata a Grouse County.


mercoledì 5 luglio 2017

Recensione "Luna - Il sequestratore di Graal" di Antonio Alvares

Luna - Il sequestratore di Graal
Antonio Alvares

Formato: Brossura
Genere: Poliziesco Fantasy
Pagine: 432
Editore: Intrecci Edizioni



Giudizio Sintetico


Provate a cancellare tutto ciò che conoscete, certo, libero da dubbi e razionali ovvietà.
Il vostro mondo è diverso, trovate Mc Donald's, Armate Rosse, Seconde Guerre Mondiali, ci sono i Metallica, Thor e lo Chef Tony ma non ci sono la nostra Terra, gli stati conosciuti, le automobili famose o il "melafonino".
Partite da una cartina di un mondo diverso, con nomi improbabili, guerre finite che hanno mutato una geopolitica già complessa, dove le persone nascono con un dono "il graal" oppure senza particolari specialità.
Ci sono divinità improbabili, flyballer e agenti del SIA...e poi c'è il sequestratore di Graal.
Storia, servizi segreti, scienza, futuro ed evoluzione si fondono e danno spazio ad una storia adrenalinica dal sapore fantasy.

Un Flyballer professionista, Indra Vr'ta,  si ritrova in una scena ad alto tasso adrenalinico, con un graal nuovo e insapettato (un potere unico e diverso per ogni essere umano), omicida e condannato alla reclusione.
Un agente del SIA, Will, che lo libera e lo addestra a diventare agente e a partecipare ad un'indagine pericolosa dove, una mente malata, rapisce persone che sembrano non aver nulla in comune.
Perchè un pazzo rapisce persone all'apparenza normali? Perchè sono coinvolti i personaggi di spicco dell'impero? Perchè le alte cariche sembrano non vedere? Cosa si cela dietro un solo sequestratore?

La ricerca è importante perchè coinvolge un agente del SIA, collega e amico di Will che stava indagando proprio sul sequestratore.
In un concentrato di indagini, misteri svelati, coperture dei piani alti, capovolgimenti di scena e personaggi che muteranno irrimediabilmente storia e destino dei protagonisti, il mistero sarà svelato ma con un alto prezzo e un finale inaspettato.

Non è semplice essere catapultati in un mondo nuovo, che sembra un sogno carico di dettagli a noi familiari ma che fanno da dettaglio ad una storia e a caratteristiche decisamente differenti da ciò cui siamo abituati.
Conoscere, capire, unire dettagli e avere un quadro chiaro dell'ambientazione relativa alla storia, è stato il passaggio più difficile.
Lo svolgersi degli avvenimenti, le indagini e i passaggi che compongono e completano un quadro misterioso e inquietante sono comprensibili anche se legati alla difficoltà del contesto ma l'indagine e i personaggi coinvolgono, invitano il lettore a partecipare, a provare ad immedesimarsi in ognuno degli agenti e delle figure che piano piano entrano nella storia.
Ad avanzare delle pagine il panorama fantastico con cui conviviamo in questo romanzo, diviene normalità e la storia prende il comando.
Le vicende si susseguono tenendo il lettore incollato, senza banalità legate al lato fantasy del contesto.
Una storia studiata, elaborata, complicata ma meritevole di lode per la completezza, il filo logico e la fantasia che è sempre da elogiare quando trasmessa al lettore così lucidamente e in modo chiaro e comprensibile.

Una lettura non semplice, ma piacevole, un libro diverso ma che non deluderà, un autore bravo che coglie i dubbi di un lettore che non conosce e tesse una tela che, formandosi, li scioglie delicatamente e dona un tono alto alla lettura, carico di azione, mistero, drammaticità e speranza.
L'ennesima sorpresa firmata Intrecci Edizioni.



