martedì 11 ottobre 2016

Recensione de "Il Piccolo Principe"


Il Piccolo Principe
Antoine de Saint-Exupéry



Formato: Illustrato
Editore: Universale economica Feltrinelli             
Pagine: 139

Giudizio sintetico




Nel bel mezzo del deserto un aviatore, costretto da un guasto ad un atterraggio d’emergenza, incontra un piccolo ometto biondo vestito da principe arrivato sulla terra dallo spazio dopo aver abbandonato il suo piccolo pianeta, dove viveva solo con una rosa, perché triste e saturo di solitudine.
Dopo aver affrontato e incontrato diversi personaggi, il piccolo principe giunge sulla terra dove trova nell’aviatore un sincero amico e con il quale imparerà a trovare la strada giusta da percorrere.

Recensione:
Nella maggior parte di grandi magazzini, biblioteche o librerie, “il piccolo principe” è collocato nel reparto “ragazzi”.
Eppure, quello che più mi ha colpita leggendo questo romanzo a 28 anni, investendo solo un pomeriggio piovoso, è l’uso armonioso di metafore per affrontare temi filosofici e sul senso più profondo di amicizia, amore e vita in modo semplice e leggero, da un lato senza chiudere la porta a quei bambini incuriositi dal romanzo e che possono comunque apprezzare la genuinità di immagini e contenuti, dall’altro permettendo ai più grandi di cogliere il messaggio sul valore della semplicità e dei sentimenti guardando le cose con gli occhi dei più piccoli.
Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale e’ invisibile agli occhi”
Abbandonare il proprio piccolo pianeta per perdersi in una ricerca per nulla banale ma anzi utile per compiere quei piccoli passi per migliorarsi e apprezzare la semplicità e il bello di ciò che abbiamo.

A LEONE WERTH

Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a u a persona grande. 
Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa.
Questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata.

E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano).

Perciò correggo la mia dedica:
A LEONE WERTH
Quando era un bambino




Durante il viaggio dall’asteroide 325 alla 330, il piccolo Principe incontra personaggi dalle caratteristiche a dir poco particolari che incarnano aspetti distintivi della natura dell’uomo, il re triste, l’uomo d’affari, il geologo (che consiglierà la Terra come tappa del viaggio) e molti altri, che con atteggiamenti diversi ma molto riconoscibili, rappresentano stereotipi della società moderna, rimanendo attuali a 73 anni di distanza.
Fino all’incontro con l’aviatore nel deserto, che si dimostra il compagno perfetto sia per la capacità di “vedere oltre” al cappello, sia per l’autenticità di un’amicizia improbabile.
Ognuno di noi, in fondo, aspira a trovare un “aviatore” per se stessi con cui condividere tutto e lasciarsi “addomesticare”.
Ed è proprio per questo motivo che ho associato molto di me stessa a questo romanzo.
In ogni personaggio ho riconosciuto persone che rappresentano punti fermi, passati o presenti della mia vita in particolare proprio l’aviatore e poi la volpe e la rosa.
Oltre al linguaggio fluido, l’autore dà un tocco originale e maestoso al libro unendo alle metafore e alla storia illustrazioni semplici ma piene di significato che danno un tocco di colore ma che sono singolarmente piccole opere d’arte.




Avrete sentito dire che “Il piccolo Principe” è un magico trattato di psicologia umana, che potrete risolvere ogni vostro problema leggendolo.
Non so se sia vero, ma non ho avuto questa percezione, anzi, è come se avessi trovato un vecchio disegno della “me bambina” e avessi capito solo ora come riempire gli spazi bianchi e quali colori scegliere.
Nulla di psicologico, solo un grande invito ad apprezzare la semplicità nella frenesia del presente, dove l’egoismo copre spesso i sentimenti più puri.
Questo romanzo è un capolavoro senza tempo dove poter ritrovare o scoprire la bellezza della semplicità e capire chi e cosa, nelle nostre giornate piene e frenetiche, rende il disegno della vita un enorme foglio di felicità da colorare insieme.

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Antoine de Saint-Exupéry
Scrittore francese. Di famiglia aristocratica, cattolica e tradizionalista, ebbe un’infanzia turbata dalla morte del padre e oppressa dalla monotonia della vita di collegio. Pilota militare nel 1921, scoprì nel volo un’appassionante occasione di libertà, di autonoma ricerca di identità. Dal ’26, come pilota civile, si dedicò ad avventurosi voli intercontinentali, legando alle proprie esperienze dirette una pratica letteraria destinata a diventare sempre più importante nella definizione del proprio rapporto con il mondo. 
Esordì con una novella, L’aviatore (L’aviateur, 1926), ma si affermò come romanziere con Corriere del Sud (Courrier Sud, 1928), entusiastico appello al superamento del quotidiano attraverso una costante tensione morale ed emozionale. Gli interessi di S.-E. per un’etica dell’azione si precisarono nel successivo romanzo Volo di notte (Vol de nuit, 1931), pubblicato con una prefazione di André Gide e diventato anche il nome di uno dei più famosi profumi della storia, ideato da Guerlain. 
Nel 1935, durante uno sfortunato raid New York-Terra del Fuoco, riportò ferite gravissime; dalla lunga convalescenza nacque il romanzo Terra degli uomini (Terre des hommes, 1939), amara riflessione sulla civiltà occidentale contemporanea, alla luce di un certo misticismo: alla civiltà industriale, ai suoi sistemi politici e ideologici, venivano contrapposti i valori «eterni» del sacrificio, dell’amicizia e dell’onore. Non a casa questo titolo ha ispirato il nome di una delle organizzazioni internazionali difesa dei diritti dell'infanzia in difficoltà senza discriminazioni di ordine politico, razziale o religioso. 
Scoppiata la guerra, S.-E. si arruolò nei reparti di ricognizione; ma, dopo l’armistizio, riparò negli Stati Uniti e alla tragica esperienza della disfatta francese dedicò il romanzo Pilota di guerra (Pilote de guerre, 1942), in cui emergono motivi di religiosità cattolica.
Fonte Ibs.it
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“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo.
Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.”
Il Piccolo Principe