lunedì 6 marzo 2017

Recensione: "La figlia femmina" di Anna Giurickovic Dato


Buongiorno!!!
Lunedì soleggiato e nuova recensione!
E' stata una settimana impegnativa ma sono riuscita a divorare anche questo nuovo libro di Fazi Editore, una casa editrice che sto scoprendo e che sorprende positivamente ad ogni libro!!
Senza svelare nulla direi di iniziare con la recensione....



La figlia femmina
Anna Giurickovic Dato



Formato: Brossura
Editore: Fazi           
Pagine: 183


Giudizio sintetico



Sensuale come una versione moderna di Lolita, ambiguo come un romanzo di Moravia, La figlia femmina è il duro e sorprendente esordio di Anna Giurickovic Dato.
Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia?
La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.

Recensione:
La storia è un fondersi di passato e presente diviso nettamente dallo scandire del tempo.
Il presente si svolge, e viene narrato, nella dimensione domestica di una cena, il passato in ricordi lontani di anni vissuti in Marocco.
In questo unirsi di presente e passato si svolgono le dinamiche di una storia caratterizzata da dolore e incertezze.

Maria è la protagonista di questo romanzo, al presente è una ragazza di tredici anni, schiva, arrabbiata e a tratti prepotente.
Non frequenta la scuola e passa le sue giornate tra le mura di casa, spingendosi sporadicamente fuori per una passeggiata.
Maria è figlia di Silvia, una donna insicura ma piena d'amore nei confronti di quella figlia che vede ogni giorno svegliarsi vittima dell'umore cattivo e di una rabbia intrattabile.
Maria e Silvia vivono a Roma da sette anni, dopo aver vissuto per molto tempo a Rabat, un luogo dove il profumo di ricordi piacevoli e di dettagli quotidiani di felicità hanno impattato con traumatiche scoperte, condizionando per sempre la vita di questa famiglia.

Proprio a Rabat, nel primo capitolo del libro, viene raccontata, senza giri di parole, la violenza che Maria è costretta a subire dal padre Giorgio, un diplomatico italiano, che in modo nascosto e libero da sospetti, abusa della figlia segnando per sempre la vita della piccola.

Molti anni dopo, a Roma, Silvia sta cercando di ricostruire gli strappi con la figlia dopo il trasferimento da Rabat, cercando di dimenticare il passato e di rigenerare un rapporto non di facile gestione.
Silvia ha un nuovo compagno, Antonio, che viene invitato ad una cena a casa, per poter essere presentato a Maria.
Parlando in prima persona, Silvia racconta lo svolgersi di questa cena, intrecciando presente a passato in un'amara melodia emozionale da cui non riesce ad uscire.

Durante la cena, con fare provocatorio e ammiccante, Maria inspiegabilmente sembra voler sedurre e giocare con Antonio, tentarlo con atteggiamenti spinti, velati sotto l'innocenza tipica dell'età.
Maria esagera, provoca, si atteggia a donna matura, carica d'esperienza e, complice l'incapacità della madre di intervenire, porta Antonio ad avere atteggiamenti discutibili.
La massaggia, ballano insieme, la ritrae seminuda... .

Mentre Maria mette in atto questo inspiegabile gioco, la madre sembra impotente, non interviene con determinazione ma anzi, in una sorta di trance, rivive il passato e l'evolversi della storia a Rabat, delle violenze subite da sua figlia, dell'amore cieco per il marito e della scoperta della crudeltà di quest'ultimo.
Tra passato e presente, piccoli pezzi di puzzle prendono posto, lasciando libere tessere che il lettore prova a coprire con libera interpretazione.

Anna Giurickovic Dato esordisce con questo romanzo centrando il bersaglio scoccando molteplici frecce.
La lettura è coinvolgente, fresca, storia e paesaggio si mescolano perfettamente in dettagli del luogo, scandendo la narrazione e tracciando sottili linee di divisione tra passato e presente.
I personaggi sono descritti in modo semplice e completo, lasciando aperta una libera interpretazione su alcuni aspetti e dettagli che non vengono chiariti, forse per lasciare al lettore le porte aperte alle riflessioni.
Il padre mostro, capace di unire la perfezione di giorno all'orrore la notte, padre all'apparenza esemplare e carico d'amore per la famiglia che si rivela un malato che necessita di cure.
Silvia, madre amorevole, resa inoffensiva da un'amore cieco che condiziona il pregiudizio, incapace di vedere o incapace di ammettere la verità?
Nel passato o nel presente, incapace di intervenire, di dire "basta", di frenare atteggiamenti discutibili.
Per tutto il romanzo, nella narrazione del presente, ci si chiede "Ma perchè non fa niente??"
Maria, una Lolita provocatrice e sfacciata, capace in presenza della madre, di atteggiamenti volgari e spinti, senza vergogna, e ci si chiede "Perchè fa tutto questo"?

La bellezza di questo libro, oltre alla velocità di lettura, alla scrittura leggera in un contesto così difficile da affrontare, sta anche in due fattori che mi hanno colpita:
- Gli argomenti trattati, il difficile rapporto tra madre e figlia, vittime dello stesso carnefice che continua ad influenzare le vite e che sembra metterle l'una contro l'altra in un gioco che non giova alla stabilità e alla felicità della famiglia.
- La nascita di riflessioni interiori che, finito il libro, continuano a ronzare nella testa come piccoli pois in una tela già ricca di dettagli.
Perchè Maria si è comportata così, perchè la madre non è intervenuta, Silvia vedeva ciò che voleva vedere?, Maria era vittima dell'alcol o era sobria e ferma nei suoi atteggiamenti?
Un esordio coraggioso ma riuscitissimo, un successo meritato e tanta curiosità sulle future opere che Anna Giurickovic Dato ci regalerà.
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Anna Giurickovic Dato


È nata a Catania nel 1989 e vive a Roma. Nel 2012 un suo racconto si è aggiudicato il primo posto al concorso Io, Massenzio in seno al Festival Internazionale delle Letterature di Roma. Nel 2013 è stata finalista al Premio Chiara Giovani. La figlia femmina è il suo primo romanzo.
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<< DIO ALMENO MI CREDE>>.
<< TUTTI TI CREDIAMO>>.
<< TU NON MI CREDERESTI MAI>>.
<< A COSA NON DOVREI CREDERE, MARIA?>>.
<< CHE IO SONO UN DIAVOLO>>.
<< TU SEI UN ANGIOLETTO, SEI UNA BIMBA>>.
<< NON È VERO. IO IL DIAVOLO CE L’HO QUA.
MA NON SO CHI CE L’HA MESSO, CI SONO NATA COSÌ>>.