lunedì 27 febbraio 2017

Recensione "La casa dei Krull" di George Simenon


La casa dei Krull
George Simenon



Formato: Brossura
Genere: Noir
Editore: Adelphi           
Pagine: 210




Giudizio sintetico




La casa dei Krull è al margine estremo del paese, e loro stessi ne vengono tenuti ai margini. Benché naturalizzati, restano gli stranieri, i diversi. Da sempre, e nonostante gli sforzi fatti per integrarsi. Nel loro emporio non si serve la gente del luogo, neanche i vicini, ma solo le mogli dei marinai che a bordo delle chiatte percorrono il canale. E quando davanti all'emporio viene ripescato il cadavere di una ragazza violentata e uccisa, i sospetti cadono fatalmente su di loro. In un magistrale crescendo di tensione, e con un singolare (e formidabile) rovesciamento, vediamo montare l'ostilità della popolazione francese verso la famiglia tedesca, e l'avversione per una minoranza, che rappresenta un perfetto capro espiatorio, degenerare progressivamente in odio e violenza. Mentre all'interno della casa dei Krull ciascuno deve fare i conti con le proprie colpe e le proprie vergogne nascoste. In questo romanzo oscuramente profetico, scritto alla vigilia della guerra, Simenon affronta un tema che gli sta molto a cuore, e lo fa scegliendo il punto di vista, disincantato e sagace, di un cugino dei Krull, un ospite tanto più inquietante, e imbarazzante, in quanto diverso, per così dire, al quadrato: diverso, come i Krull, dagli abitanti del paese, ma diverso anche da loro stessi, perché dotato di un buonumore «sconosciuto in quella casa», e di una disinvoltura, di una «leggerezza fisica e morale» che la rigida etica protestante paventa e aborre – e sarà proprio questa sua intollerabile estraneità a scatenare la tempesta.

Recensione:

I Krull, famiglia tedesca naturalizzata francese, vive ai margini di una cittadina del nord della Francia, conducendo una vita tranquilla, che ha come principale occupazione la gestione della bottega annessa all'abitazione.
Una casa costruita ai margini della città vicino ad un canale, dove le chiatte attraccano quotidianamente, un commercio florido solo grazie ai rifornimenti di cui i marinari necessitano.
La voglia di adeguarsi e diventare parte integrante della comunità è impossibile, tutti guardano con sospetto agli stranieri Krull.
Oltre ai cinque componenti della famiglia, il cugino Hans, entra in scena portando il suo carattere discutibile e il suo modo di fare altrettanto particolare.
Non si vergogna di essere tedesco e non fa nulla per uniformarsi alla famiglia e alla comunità.
Quando viene ripescato dal canale il corpo della giovane Sidoniè, la famiglia si trova ad affrontare l'odio e il pregiudizio dell'intera comunità che vede, nei tedeschi Krull, il colpevole perfetto per un delitto così crudele.
Il finale è inaspettato e sorprendente, ma lascerà aperte molte molte domande.

Pubblicato nel 1939 con il titolo originale "Chez Krull", questo romanzo, in questa nuova edizione by Adelphi, è un'opera che ricalca e propone l'originale e inconfondibile stile di Simenon.
I protagonisti umili che si trovano ad affrontare una drammatica circostanza, spesso un delitto, la svolta e l'analisi psicologica attenta di singoli avvenimenti e personaggi.
Possiamo sentire l'autorità e la vigile attenzione della madre Maria, pronta a tutto per difendere la famiglia e la bottega dal pregiudizio e dalle attenzioni del vicinato.
Il silenzioso Cornélius, osservatore arguto che si tiene ai margini, ma che sente le vibrazioni amare della situazione dei propri cari.
Hans e Joseph e le sorelle Krull, personaggi diversi ed unici, descritti sempre con un linguaggio attento, riassuntivo ma esaustivo nei minimi particolari.

In questo romanzo troviamo due temi principali: le problematiche familiari dei singoli componenti, e il giudizio esterno delle persone che vedono nel "diverso" il colpevole perfetto.
In primo luogo vediamo come, all'interno di una famiglia, possano trovarsi personalità nascoste, carenze di dialogo pesanti, quotidianità preimpostate, e una dignità nella ricerca dell'integrazione che non vuole cedere anche sotto i colpi della violenza.
In secondo luogo, troviamo la facilità accusatoria nei confronti della piccola famiglia, unica nel vicinato di origine tedesca, che diviene il perfetto capro espiatorio per un delitto che sembra non interessare a nessuno, se non come pretesto per liberarsi finalmente di quella strana famiglia.
A discapito della vittima. che passa in secondo piano, la priorità comunitaria diventa il trovare l'assassino seguendo l'istinto e quel pregiudizio che indica nei Krull i colpevoli perfetti e indifendibili.