ANTONIO ALVARES nasce a Catania, fin dall’infanzia viaggia per l’Italia seguendo il padre medico nei suoi spostamenti, insieme alla madre e alla sorella. Nel 2000, dal Piemonte, arriva in Toscana dove attualmente risiede. Ha frequentato il liceo, poi la laurea in Giurisprudenza. Dopo la pratica legale e il lavoro di assicuratore, attualmente è occupato presso l’università di Pisa. La scrittura però è la sua passione e, dopo molte esperienze, si è fatto una sola convinzione: che fantasy e fantascienza siano due facce della stessa medaglia, e che per raggiungere la verità si debba raccontarle entrambe.

lunedì 3 luglio 2017

Recensione de L'ignoto ignoto: Le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi

L'ignoto ignoto
Le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi
Mark Forsyth

Formato: Brossura
Pagine: 26
Editore: Editori Laterza



Giudizio Sintetico


Prendiamo il semplice messaggio contenuto in questo  libricino:
L'ignoto ignoto, ciò che non sapevi di non sapere, è lì che ti aspetta in fondo alla libreria
Ci sono cose che sappiamo di sapere. Ci sono cose che sappiamo di non sapere. Ma c'è anche l'ignoto ignoto, cioè le cose che sappiamo di non sapere.
Frase di Donald Rumsfeld, segretario alla difesa con l'amministrazione Ford e Bush jr, semplice e immediata, ma cosa c'entra con il libricino che vi sto raccontando?
Ma soprattutto, cosa hanno in comune un segretario alla difesa, uno scrittore e le librerie di tutto il mondo?

Facciamo ordine...

Mark Forsyth, l'autore di questo libricino, rimasto colpito da questa frase, segnato dalla profondità del contenuto, ha associato queste parole alla casualità con cui legge, con cui sceglie le letture e con cui, a volte, un libro acquistato e "scovato"casualmente, ha cambiato i suoi gusti o il suo modo di apprezzare la letteratura.
Come ci spiega lui

...So di aver letto "Grandi speranze": questa è - per così dire - una "conoscenza nota". E so di non aver letto "Guerra e Pace": e questa  è per me  una "non conoscenza nota" (e tale rimarrà, sempreché non mi capiti di finire in carcere per un bel po' di tempo).  Ma ci sono anche libri di cui non ho mai sentito parlare; e, non avendone mai sentito parlare, non mi rendo neppure conto di non aver letto.
Le "Buone Librerie" raccolgono titoli noti e non noti e sono spesso il fulcro dei nostri incontri casuali, attimi e sguardi che si tramutano in amori a prima vista quando, con casuale e inaspettata sorpresa, ci troviamo ad acquistare e leggere un libro di cui non conoscevamo l'esistenza.

Non vi svelo altro, sono pur sempre 20 pagine....

Vorrei però provare a dirvi quanto mi abbia colpito il significato di ciò che ci viene raccontato e spiegato semplicemente ma attraverso esempi complessi e per nulla scontati come la bibliomanzia, la teologia e la geografia.

Un grande inchino, molto personale, lo devo fare per il capitolo sui libri digitali.
Non sono un'amante della lettura digitale anzi, la rifiuto per principio, amo l'odore della carta, accarezzare la copertina, comprare segnalibri e ammirare la mia libreria...

Da quando è iniziata questa avventura da blogger, sono tantissimi i libri letti per puro caso, consigliati da voi lettori, da case editrici o da autori emergenti e non.
Proprio oggi, su Instagram farò la diretta per raccontare i libri che più mi hanno colpito nei primi sei mesi del 2017, e indovinate?!
Non uno è stato scelto da me, uno regalato, uno mandato dall'autrice e tre dalle case editrici e vi assicuro che l'autenticità del mio pensiero non si lega a collaborazioni in corso.
Vorrei provaste a lasciarvi accompagnare da queste poche pagine, 20 per 2 Euro, e sapere da voi cosa e se, questo autore è riuscito a lasciarvi in così poco tempo e con così poca carta.

Pensateci bene, 20 pagine si leggono in 20 minuti...non è forse la chiacchierata con un conoscente al semaforo? E tutti i vostri amici e conoscenti riescono ad essere così profondi in così poco tempo?