mercoledì 21 dicembre 2016

25 Dicembre 1914: "La tregua di Natale, lettere dal fronte"


La tregua di Natale

Lettere dal fronte





  • Pubblicazione: 1 novembre 2014
  • Pagine: 186

  • A cura di: Alberto Del Bono
Giudizio sintetico:







Fronte occidentale, vigilia di Natale 1914: senza che nulla sia stato concordato, i soldati degli opposti schieramenti cessano il fuoco. Si accendono candele, si cantano inni di Natale. Comincia un botta e risposta di auguri gridati da parte a parte, fino a che qualcuno si spinge fuori dalla propria trincea per incontrare il nemico e stringergli la mano. La «tregua di Natale» fu un atto straordinario e coraggioso che partì da semplici soldati mossi da sentimenti di profonda umanità e fratellanza.
Rileggere oggi, a distanza di cento anni, le lettere spedite dal fronte che raccontano quel gesto di spontanea e generosa insubordinazione ci commuove e ci interroga: è davvero impossibile costruire un mondo pacifico e solidale?

Recensione:
Natale si avvicina, e ogni anno in questo periodo ripenso all'avvenimento che ha caratterizzato per sentimento e umiltà la prima guerra mondiale.
A pochi mesi dall'inizio di questo primo conflitto mondiale, nelle trincee delle Fiandre a sud di Ypres, in Belgio, nella notte di Natale del 1914 avvenne qualcosa di impensabile.
Una tregua spontanea dichiarata da soldati semplici che, per poche ore o per giorni, decisero di abbassare le armi e alzare le braccia per incontrare e abbracciare il nemico.

La prima guerra mondiale iniziò il 28 Luglio del 1914 a seguito dell'attentato di Sarajevo che fece crollare l'equilibrio precario delle potenze Europee e mondiali.
Questo conflitto ha visto cadere in quattro anni e quattro mesi (il conflitto cessò l'11 Novembre 1918) qualcosa come 9 milioni di combattenti e 7 milioni di civili.
Solamente nelle Fiandre, dove avvenne la tregua, persero la vita un milione di combattenti.

Ma quella notte, avvenne qualcosa di impensabile...
Dalla trincea tedesca spuntarono sulla sommità delle buche tantissime candele, canti e auguri di Buon Natale, indirizzati a chi, fino a poco prima, era il nemico che sparava e che non dava possibilità di errore...nessuno sparo!
Le voci dei canti si unirono, seppur in lingue differenti, e la terra di nessuno, di solito deserta e palcoscenico di morte, divenne luogo di incontro per soldati che, prima di tutto, rimanevano persone.
Un incontro che diede vita a piccoli momenti umani colmati di parole, abbracci, strette di mano e regali.
Un prete scozzese celebrò una messa, e la mattina di Natale, gli schieramenti poterono seppellire i caduti.
In alcune trincee la tregua durò una notte, in altre si prolungò fino all'anno nuovo.
All'epoca, ovviamente, il fatto venne insabbiato.
Non si poteva tollerare che dei soldati, in guerra e con l'obbligo di sparare, si perdessero in momenti gioviali e di spensieratezza, che i nemici diventassero amici.
Molte famiglie, al ricevimento di lettere, che dopo molto tempo non parlavano più di atrocità e sofferenza ma di pace grazie a questa tregua, portarono gli scritti ai quotidiani locali, perchè il fatto divenisse pubblico.
Ma solamente pochi giornali decisero di rendere pubblica la faccenda, e molti soldati che parteciparono alla tregua, riconosciuti dai superiori, pagarono per questa tregua ingiustificata.
Il "Daily Mirror" l'8 Gennaio 1915 pubblicò una foto della tregua di Natale che fece molto scalpore.
Alcune lettere furono pubblicate, ma il protrarsi della guerra e delle atrocità seppellì quegli attimi così importanti sostituendo, di nuovo, la pace con gli orrori della guerra.

Alla fine degli anni 90, due giornalisti, Lesley Park e Alan Cleaver trovarono negli archivi dell'"Hampshire Chronicle" lettere scritte dai soldati inglesi che presero parte alla tregua di Natale del 1914.
Decisero di dar vita ad un progetto ambizioso, L'Operation Plum Pudding, per cercare di ritrovare, trascrivere e portare alla luce le lettere che descrissero questo avvenimento.
Sul sito www.christmastruce.co.uk sono arrivate migliaia di lettere di parenti, volontari, amici e persone comuni che hanno dato voce ad un avvenimento unico e di un'importanza profonda e dal significato nobile.
Si iniziarono così a delineare i dettagli di quella notte: le canzoni, gli inni, la messa, i regali..si giocò davvero una partita di calcio?

Da questo lavoro, importante e accurato, è nato un libro che ora non è più disponibile.
Ma grazie a questa nuova pubblicazione di Lindau, in occasione del centenario della tregua, possiamo, attraverso la raccolta delle lettere dal fonte, rivivere, emozionarci e apprezzare davvero un momento di toccante umanità, dove il fattore umano ha vinto su tutto e dove, uomini semplici, hanno scritto una storia che merita di essere ricordata.
Perdersi nella lettura di queste lettere, variegate, emozionanti, è un'occasione meravigliosa per conoscere meglio ciò che fu.
Tra tanti scritti di orrore della quotidianità in trincea, si trovano attimi di pace e felicità, di unione e spensieratezza, nel posto che meno si adatta ad una cosa di questo genere.
Lettere simili in tanti dettagli, unite dallo stupore e dalla gioia di un avvenimento così unico e improbabile.
Lettere che vanno assaporate nel messaggio e apprezzate per la bellezza di scrittura e armonia.
Questo libro è un dono, fatto alla storia e alle persone.
Un messaggio di pace, un messaggio di amore, un messaggio di impossibile reso possibile, un messaggio profondo e puro come la notte di Natale.

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«Mentre osservavo il campo ancora sognante, i miei occhi hanno colto un bagliore nell’oscurità. A quell’ora della notte una luce nella trincea nemica è una cosa così rara che ho passato la voce. Non avevo ancora finito che lungo tutta la linea tedesca è sbocciata una luce dopo l’altra. Subito dopo, vicino alle nostre buche, così vicino da farmi stringere forte il fucile, ho sentito una voce. Non si poteva confondere quell’accento, con il suo timbro roco. Ho teso le orecchie, rimanendo in ascolto, ed ecco arrivare lungo tutta la nostra linea un saluto mai sentito in questa guerra: Soldato inglese, soldato inglese, buon Natale! Buon Natale!
Frederick W. Healt