Lo stile di Simenon si riconosce nell'acuta definizione dei personaggi, nell'ambientazione, che sembra di conoscere già dalle prime pagine, dalle descrizioni che non si dilungano in inutili e noiosi dettagli narrativi e dai continui stravolgimenti e capovolgimenti di situazioni.
In questo romanzo in particolare, mi aspettavo la risoluzione del caso, forse che il cugino Hans prendesse in mano le redini della famiglia e che portasse alla luce la verità sul delitto.
In realtà, questo romanzo, pone la lente d'ingrandimento, sull'inquietante evolversi della potenza del singolo chiacchiericcio che diventa accusa comune nei confronti del diverso.
Il voler trovare a tutti i costi il colpevole, trovando il personaggio perfetto che si addica, con molta facilità, all'assassino capace di simili crudeltà, anche in mancanza di prove: basta il pregiudizio.

Un romanzo che si legge velocemente e da cui non si riesce a staccarsi, che lascia aperte riflessioni e possibili epiloghi della storia, sul futuro dei singoli personaggi e degli avvenimenti.
La grandezza di questo romanzo sta proprio nella riflessione, a posteriori, del possibile epilogo della storia, del presagio temporale che tutti hanno alla fine della lettura.
La pubblicazione, nel 1939, anno dello scoppio della seconda guerra mondiale, colpisce  e apre una riflessione sulle tensioni che già erano presenti prima della guerra, di come una famiglia tedesca, anche con grande impegno e sacrifici per l'integrazione, venisse considerata una "famiglia crucca" sempre e per sempre.
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George Simenon
Romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea. 
Grande importanza ha poi all'interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret. 
La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l'Index Translationum, un database curato dall'UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre. 
Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre tre anni firmando con lo pseudonimo di Georges Sim. 
Contemporaneamente collabora con altre riviste e all'età di diciotto anni pubblica il suo primo romanzo. 
Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi; già nel 1923 collabora con una serie di riviste pubblicando racconti settimanali: la sua produzione è notevole e nell'arco di 3 anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori: anni di apprendistato prima di dedicarsi a una letteratura di maggior impegno. 
Nel 1929, in una serie di novelle scritte per la rivista «Détective», appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret. 
Nel 1931, si avvicina al mondo del cinema: Jean Renoir e Jean Tarride producono i primi due film tratti da sue opere. 
Con la prima moglie Régine Renchon, intraprende lunghi viaggi per tutti gli anni trenta. Nel 1939 nasce il primo figlio, Marc. 
Nel 1940 si trasferisce a Fontenay-le-Comte in Vandea: durante la guerra si occupa dell'assistenza dei rifugiati belgi e intrattiene una lunga corrispondenza con André Gide. A causa di un'errata diagnosi medica, Simenon si convince di essere gravemente malato e scrive, come testamento, le sue memorie, dedicate al figlio Marc e raccolte nel romanzo autobiografico Pedigree
Accuse di collaborazionismo, poi rivelatesi infondate, lo inducono a trasferirsi negli Stati Uniti, dove conosce Denyse Ouimet che diventerà sua seconda moglie e madre di suoi tre figli. Torna in Europa negli anni Cinquanta, prima in Costa azzurra e poi in Svizzera, a Epalinges nei dintorni di Losanna. 
Nel 1960 presiede la giuria della tredicesima edizione del festival di Cannes: viene assegnata la Palma d'oro a La dolce vita di Federico Fellini con cui avrà una lunga e duratura amicizia. Dopo pochi anni Simenon si separa da Denyse Ouimet. 
Nel 1972 lo scrittore annuncia che non avrebbe mai più scritto, e infatti inizia l'epoca dei dettati: Simenon registra su nastri magnetici le parole che aveva deciso di non scrivere più. Nel 1978 la figlia Marie-Jo muore suicida. Nel 1980 Simenon rompe la promessa fatta otto anni prima e scrive di suo pugno il romanzo autobiografico Memorie intime, dedicato alla figlia. 
Georges Simenon muore a Losanna per un tumore al cervello nel 1989.

Fonte: ibs.it
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